stop ai cantieri
Infiltrazioni criminali nel settore delle costruzioni: 11 aziende nel mirino della Prefettura
Cinque imprese hanno già ricevuto l'interdittiva, altre 6 i preavvisi di "informazione antimafia interdittiva"
Il settore delle costruzioni si rivela, anche in provincia di Agrigento, quello più a “rischio” infiltrazioni da parte della criminalità organizzata ma anche quello su cui è concentrata maggiormente l’attenzione degli organismi preposti.
Nei giorni scorsi il prefetto ha adottato 5 nuovi provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di altrettante imprese che sono state ritenute inquinate dalla criminalità organizzata.
A questi si aggiungono sei preavvisi di informazione antimafia interdittiva a carico di altrettante ditte coinvolte, attive anch’esse nei settori dei lavori pubblici. Si tratta, in questo caso, di atti amministrativi emessi dal prefetto che avvisano un'impresa dell'avvio di un procedimento interdittivo, garantendo il contraddittorio prima dell'adozione definitiva.
Sono, ovviamente, basati su indizi di infiltrazione mafiosa, e mirano a prevenire condizionamenti criminali nell'economia lecita, consentendo all'impresa di presentare deduzioni difensive. Una misura adottata negli ultimi anni e che ha per molti versi corretto la “stortura” imposta dalle interdittive atipiche, che invece potevano essere adottati in modo autonomo da Prefettura con il supporto delle Forze dell’Ordine e del Gruppo interforze antimafia anche solo con semplici “sospetti”. Atti che però poi non reggevano al vaglio della giustizia amministrativa.
Le attuali interdittive, condivise in sede di riunione di coordinamento delle Forze di Polizia con la partecipazione del procuratore della Repubblica di Agrigento, hanno riguardato società coinvolte in operazioni di Polizia giudiziaria condotte dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri su delega della Procura e della Dda.
Un tema connesso a questo è, ad esempio, l’iscrizione delle imprese nella cosiddetta “White list”, certificazione essenziale per lavorare con la Pa. Ad oggi sono alcune centinaia le richiedenti, in alcuni casi in attesa anche da alcuni anni.