le indagini
Dal concorso esterno alla mafia alla corruzione: tutte le accuse della Procura di Palermo a Salvatore Iacolino
L'ipotesi di collusione con il boss di Favara Carmelo Vetro per pilotare accreditamenti sanitari, favorire imprenditori e scambiare favori con esponenti politici, con perquisizioni a uffici, abitazioni e dispositivi digitali
Nuova bufera sulla Sanità siciliana dopo l'ultima l'inchiesta Procura della Repubblica di Palermo che ha travolto Salvatore Iacolino, già europarlamentare di Forza Italia e, all’epoca dei fatti contestati, dirigente generale del Dipartimento di Pianificazione Strategica dell’Assessorato regionale alla Salute.
Nel decreto di perquisizione e sequestro a suo carico si ipotizzano, tra le altre cose, il concorso in associazione mafiosa e la corruzione, con l’aggravante di avere agevolato Cosa Nostra.
Secondo gli inquirenti, il fulcro dell’indagine riguarda il rapporto di “totale disponibilità” che Iacolino avrebbe intrattenuto con Carmelo Vetro, indicato come “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Favara. Nonostante Vetro fosse già stato condannato per associazione mafiosa ed sottoposto a misure di prevenzione patrimoniali, Salvatore Iacolino – sempre secondo la ricostruzione accusatoria – avrebbe messo a disposizione la propria influenza, una fitta rete di contatti politici e i poteri connessi alla funzione apicale nella sanità pubblica, con l’obiettivo di sostenere interessi economici riconducibili a Vetro (tra cui le prospettive della società ANSA Ambiente) e ad imprenditori a lui vicini, contribuendo così al mantenimento e al rafforzamento della consorteria. Addirittura in un caso avrebbe anche fatto da tramite per fare incontrare Vetro con Bernadette Grasso, deputata componente della commissione antimafia.
Il decreto di sequestro e perquisizione contesta a Iacolino reati contro la Pubblica Amministrazione, perché, secondo i pm, sfruttando la posizione ricoperta, avrebbe violato sistematicamente i principi di trasparenza, legalità, imparzialità e buon andamento, predisponendo atti ad hoc e veicolando informazioni riservate su procedure in corso.
Tra gli episodi citati figurano le pressioni sui vertici dell’Asp di Messina (e Iacolino è stato da pochi giorni designato al vertice del Policlinico di Messina), in particolare sul direttore generale Giuseppe Cuccì e sul direttore amministrativo Giancarlo Niutta, per favorire l’accreditamento regionale della Arcobaleno Impresa Sociale s.r.l., riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni, segnalato da Carmelo Vetro; in parallelo, sarebbe stata pilotata la revoca dell’accreditamento all’Anfild Onlus, il cui referente era entrato in rotta di collisione con il gruppo criminale-imprenditoriale favarese.
Inoltre, Iacolino, sempre secondo la Procura di Palermo, avrebbe anche omesso di segnalare i divieti antimafia previsti dal codice dei contratti pubblici, che avrebbero dovuto precludere a Vetro qualsiasi commessa, alla luce dei suoi gravissimi precedenti penali.
Nell’impianto accusatorio, Iacolino viene descritto come un “ponte” istituzionale in grado di attivare “canali riservati” tra Cosa Nostra e le istituzioni. Avrebbe infatti agevolato incontri tra Vetro e figure della politica e dell’amministrazione regionale, tra cui con Salvatore Cocina, il dirigente generale della Protezione civile, e appunto Bernardette Grasso, deputata regionale e, al contempo, vicepresidente della Commissione regionale antimafia.
Questo rapporto illecito, secondo la Procura, si fondava su uno scambio esplicito di favori: in cambio dell’asservimento agli interessi mafiosi, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per passate campagne elettorali e la possibilità di inserire propri “segnalati” in aziende vicine al boss. In un episodio documentato dagli atti, Iacolino avrebbe persino veicolato alla deputata Grasso un’offerta di assunzioni proposta dal mafioso, affinché indicasse nominativi da impiegare nel Messinese.
I pm palermitani hanno disposto perquisizioni capillari a carico di Iacolino, estese alla persona, ai veicoli e alle sue abitazioni di Palermo e Agrigento, nonché all’ufficio di Piazza Ottavio Ziino all’Assessorato regionale alla Salute. Sono stati acquisiti fascicoli amministrativi potenzialmente “pilotati” (in particolare relativi a Arcobaleno e Anfild), dispositivi informatici, chat criptate e somme di denaro contante considerate possibile provento di illeciti, ma anche atti, appunti e materiali riguardanti i rapporti tra Iacolino, Carmelo Vetro, documenti sulle procedure di assunzione di personale, ritenute dagli investigatori merce di scambio ed anche dispositivi e supporti informatici (smartphone, tablet, pen drive, hard disk, computer) potenzialmente contenenti file, chat, e-mail o documenti utili alle indagini; denaro contante di provenienza non giustificata e appunti o scritture riconducibili a una contabilità “extra”.