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Sicilia secondo me

Fabrizio Di Benedetto, chi è il chirurgo che commosse il Papa: «Mai fermarsi se hai un obiettivo»

Specialista nell'interventistica robotica invita i tanti giovani a non fuggire: «Possibile crescere restando»

09 Marzo 2026, 10:26

10:30

Fabrizio Di Benedetto, chi è il chirurgo che commosse il Papa: «Mai fermarsi se hai un obiettivo»

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La vita di un chirurgo come Fabrizio Di Benedetto è un mix di adrenalina estrema, disciplina quasi monastica e responsabilità costante. E tale condizione, per il professore, non è più un lavoro, ma una condizione esistenziale.

Per tale ragione rivolgersi a un’eccellenza come il direttore, siciliano di nascita, protagonista della chirurgia robotica a livello mondiale, permette di esplorare il legame tra l’innovazione tecnologica e la sanità del Sud.

Di Benedetto, infatti, è stato il primo chirurgo in Europa e il secondo in Occidente, ad avere eseguito un trapianto di fegato da donatore vivente completamente robotico e, tale primato, lo rende testimone perfetto e autorevole per esplorare quali condizioni dovrebbero crearsi nella nostra Isola, affinché un giovane chirurgo possa ambire a primati mondiali senza dover necessariamente lasciare la Sicilia.

Professore, per l’intervento di prelievo e trapianto robotico di rene da donatore vivente tra due sacerdoti ha anche ricevuto una bellissima lettera da Papa Francesco. Cosa le ha scritto?

«Mi ha scritto il Cardinale Pietro Parolin, per conto di Papa Francesco. Ha espresso “personale e sentita riconoscenza e gratitudine da parte del Santo Padre, per quanto compiuto con grande professionalità (…) con il vivo augurio che ciascun medico, confortato e accompagnato dalla testimonianza offerta possa prodigarsi affinché la cura della salute, il benessere individuale di ciascun paziente e la salvaguardia integrale della vita, siano poste al di sopra di ogni interesse economico”».

Professore, per l’intervento di prelievo e trapianto robotico di rene da donatore vivente tra due sacerdoti ha anche ricevuto una bellissima lettera da Papa Francesco. Cosa le ha scritto?

«Direi che oggi la scelta deve essere sempre più informata e basata sui dati, non su percezioni del passato. In Sicilia esistono professionisti e centri che hanno raggiunto standard qualitativi sovrapponibili a quelli del Nord per molte procedure chirurgiche complesse. Il “viaggio della speranza” nasce spesso da un deficit di fiducia e di comunicazione. È giusto che il paziente scelga dove si sente più sicuro, ma l’obiettivo non è trattenere i pazienti, ma offrire loro la possibilità di curarsi a casa propria con gli stessi standard di qualità. Sono certo che la Sicilia possa investire in strutture e tecnologie per garantire ai propri cittadini un elevato standard di cura».

Vede possibile, in un futuro prossimo, una collaborazione sistematica tra i centri d’eccellenza del Nord e quelli siciliani per gli interventi robotici?

«Non solo è possibile, ma è auspicabile. La medicina moderna è rete, non competizione territoriale. Collaborazioni strutturate con programmi di formazione congiunti, fellowship, interventi in co-team, teleproctoring e condivisione di protocolli possono accelerare la crescita dei centri siciliani e, allo stesso tempo, consolidare un rapporto con quelli del Nord. La chirurgia robotica, per sua natura digitale, si presta a questo modello: mentoring a distanza, audit condivisi, database comuni. Una rete nazionale dell’alta complessità sarebbe un salto di qualità per tutto il sistema sanitario. Questi sono temi molto attuali di cui abbiamo discusso anche nell’ambito delle prime due consesus conference sul ruolo della chirurgia robotica epatobiliare a Parigi, nel dicembre 2023, e sul ruolo dei trapianti d’organo eseguiti con tecnologia totalmente robotica a Riyad, nel 2024».

In che modo l’IA cambierà la pianificazione dei trapianti e quanto è vicina la Sicilia a questi standard globali?

