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Il campo progressista: «Inchiesta Iacolino, governo al capolinea, vada a casa»

Le opposizioni: «Continua l'inquietante connubio tra mafia, politica e sanità siciliana, mentre i cittadini attendono mesi per un referto»

10 Marzo 2026, 14:34

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L'inchiesta della Procura di Palermo che ha coinvolto  Salvatore Iacolino, nominato direttore generale del Policlinico di Messina solo pochi giorni fa,  sta provocando un polverone politico, con numerosi esponenti dell'opposizione che chiedono le dimisisoni del governo regionale «La notizia dell’indagine che coinvolge Salvatore Iacolino e che ha portato finanche all’arresto di un dirigente regionale, il tutto con l’ombra della mafia, apre scenari inquietanti. Per queste ragioni i partiti e i movimenti del campo progressista compatti terranno domani, alle 9.45 nella sala stampa dell’Assemblea regionale siciliana una conferenza congiunta per chiedere che questo governo indecente vada a casa». Lo dichiarano in una nota Pd, M5s, Controcorrente, Avs, Italia viva, Progetto civico Italia, spazio Civico, Psi, +Europa e Più Uno.

«Quello che sta emergendo dalla stampa è agghiacciante. Iacolino il super-manger voluto da Schifani indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Mentre Bernardette Grasso, in quota Forza Italia, avrebbe, secondo quanto dicono gli inquirenti, avuto rapporti con un boss. Sono senza parole e Schifani non può ancora una volta stare in silenzio». Lo dice il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera.

«Questo governo - aggiunge - non ha più una maggioranza degna di stare in quel palazzo. Gran parte di loro è indagata e inquisita, per ultimo ancora Mancuso sempre in quota Forza Italia che prendeva mazzette. Questa storia deve finire, Schifani si sta dimostrando il peggior governatore di sempre, trasformando la nostra Sicilia in una barzelletta. Mi auguro - conclude La Vardera - che dopo quest’altra notizia, che ha fatto a pezzi la morale e la decenza, oltre a revocare Iacolino e far dimettere la Grasso, si dimetta anche lui, così da restituire alla nostra Isola la libertà che merita».

«E' l’ennesima indagine sulla corruzione che travolge la regione siciliana. E che riguarda stavolta uno dei massimi vertici della sanità che addirittura, secondo l’inchiesta della procura di Palermo, sarebbe stato in contatto anche con un boss mafioso. E’ questo, senza ombra di dubbio, il governo peggiore della storia della nostra regione, che schiaccia l’occhio ai sistemi di potere che riescono ad infiltrarsi drenando fondi e risorse dal servizio sanitario regionale, svilito e depotenziato. Nelle stanze del potere si fanno affari mentre i pazienti siciliani sono costretti ad attendere 8 mesi per un referto istologico, arrivato oltre il tempo massimo, mentre in tanti ricorrono alle cure fuori dalla regione. Per fortuna ancora una volta la magistratura, libera e indipendente, al quale rivolgo un plauso e forte vicinanza, è riuscita a sventare l’ennesimo episodio di corruzione, senza guardare in faccia nessuno. Proprio ciò che il centrodestra vorrebbe impedire punendo i magistrati che non si allineano ai voleri del governo». Lo dice il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato Anthony Barbagallo.

«L'ultima inchiesta della Procura di Palermo conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che la mafia, anche attraverso la corruzione di funzionari pubblici infedeli, riesce a infiltrarsi nella macchina amministrativa regionale per mettere le mani su settori strategici come sanità e rifiuti. Mi chiedo come il presidente Schifani possa giustificare che un dirigente arrestato e sotto processo per corruzione sia rimasto al suo posto, anzi sia stato sollecitato a restare in servizio oltre l’età pensionabile, come fosse una risorsa irrinunciabile» dice il portavoce regionale di Europa Verde Sicilia Fabio Giambrone dopo l’inchiesta della Procura di Palermo su un giro di mazzette che il dirigente regionale Giancarlo Teresi avrebbe intascato da un imprenditore mafioso. "Mi domando anche con quali criteri, se non quelli dei legami politici e amicali, vengano individuati i manager della sanità regionale», commenta Giambrone in riferimento al coinvolgimento nell’indagine anche di  Iacolino.

«Un’indagine che pesa come un macigno sul governo Schifani. Ancora una volta emerge uno spaccato inquietante, con la sanità piegata ad uso e consumo degli interessi del devastante connubio tra criminalità e politica. Il tutto mentre ai siciliani viene quotidianamente negato il diritto alla salute. Di fronte a questa ennesima, pesantissima indagine, il presidente Schifani ha il dovere di fermarsi: le inchieste che stanno schiacciando il suo governo dovrebbero fargli capire che è arrivato al capolinea», commenta  Michele Catanzaro capogruppo del Pd all’Ars.

«Accuse gravissime, aver messo a disposizione di un boss amico una vera e propria rete di contatti e relazioni alla Regione - aggiunge - Le indagini faranno il loro corso e il nostro garantismo permane. Ma ancora una sembra venire alla luce uno spaccato di contiguità tra la politica regionale e gli interessi criminali che preoccupa e purtroppo avvelena la nostra terra», aggiunge Fabio Micari, componente del direttivo di Iv Sicilia.

Al coro si aggiunge Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia: «Il manager Iacolino, sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, è uno dei protagonisti dello sfascio della sanità siciliana e delle commistioni con la politica. Come Cgil la nostra posizione e le nostre denunce sulla sua inadeguatezza sono sempre state chiare e puntuali ma dal governo regionale non abbiamo mai avuto risposte. Ora che emergono ipotesi di reato di estrema gravità è proprio il caso che il presidente della Regione lo sospenda da tutti gli incarichi».
«In generale - aggiunge Mannino - il quadro che emerge, di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione e intrecci con burocrati a loro volta legati alla politica è inquietante. Ma su questo gli allarmi non sono mai cessati, senza che dalla politica fossero mai venuti provvedimenti per far da barriera a corruzione e infiltrazioni che puntualmente vengono alla luce grazie alle indagini della magistratura, coinvolgendo figure di primo piano».