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21 marzo 2026 - Aggiornato alle 15:34
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Città metropolitana

Ex Provincia di Palermo, la Corte dei conti: “tesoretto” e bilanci a posto ma crediti in affanno

La sezione di controllo promuove la gestione dell'ente con qualche bacchettata sul recupero somme e sui rimborsi delle addizionali

10 Marzo 2026, 09:33

09:40

Ex Provincia di Palermo, la Corte dei conti: “tesoretto” e bilanci a posto ma crediti in affanno

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I conti della Città metropolitana sono sostanzialmente in ordine, la Corte dei conti lo mette nero su bianco, passando al setaccio gli ultimi sei anni di bilanci. I soldi in cassa a fine anno sono cresciuti, passando dai quasi 150 milioni del 2018 ai poco meno di 280 milioni del 2024. E con la liquidità è cresciuto anche l’avanzo di amministrazione che nel 2024 è arrivato a 213 milioni e 848 mila euro (e con un picco nel 2023 di oltre 225 milioni), comunque più che raddoppiato rispetto al 2018 quando era di 102 milioni e 813 mila.

Incrementi figli di diversi fattori, fra cui la capacità dell’ente di migliorare nelle riscossioni. Performance ottime nell’incassare le entrate tributarie, fra il 2022 e il 2024 ha portato a casa il 99,34 per cento delle somme accertate. Un po’ meno nel recuperare i crediti accertati e iscritti in bilancio come residui attivi: in questo caso la riscossione si ferma al 63 per cento. Diversa è la capacità dell’ente di incassare entrate extratributarie: su quelle di competenza la Città metropolitana riesce ad arrivare al 65,9 per cento, su quelle pregresse si ferma al 3,06 per cento, segnalando una sostanziale inefficienza nel recupero di tali crediti, scrivono i giudici contabili. Crescono gli accertamenti di entrate tributarie (che passano da 65 milioni e 840 mila euro a 76 milioni e 594 mila euro) ma calano quelli di proventi extratributari che da 10 milioni e 978 mila crollano a 3 milioni e 848 mila. Sui residui attivi di incerta esazione pesano quelli derivanti da sentenze della stessa Corte dei conti, oltre 35 milioni. Dalla sezione di controllo emergono altre annotazioni. Oltre alla scarsa capacità di riscossione delle entrate extratributarie, un paio di appunti i magistrati contabili li fanno come la tardiva approvazione dei rendiconti 2022, 2023 e 2024 e il metodo utilizzato per contabilizzare la svalutazione dei crediti (distinti in due fondi che la Corte dei conti non approva).

I magistrati contabili si sono poi soffermati sulle partecipate: l’ente ha iscritto in bilancio un fondo perdite che la Corte non condivide perché i soci pubblici non possono, per legge, ripianare le perdite delle società. Perdite che comunque sono contenute: nel 2024 solo Palermo Energia ha registrato un deficit di 473.293 euro e la Fondazione Sant’Elia appena mille euro e spicci. Nei tre anni precedenti Ecologia e Ambiente (società in liquidazione che ha cessato l’attività nel 2019) ha registrato perdite, la più alta quasi 454 mila euro nel 2022. Di contro ci sono gli utili, ad esempio di Gesap passati da 7 milioni e 606 mila nel 2021 a 13 milioni e 650 mila nel 2024.

Buone pratiche sui lavori: oltre un milione e 400 mila euro sono stati “risparmiati” da opere al liceo Vittorio Emanuele II e sulle strade provinciali, fondi che saranno reinvestiti. Emerge poi il rischio che l’ente possa dover rimborsare l’addizionale provinciale sull’energia elettrica che due sentenze della Cassazione hanno dichiarato in contrasto con le norme Ue: la Città metropolitana ha accantonato oltre 6 milioni di euro sebbene a oggi non sia stata avanzata alcuna richiesta.