«L’intelligenza artificiale avrà un impatto enorme su tre livelli: matching donatore-ricevente più efficace, con modelli predittivi che stimano il rischio di rigetto e la sopravvivenza a lungo termine. Ottimizzazione delle liste d’attesa, integrando parametri clinici, sociali e logistici. Pianificazione chirurgica personalizzata, con simulazioni pre-operatorie e analisi radiomiche avanzate. Questi sono tutti temi su cui il centro trapianti di Modena è attivo con protocolli di ricerca dedicati, incluso un finanziamento ministeriale per l’implementazione della navigazione intraoperatoria robotica con modelli di realtà aumentata che potrebbero permettere in futuro di sviluppare sistemi di chirurgia AI-assistita. La Sicilia partecipa già alle reti nazionali coordinate dal Centro Nazionale Trapianti, che operano secondo standard internazionali, pertanto, l’aderenza agli standard globali è già alla portata dei centri siciliani».

Qual è l’ostacolo maggiore per l’implementazione della robotica al Sud: il costo dei macchinari o la mancanza di centri di formazione?

«Il costo è un fattore importante, ma non è il principale. La vera criticità è creare volumi di attività adeguati e percorsi formativi strutturati. Un robot chirurgico senza un team medico-infermieristico addestrato e senza un numero sufficiente di casi rischia di diventare sottoutilizzato. Servono programmi certificati di training, inclusa la possibilità di sfruttare quelli già esistenti e certificati a livello europeo, centralizzazione delle alte complessità, investimenti non solo in tecnologia ma in capitale umano. La tecnologia si acquista, ma la cultura chirurgica si costruisce nel tempo».

Quali condizioni dovrebbero crearsi in Sicilia affinché un giovane chirurgo possa ambire a primati mondiali senza lasciare l’Isola?

«Serve difendere alcune condizioni chiave ovvero garantire una meritocrazia reale nell’accesso ai ruoli e nelle progressioni di carriera, sostenere lo sviluppo di infrastrutture tecnologiche avanzate e stabilmente finanziate, potenziare l’accesso alla ricerca clinica internazionale, favorire la mobilità bidirezionale ovvero poter andare a formarsi fuori e rientrare con un percorso valorizzato ed, infine, permettere ai giovani di contare su una stabilità contrattuale e progettuale, che permetta di pianificare a lungo termine. Un giovane talento non chiede privilegi, ma un ecosistema competitivo. Se questo ecosistema si consolida, non solo eviteremo la fuga di cervelli, ma si potrebbe attrarre verso le strutture siciliane professionisti da altre regioni e dall’estero».

Come si articola la quotidianità di un “top gun” dei trapianti?

«Le nostre giornate sono mosaici complessi. Non esiste una giornata “tipo”, ma c’è una disciplina costante che tiene insieme alta specializzazione, responsabilità clinica e vita personale. Un chirurgo dei trapianti vive in uno stato di allerta controllata. Il telefono può squillare in qualsiasi momento: un organo disponibile non aspetta. Questo significa festività interrotte, notti in sala operatoria, viaggi improvvisi. La nostra formazione è di tipo misto culturale e tecnica. La precisione non è solo manuale, ma anche cognitiva: anticipare le complicanze, interpretare le peculiarità del singolo caso, adattarsi in tempo reale, sono doti richieste a questi livelli di complessità. La freddezza non significa distacco emotivo, ma capacità di restare lucidi quando l’imprevisto accade. Il bilancio familiare è certamente la parte più delicata. Senza una famiglia consapevole e partecipe, questo lavoro diventa insostenibile. Serve la capacità di “staccare” quando si è a casa, anche se non sempre è facile».

Professore c'è un valore o un insegnamento ricevuto in Sicilia, magari dai suoi primi maestri o dalla sua famiglia, che porta con sé in sala operatoria a Modena come una sorta di amuleto etico?

«Sono cresciuto in Sicilia, in un ambiente familiare orientato al rigore e alla dedizione al lavoro, mio padre mi ha trasmesso la passione per la chirurgia e questo oggi rappresenta una parte fondamentale del mio percorso formativo. L’Emilia Romagna, terra di grande ingegno e cultura del lavoro, mi ha permesso di mettere in pratica questi insegnamenti familiari. Cito a tal proposito una frase di Enzo Ferrari: “Quando hai un’idea devi crederci fino in fondo. Nessuno ti regalerà nulla, nessuno ti dirà che hai ragione. Sarà il tuo lavoro e la tua determinazione a dimostrarlo”».