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Palermo

Reset, i laureati fanno i custodi e spunta lo spettro degli esuberi

Duello con la Cgil sugli amministrativi: "Non ci sono profili per la ricollocazione". L’opposizione presenta 11 interrogazioni

11 Marzo 2026, 06:30

Reset, i laureati fanno i custodi e spunta lo spettro degli esuberi

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Diplomati e laureati che lavorano da uscieri e custodi. Una decina tra pulizieri e operai, sempre teoricamente nei ranghi di accoglienza e custodia, invece, in ufficio. I laureati all’uscio, almeno tre, dei quali una già impiegata in contabilità negli anni passati. Non è il mondo alla rovescia, ma uno dei tanti paradossi della Reset che, nel caso in cui dovessero emergere pretese ulteriori di riconoscimento di mansioni coerenti con i profili superiori reclamati, paventa addirittura l’ombra dei licenziamenti. È la cresta di un fenomeno che affonda le radici negli accordi transattivi del 2015, quando la moribonda Gesip si reincarnò in Reset. Risultato, un duro carteggio tra Filcams Cgil e azienda, con la coda di undici interrogazioni firmate dal gruppo Oso (Giulia Argiroffi e Ugo Forello).

Entrambi gli snodi epistolari chiedono conto della posizione degli amministrativi utilizzati per mansioni di «accoglienza» e «custodia»; quello dei consiglieri in particolare, anche delle competenze dei dipendenti di rango inferiore che trovano posto, invece in ufficio. Sarebbero almeno dieci quelli assegnati tra polo tecnico, Suap, Centro storico, Coime e sede aziendale. Il dieci per cento, in pratica, in predicato di ingrossarsi, sugli oltre cento addetti ad accoglienza e custodia. L’undicesima interrogazione riguarda il possibile «conflitto di interessi tra il responsabile delle Risorse umane Vincenzo Mirabile e la segretaria del sindacato Snalv Daniela Mazzola: secondo informazioni acquisite - si legge - sussisterebbe un rapporto personale o familiare. Circostanza che, qualora confermata, potrebbe determinare una situazione di potenziale interferenza».

Decisa la risposta dell’azienda al sindacato: si arriva persino a paventare l’ombra degli esuberi e dei licenziamenti. Meglio non fare la ricognizione degli amministrativi, si legge tra le righe, perché il contratto non prevede quelle figure, che pure vengono pagate secondo i livelli retributivi corrispondenti. Il presidente Fabrizio Pandolfo scrive che «l’eventuale mancato raggiungimento di un’intesa con le organizzazioni sindacali determinerebbe, in capo alla società, l’obbligo di prendere atto dell’oggettiva insussistenza di posizioni lavorative coerenti con i profili in questione, con la conseguente necessità di attivare le procedure previste in materia di gestione degli esuberi». Profili «inesistenti» che però cozzerebbero, secondo il sindacato che chiede la ricollocazione, con numeri e qualifiche di fonte aziendale: già tre anni fa, in risposta a un’interrogazione, si dichiarava l’esistenza di «1.203 unità, suddivise in 958 operai e 245 impiegati». Pandolfo è più “morbido” su un’altra questione, cioè l’esistenza di una clausola «sottoposta alla firma dei dipendenti, per la firma un verbale di consegna chiavi con la clausola che “solleva Reset da qualsiasi responsabilità inerente eventi che possono interessare i locali e i beni custoditi”». Il presidente si dice disponibile a «modificare il testo» circoscrivendolo ai «soli casi di dolo e colpa grave».

Il fosco orizzonte dei licenziamenti induce Giuseppe Aiello, segretario generale Filcams Cgil, a «valutare con i nostri legali una replica adeguata», ricordando che «le deroghe alle mansioni fissate dall’accordo del 2015 erano espressamente temporanee».