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Il delitto

Garlasco, un anno dopo la svolta è vicinissima: ecco quando si saprà la verità

Caso Garlasco: indagine riaperta su Andrea Sempio, Dna sotto le unghie, inchieste incrociate e show mediatico in attesa del possibile rinvio a giudizio

11 Marzo 2026, 14:45

14:50

Andrea Sempio

Andrea Sempio

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Sembra passato un secolo, eppure è trascorso appena un anno. L’11 marzo 2025 esplodeva il nuovo capitolo del caso Garlasco con l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi.

Da allora, mattina e sera, televisioni e social network hanno alimentato senza sosta un dibattito che, a quasi diciannove anni dal delitto, promette di riscrivere uno dei procedimenti più discussi della recente storia giudiziaria italiana. Il caso è divenuto un formato televisivo a sé: avvocati, ex cronisti, ex magistrati e criminologi si affrontano in schieramenti contrapposti, fra innocentisti e colpevolisti; intere scalette si reggono sull’analisi delle tracce ematiche nella villetta di via Pascoli, su ipotesi di movente sempre più ardite e su dotte contese tra esperti di Dna e aplotipi Y.

Al netto del rumore di fondo, dei contenuti dell’istruttoria riaperta a Pavia—guidata dal procuratore Fabio Napoleone con l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, ed eseguita dalla squadra Omicidi del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano—si conosce, in realtà, ancora pochissimo.

Ma il conto alla rovescia è partito: entro due o tre mesi l’ufficio requirente potrebbe domandare il rinvio a giudizio per omicidio di Andrea Sempio, svelando l’intero compendio accusatorio. Lo “showdown”, la cosiddetta “discovery” dell’indagine, è ormai prossimo.

Solo allora si capirà se l’intero impianto istruttorio e i processi sul delitto di Chiara Poggi abbiano prodotto il più clamoroso errore giudiziario del Paese: in tale eventualità, l’ex fidanzato Alberto Stasi—condannato in via definitiva a 16 anni—sarebbe da quasi undici anni in carcere ingiustamente.

L’11 marzo 2025 diventa ufficiale l’indagine a carico di Sempio. Pochi giorni dopo gli viene prelevato il Dna per il confronto con i profili genetici ottenuti nel 2007 dal materiale biologico sotto le unghie della vittima. Già a fine 2016 l’allora amico di Marco Poggi era stato indagato, poi archiviato dalla procura pavese a seguito di un esposto della madre di Stasi e dei difensori dell’ex studente bocconiano.

Su quella chiusura pende però oggi un diverso fascicolo, aperto a Brescia con l’ipotesi di corruzione: gli indagati sono l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il padre di Sempio, Giuseppe. Secondo i pm bresciani, l’archiviazione potrebbe essere stata “pilotata” in cambio di denaro. Dopo un duro confronto tra uffici giudiziari—l’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Prete, è ora in mano ad altri magistrati—il capitolo resta aperto.

A riportare Sempio al centro dell’attenzione investigativa è in primo luogo il Dna raccolto sotto le unghie di Chiara, ma non solo. I magistrati pavesi e i carabinieri milanesi mettono in fila possibili défaillance delle indagini precedenti e circostanze anomale: i verbali del 2008 di Sempio e dei suoi amici, redatti in contemporanea dagli stessi ufficiali di polizia giudiziaria; l’assenza, negli atti, dell’annotazione sul malore che avrebbe colpito Sempio durante un interrogatorio; alcune telefonate anomale del giovane a casa Poggi nei giorni che precedono il delitto; soprattutto, lo scontrino esibito dal trentasettenne quale “alibi” per la mattina dell’omicidio.

Nel frattempo, il versante mediatico dilaga. A intrecciare suggestioni sul delitto e il Santuario della Bozzola, vicino a Vigevano, è in particolare l’avvocato Massimo Lovati che, insieme ad Angela Taccia, assiste Sempio. Memorabili le sue sortite televisive a ogni ora, tra “strani sogni” e “misteriose premonizioni”.

Poi l’incidente con Fabrizio Corona e qualche bicchiere di troppo spingono Sempio e la famiglia a revocargli il mandato, affidandosi al più misurato Liborio Cataliotti. A marzo la procura chiede l’incidente probatorio sul confronto tra il Dna di Sempio e il materiale genetico sotto le unghie della vittima. Dopo un iter travagliato—era stato indicato il genetista Emiliano Giardina, poi ritenuto incompatibile—la gip Daniela Garlaschelli nomina la biologa della Polizia scientifica Denise Albani.

A maggio l’ufficio requirente convoca Sempio in tribunale a Pavia per interrogarlo; in parallelo vengono sentiti Marco Poggi a Mestre, dove oggi risiede, e il condannato Alberto Stasi. In quella sede i pm depositano la consulenza sulla cosiddetta “impronta 33” rinvenuta sui gradini della cantina, mai attribuita prima e ora ricondotta all’indagato. Sempio, a sorpresa, non si presenta. Altro colpo di scena, con l’avvocata Taccia che festeggia sui social con l’ormai celebre emoticon della tigre.

Da quel momento i rapporti tra l’accusa e i difensori di Sempio si irrigidiscono. Il procuratore Napoleone impone una nuova linea: silenzio assoluto, nessuna comunicazione ulteriore sul merito degli atti. L’istruttoria prosegue così nel massimo riserbo, mentre il “processo mediatico” non conosce tregua: teorie, ricostruzioni, moventi alternativi si avvicendano per mesi.

Un punto fermo lo pone, a inizio dicembre, il deposito della perizia Albani: il profilo genetico è compatibile con quello “Y” di Sempio, seppur degradato. Una conclusione che smentisce la perizia del secondo grado del 2014, firmata dal genetista genovese Francesco De Stefano, e avvalora le consulenze dei pm pavesi. La materia, tuttavia, continua a dividere talk e social.

Nel frattempo la procura affida due nuove consulenze: quella informatica all’esperto Paolo Dal Checco e quella medico-legale all’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Sono gli ultimi atti noti giunti ai pm pavesi a inizio marzo: contengono una riscrittura della dinamica del delitto e, secondo gli inquirenti, elementi decisivi a sostegno delle accuse contro Andrea Sempio e dell’innocenza di Alberto Stasi.

Il tempo—parecchio breve—dirà quale futuro attende il caso Garlasco.