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Vampe di San Giuseppe, arrivano le minacce social

Falò di San Giuseppe tra tradizione e scontro: nel quartiere Zen giovani esibiscono cataste sui social, operatori della Rap minacciati e la polizia municipale interviene per rimuovere i rifiuti

11 Marzo 2026, 06:00

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Vampe di San Giuseppe, arrivano le minacce social

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Si avvicina San Giuseppe e con esso il “braccio di ferro” tra cittadini e istituzioni. Sui social è già partito lo “sbeffeggiamento” : il web ancora una volta diventa una vetrina dove esibire le proprie ‘gesta eroiche’ e a farlo sono spesso minorenni.

Nel quartiere Zen, come in altre borgate popolari, l’avvicinamento alla festa di San Giuseppe rappresenta una tradizione radicata. Negli ultimi giorni sui social sono circolate immagini che mostrano gruppi di ragazzini impegnati nella raccolta di vecchi mobili, assi di legno e altri materiali destinati alla costruzione delle tradizionali cataste per i falò. In uno degli scatti diffusi online si vede un gruppo di 22 giovani in posa davanti a un grande cumulo di legname e rifiuti pronti per essere bruciati. L’immagine è accompagnata da articoli di stampa che raccontano le tensioni verificatesi pochi giorni fa nel quartiere San Filippo Neri.

«A casa nostra il vento può muovere le finestre ma mai le bandiere», si legge nella frase in sovrimpressione alla fotografia, una scritta che sembra voler alimentare il confronto con le istituzioni sul fenomeno delle vampe. Tra il 18 e il 19 marzo, infatti, molte piazze del capoluogo si trasformano in luoghi dove vengono accesi grandi falò. Si tratta di una pratica su cui le istituzioni sono intervenute più volte negli ultimi anni poiché ritenuta potenzialmente “pericolose per la sicurezza e l’incolumità pubblica”.

Proprio per questo, lo scorso 27 febbraio, i dipendenti di una ditta esterna incaricata dalla Rap avevano tentato di rimuovere alcune cataste di legno accumulate in via Costante Girardengo, allo Zen. L’intervento, però, è stato interrotto a seguito di aggressioni verbali e minacce rivolte agli operatori. Nel giro di pochi minuti, per tutelare la propria sicurezza ed evitare che la situazione potesse degenerare anche in episodi di violenza fisica, i lavoratori sono stati costretti a sospendere le operazioni e a scaricare nuovamente gli ingombranti appena raccolti. Dopo l’accaduto, il presidente della Rap, Giuseppe Todaro e l’assessore all’Ambiente Piero Alongi hanno condannato l’episodio, annunciando quindi un nuovo intervento di rimozione.

Il 6 marzo la società partecipata del Comune incaricata della gestione del ciclo dei rifiuti è tornata nel quartiere accompagnata dalla polizia municipale. Il cosiddetto Piano B, come è stato definito, ha previsto l’impiego di un dispositivo più ampio di forze istituzionali per procedere alla rimozione dei rifiuti ingombranti presenti nelle strade del quartiere.

«L’operazione si è svolta con due pattuglie della polizia municipale – si legge nella nota diffusa dalla Rap – al fine di garantire condizioni di sicurezza e serenità agli operatori impegnati negli interventi”. Le attività hanno interessato diverse strade del quartiere tra cui via Agesia di Siracusa, via Fausto Coppi, via Costante Girardengo e via Marchese Nicolò Pensabene. In una nota del Comune si sottolinea infatti che è necessario denunciare chi, «con metodi mafiosi e violenti, tenta di ostacolare il lavoro di chi opera quotidianamente».