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Il caso

Inseguimenti e aggressioni, alla zona industriale di Catania è allarme randagismo: «Ma dare loro da mangiare è un errore»

Secondo i dati resi noti dal Comune e dall'Asp veterinaria del capoluogo etneo, i cani liberi nella zona sud sono circa una trentina, tutti identificati e microchippati

10 Marzo 2026, 07:30

Inseguimenti e aggressioni, alla zona industriale di Catania è allarme randagismo: «Ma dare loro da mangiare è un errore»

Una cuccia di fortuna per cani randagi alla zona industriale di Catania

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È allarme randagismo alla zona industriale. La legge, certo, tutela gli animali «ma - si chiedono titolari e dipendenti delle aziende - chi tutela le persone?». Le denunce di aggressioni tentate o riuscite, rincorse a moto e auto di giorno e di notte (e la scarsa illuminazione delle strade non aiuta) da parte di cani randagi in gruppo ha infatti portato Confindustria a sollecitare il Comune, e la risposta non si è fatta attendere.

Ieri mattina si è tenuto un incontro presieduto da Marco Causarano, delegato di Confindustria per l'area industriale; Lara Riguccio, direttrice dell’Ecologia del Comune; Michelangelo Privitera, direttore dell’Asp Veterinaria; e Carmela Falsaperla, della sezione ambientale della polizia locale.

Il censimento reso noto ieri fissa a 30 il numero di cani randagi presenti nel sito produttivo, tutti identificati, microchippati e seguiti da tutor anche a livello sanitario. Numero che non ha convinto Giuseppe Ignizio, direttore dello stabilimento Parmalat in contrada Torrazze: «La situazione sul campo è diversa. – ha detto – Esistono diversi branchi, la situazione è pericolosa e riceviamo ogni settimana segnalazioni da parte di dipendenti che vengono inseguiti. È difficile immaginare che la situazione sia gestita da tutor, non so quanto il vostro censimento sia recente perché sembrano molti di più. Vorremmo una gestione più strutturata, controlli, sorveglianza e un monitoraggio costante

«Molti cani si rifugiano in capannoni abbandonati – ha evidenziato Fabio Impellizzeri, Ceo di Inalme – abbiamo scritto diverse settimane fa alla polizia locale, senza risposta. Noi aziende a chi dobbiamo rivolgerci?»

È stato poi Causarano a denunciare la presenza di «cucce improvvisate, non sappiamo allestite da chi, in aree anche degradate da rifiuti, pur denunciati, ma nel frattempo dati a fuoco e che sono ancora lì. Le richieste sono pratiche: avere i riferimenti a cui rivolgerci in caso di segnalazioni di pericolo per l'uomo ma anche per gli stessi cani, la verifica del censimento e il suo aggiornamento, un contatto e la collaborazione con i tutor».

«Interverremo verificando e rimuovendo le situazioni di pericolo – ha assicurato Riguccio, accordando le richieste – laddove la presenza dei cani si può gestire chiederemo il vostro supporto avviando una collaborazione fattiva».

«I cani “nuovi” provengono spesso dalla provincia di Siracusa o da allevamenti vicini, attratti anche dalle microdiscariche presenti, che vanno rimosse. Poi c'è chi alimenta i cani, in buona fede, ma crea una situazione di gestione scorretta. Di norma noi preleviamo i cani e in una decina di giorni li controlliamo, sterilizziamo e microchippiamo. I cani adulti, se non morsicatori, li reimmettiamo nel territorio, anche se in questo momento abbiamo diffide in corso da parte di associazioni animaliste in particolare per due cani ancora non reimmessi».

Diffide confermate da undici associazioni animaliste nella nota inviata ieri subito dopo l'incontro, per chiedere le ragioni della loro esclusione dallo stesso. Si tratta di Teg4Friends, L'Altra Zampa, Le Aristogatte, Lida Catania, Animalisti siciliani e ambiente, Upa, L'animale libero, Amici degli animali Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo, Pantelleriabau e Oipa sezione di Alcamo che, rappresentate dai legali Giuseppina Floriana Pisani, Gaetana Cipolla e Margherita Mannino sottolineano come «per affrontare in maniera efficace il fenomeno del randagismo sia essenziale l'apporto delle associazioni e dei volontari», chiedendo «l'istituzione di una cabina di regia permanente che coinvolga enti pubblici, servizi veterinari, volontari accreditati e associazioni animaliste con l'obiettivo di costruire un percorso condiviso».