10 marzo 2026 - Aggiornato alle 13:23
×

Inchiesta

Dalla posidonia bloccata a Selinunte alle mazzette: l'appalto che rivela la mafia di Castelvetrano

C'è anche questo capitolo nel provvedimento che ha travolto l'ex deputato Salvatore Iacolino e il manager dell’assessorato regionale alle Infrastrutture ed ex dirigente del Genio Civile di Trapani, Giancarlo Teresi

10 Marzo 2026, 11:37

11:40

da sinistra Giancarlo Teresi, a destra il porto di Selinunte

da sinistra Giancarlo Teresi, a destra il porto di Selinunte

Seguici su

Switch to english version

A tanti la circostanza era sfuggita, ma non agli agenti della Squadra Mobile di Trapani che non hanno mai spento i riflettori su Castelvetrano, dove, dopo la cattura del latitante Matteo Messina Denaro, nel gennaio 2023, e la sua morte nel successivo mese di settembre, per qualcuno le vicende mafiose erano finite in archivio. Invece il clan non avrebbe smesso di essere operativo.

Il caso della posidonia che puntualmente si accumula e blocca il porticciolo di Selinunte sarebbe divenuto uno di quei business tra mafia, imprenditori e dirigenti pubblici. C'è anche questo capitolo nel provvedimento che travolge il potente manager della sanità siciliana, ed ex deputato Salvatore Iacolino, ma anche il potente manager dell’assessorato regionale alle Infrastrutture ed ex dirigente del Genio Civile di Trapani, Giancarlo Teresi. Arrestato per una mazzetta da 20 mila euro.

Teresi è sotto processo a Marsala per un’altra vicenda di corruzione, ma questo non gli ha impedito di far carriera ed insediarsi in uno degli uffici più importanti dell’assessorato alle Infrastrutture, quello che si occupa di edilizia popolare.

L’indagine coordinata dal procuratore De Lucia e dal pm Gianluca De Leo, sviluppata dalla Squadra Mobile di Trapani tocca l’appalto per lo smaltimento della posidonia a Selinunte. Dentro al cantiere i poliziotti già dal novembre 2024 hanno notato due mafiosi conclamati, Carmelo Vetro, agrigentino, boss di Favara e Giovanni Filardo, da qualche tempo tornato libero, cugino di Matteo Messina Denaro, travolto da inchieste su Cosa nostra, infiltrazione nelle imprese e intestazioni fittizie e sostentamento economico per la latitanza del capo mafia. Il suo nome è venuto fuori anche dai racconti di un altro cugino del boss castelvetranese, Lorenzo Cimarosa.

Filardo nel 2010 venne indagato nell’indagine di Polizia “Golem”. Vetro e Filardo erano spesso, quotidianamente all’interno del Polo tecnologico di Castelvetrano, dove venivano smaltiti ingenti quantitativi di posidonia. Era Filardo a portare in discarica le alghe raccolte nel porticciolo di Selinunte, lavorava senza che il suo nome figurasse tra le imprese coinvolte, usava un escavatore di proprietà del fratello, Matteo Filardo, rimasti in attività a dispetto di una interdittiva. Eppure riusciva a intascare i soldi ottenuti grazie ad una variante all’appalto.

Titolare dell’appalto Giovanni Aveni (An.Sa ambiente srl), lui avrebbe dato le chiavi dell’impianto ai due imprenditori. Presenze rimaste non notate dal Rup Francesco Mangiapane, e dal dirigente Giancarlo Teresi. Per loro le mazzette pagate da Aveni, ventimila euro a Teresi, diecimila a Mangiapane.