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Post ciclone

Porto e Torre Archirafi, “ferite” ancora aperte da sanare entro l’estate

Riposto: il Genio civile avvia le ispezioni subacquee al molo foraneo ma resta l’incertezza sul ripristino della ciclopista e delle aree ludiche

10 Marzo 2026, 07:00

Porto e Torre Archirafi, “ferite” ancora aperte da sanare entro l’estate

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A un mese e mezzo dal via ufficiale della stagione balneare, e a poco meno di tre mesi dal ciclone Harry, Riposto e il borgo marinaro di Torre Archirafi si presentano con le ferite aperte e un lungo elenco di interventi prioritari ancora in lista d'attesa. Il cuore dell'emergenza resta il molo foraneo, allo stato parzialmente agibile e con la passeggiata interdetta con ordinanza del Circomare. La mantellata paraonde è stata pesantemente danneggiata dalla forza delle onde che, come hanno rilevato i tecnici del Genio civile lo scorso mese, a margine di un sopralluogo congiunto con la Capitaneria di porto, ha sollevato enormi frangiflutti da 30 tonnellate.

Nel molo foraneo un tratto di banchina attende con urgenza i lavori di ripristino curati dal Genio civile. Il molo Costanzo - parte del quale gestito in concessione da una agenzia marittima nazionale - ancora oggi mostra i segni della distruzione: i pali della luce abbattuti, la pavimentazione della banchina squarciata, l'ombraia ridotta a un ammasso di lamiere. Ma il problema non è solo in superficie: lo specchio d'acqua del porto nasconde i resti delle infrastrutture spazzate via dalle onde. Verifiche subacquee sono state effettuate lo scorso venerdì - nell'ambito delle operazioni preliminari di messa in sicurezza del molo foraneo con fondi in somma urgenza - per accertare se la forza delle onde ha nel contempo "svuotato" i massi di fondazione o creato pericolosi sifonamenti sotto la banchina.

Dal Genio civile di Catania fanno sapere che prima di avviare i lavori di messa in sicurezza per rendere fruibile un tratto di banchina, occorre attendere l'esito delle indagini effettuate nel fondale. In una seconda fase è opportuno, poi, recuperare i detriti inabissati, tra cui spicca un'intera isola ecologica automatizzata, finita sul fondo durante il picco della tempesta.

Una nota di speranza arriva dal primo bacino. Dopo la consegna dei lavori e il temporaneo dissequestro dell'area, sono finalmente ai nastri di partenza le operazioni di bonifica. Un passaggio fondamentale per restituire decoro e funzionalità a una zona strategica del porto, anche se la tabella di marcia resta serratissima.

Se nel porto si intravede qualche movimento, il futuro del collegamento tra Riposto e Torre Archirafi appare decisamente più nebuloso. Il lungomare che da Riposto raggiunge il borgo marinaro, è oggi una ferita aperta: sprofondamenti stradali che minacciano la viabilità e muretti di protezione assenti per lunghi tratti, lasciando la passeggiata e la frequentata ciclopista, in parte cancellata dal mare, esposte e pericolanti. Anche le spiagge hanno cambiato i propri connotati. Necessario il livellamento dell’arenile e il ripristino dei varchi, in particolare nella suggestiva “spiaggetta dei pompieri” e nel tratto di spiaggia antistante il plesso Manzoni, all'ingresso di Torre. Interventi senza i quali la fruizione della costa diventa difficile, se non pericolosa.

Un’altra ferita aperta è poi l'area ludica all'ingresso di Torre, nei pressi del plesso Manzoni, purtroppo sventrata dalla forza delle onde del ciclone di gennaio. L'incertezza sui tempi di ripristino sta alimentando una forte preoccupazione nel comparto turistico-ricettivo. Gli operatori del borgo torrese temono che i ritardi possano compromettere l'attrattività della zona nella quale si concentrano diverse attività di ristorazione e di ricettività proprio nel momento cruciale delle prenotazioni primaverili ed estive. Senza un'accelerazione decisa degli interventi in "somma urgenza" e una pianificazione delle opere di ripristino, il rischio è che la stagione balneare 2026 inizi sotto il segno delle transenne piuttosto che sotto quello dell'accoglienza.