Sequestrati 10,8 milioni al "Ciuraru" e all'imprenditore vicini al clan Santapaola - Ercolano: il blitz della Gdf tra Catania e Arezzo
Colpo al gruppo di Picanello: eseguite le misure patrimoniali su Carmelo Salemi e Giovanni Fabrizio Papa
Stato inflitto un nuovo, durissimo colpo al cuore finanziario della criminalità organizzata etnea. La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, guidata dal procuratore Francesco Curcio, ha coordinato un’operazione culminata nel sequestro di un patrimonio dal valore superiore a 10,8 milioni di euro.
Il blitz, eseguito dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Catania, ha interessato i territori delle province di Catania e Arezzo, colpendo direttamente i capitali illeciti del “Gruppo di Picanello”, articolazione di spicco della famiglia mafiosa “Santapaola-Ercolano”.
La misura di prevenzione patrimoniale, disposta dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, riguarda due figure note alle cronache giudiziarie: Carmelo Salemi (classe 1969), detto “U Ciuraru” (il fioraio), e l’imprenditore edile Giovanni Fabrizio Papa.
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Entrambi erano già stati arrestati nel 2024 nell’ambito della maxi-inchiesta “Operazione OLEANDRO”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme gialle, e sono stati qualificati dal Tribunale come soggetti “pericolosi per la società”.
Secondo le ricostruzioni investigative, Salemi non sarebbe stato un semplice affiliato, bensì la figura apicale del “Gruppo di Picanello”. Gli viene contestato un ruolo primario nella promozione, organizzazione e direzione delle attività criminali del clan, che comprenderebbero l’associazione mafiosa, l’estorsione aggravata dal metodo mafioso e il traffico e spaccio di stupefacenti.
Le indagini lo descrivono come punto di riferimento nella composizione di controversie interne al sodalizio e nella gestione dei rapporti con altre consorterie.
Sul fronte logistico e finanziario, gli inquirenti individuano in Papa l’imprenditore “organicamente asservito” agli interessi del gruppo, che avrebbe messo a disposizione di Salemi le proprie società edili trasformandole in strumenti per il riciclaggio di ingenti proventi illeciti.
In questo modo, il denaro sporco sarebbe stato reimmesso nell’economia legale, con un impatto particolarmente rilevante nel comparto delle costruzioni. Dagli atti emerge come Papa avesse piena dimestichezza con le dinamiche mafiose, i metodi estorsivi e le gerarchie interne, fornendo un contributo causale concreto alla conservazione e al rafforzamento dell’associazione e alla sua capacità di infiltrazione nel tessuto economico.
Il maxi-sequestro odierno trae origine da indagini patrimoniali del G.I.C.O., che hanno evidenziato una marcata e ingiustificata sproporzione tra i redditi dichiarati dai due indagati – di modesta entità o comunque non compatibili – e le consistenti ricchezze accumulate.
Sotto sequestro sono finite le quote di tre società con sede a Catania, attive nei settori delle costruzioni e della compravendita immobiliare: FABRI IMMOBILIARE S.r.l., BF COSTRUZIONI S.r.l. e VRS IMMOBILIARE S.r.l., tutte ritenute di fatto riconducibili ai due destinatari del provvedimento.
Contestualmente sono stati apposti i sigilli ai relativi compendi aziendali, comprendenti un ingente patrimonio immobiliare: 62 fabbricati (24 nella provincia di Catania e 38 in quella di Arezzo) e 16 terreni (11 nel Catanese e 5 nell’Aretino), oltre a varie disponibilità finanziarie, per un valore complessivo che supera i 10,8 milioni di euro.
L’intervento si inserisce nel solco tracciato dalla complessa “Operazione OLEANDRO”, che aveva già comportato misure cautelari per 15 persone su 26 indagati complessivi, per reati che vanno dall’usura all’estorsione, fino al traffico di stupefacenti e al riciclaggio, e un precedente sequestro di beni per oltre 12 milioni di euro.
Come evidenziato nel provvedimento firmato dal procuratore Curcio, l’obiettivo è colpire la “mafia imprenditrice”. L’aggressione ai patrimoni illeciti costituisce un passaggio imprescindibile non solo per disarticolare la capacità economica delle organizzazioni criminali, ma soprattutto per prevenire “i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale e di partecipazione al capitale di imprese sane”.
La precisazione dell'avv. Antonio Fiumefreddo:
In riferimento alla notizia diffusa con comunicato della Guardia di Finanza, e nell’interesse di Papa Fabrizio Giovanni, merita d’essere precisato che alle accuse mosse al predetto, nell’ambito dell’indagine denominata “Oleandro”, Questi ha offerto direttamente ai Pubblici Ministeri ampia documentata e riscontrata discolpa, tant’è che il Giudice delle Indagini Preliminari ebbe a scarcerarlo previo parere favorevole dell’Ufficio della Pubblica Accusa.
Successivamente, lo stesso P.M. titolare delle indagini, dispose, su richiesta della difesa, specifiche attività di riscontro e, anche a mezzo di approfondite indagini difensive, è risultata evidente l’assoluta estraneità di Papa a qualsivoglia contesto criminale.
Nel processo, che si sta celebrando presso la Quarta Sezione del Tribunale, ad oggi è emerso in modo limpido come Papa sia un imprenditore del settore edile che ha sempre lavorato impiegando risorse lecite, attinte dai suoi risparmi e dal credito bancario.
Anche taluni dei collaboratori di giustizia, ascoltati nel processo, hanno confermato che Papa è un lavoratore e che non gli risultavano cointeressenze con alcun esponente di Cosa nostra.
Ora, quasi a conclusione del processo che giudicherà nel merito, è intervenuta la notifica della misura di prevenzione patrimoniale che inizierà a discutersi davanti al Tribunale dal 25 marzo prossimo.
Va detto che la proposta misura di prevenzione fa parte in un qualche modo di un iter consolidato che l’Ufficio del Pubblico Ministero istruisce contestualmente alle indagini sulla responsabilità personale, mentre dalla lettura degli atti emerge che nulla di nuovo e di diverso vi è rispetto a quanto già oggetto di ampia smentita.
È poi da sottolineare che, anche nella pendenza del sequestro delle quote societarie, che dura oramai da due anni, l’amministrazione giudiziaria ha proceduto agevolmente a garantire la vendita degli immobili con piena garanzia degli acquirenti.
Si confida, dunque, che anche davanti alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, il sig. Papa riuscirà a dimostrare la sua innocenza ottenendo la restituzione di ciò che gli appartiene, in quanto frutto di decenni di duro lavoro e di sacrifici personali e familiari.