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Polemiche

Nordio dopo le dichiarazioni di Bartolozzi sulla magistratura: «Ha chiarito tutto». L'esecutivo borbotta: «Deve tenere a freno la lingua»

"Il dissenso è il sale della democrazia e quindi io auspico che, tra l'altro, i toni vengano tenuti sempre bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica"

10 Marzo 2026, 12:24

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Nordio dopo le dichiarazioni di Bartolozzi sulla magistratura: «Ha chiarito tutto, ed ecco cosa deve fare»

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«No, non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un incontro per il sì al referendum sulla giustizia, a Torino, rispondendo ai giornalisti su quanto affermato dalla sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi.

Alla magistratura, alla quale io mi sento ancora di appartenere, perché una volta magistrato si è sempre magistrato, va tutta ovviamente la mia solidarietà, anche se militiamo in questo momento in posizioni diverse per quanto riguarda il referendum, non con tutti i magistrati, ma con una parte di loro», continua Nordio. «Comunque - ha aggiunto il ministro - il dissenso è il sale della democrazia e quindi io auspico che, tra l'altro, i toni vengano tenuti sempre bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica. «Io sono entrato in magistratura nel '75 - ha proseguito Nordio - e la prima indagine che ho fatto è stata sulle Brigate Rosse. Ero il primo in vista nella nei covi quando trovavano i nominativi dei magistrati da ammazzare, perché seguivo la colonna veneta, che ha avuto parecchie vittime. Ho tenuto la toga per oltre quarant'anni, figurarsi se un magistrato che si sente ancora magistrato vuole umiliare la magistratura. Ecco - ha sottolineato il ministro - questa è la considerazione che è stata fatta negli ultimi mesi che mi ha ferito di più: è una riforma che anzi libererà la magistratura da quella che è l'ipoteca delle correnti e da quella degenerazione che tra l'altro è stata».

«Se io come il mio capo di gabinetto qualche volta eccediamo nei toni c'è l’attenuante della provocazione grave», continua il ministro.

«L'altro giorno, dopo l’uscita saggia del presidente Mattarella, che ci ha esortato a tenere in toni bassi, cosa che noi cerchiamo di fare - ha proseguito il ministro -, la risposta è stata che ieri ci hanno dato addirittura dei banditi. Hanno detto che siamo mafiosi, camorristi, che travolgiamo la Costituzione, adesso ci danno dei banditi. Penso che bisogna avere i nervi non saldi, ma quasi ferrei, per poter sopportare questa valanga di insolenze senza reagire».

Da parte di Giusi Bartolozzi, al momento, non sono in arrivo scuse pubbliche, e «verrà gestito internamente» il suo caso nato dopo le parole con cui il capo di gabinetto del ministro della Giustizia ha definito la magistratura «plotoni di esecuzione». È quanto si apprende da più fonti di governo.

Un’uscita che non è piaciuta per niente alla premier Giorgia Meloni, fortemente contrariata. Bartolozzi " deve tenere a freno la lingua ", una delle considerazioni che si fanno all’interno dell’esecutivo in queste ore, mentre la polemica continua a essere al centro del dibattito in vista del referendum sulla giustizia.