Il caso
Femminicidio di Daniela Zinnanti: il braccialetto elettronico per Bonfiglio sarebbe arrivato domani
L'uomo è evaso dalla sua abitazione e ha ucciso la ex compagna a coltellate. Negli atti il lungo calvario della vittima
Quel braccialetto elettronico disposto, insieme agli arresti domiciliari, per Santino Bonfiglio, 67 anni, reo confesso del femminicidio della ex Daniela Zinnanti, 50 anni, era previsto arrivasse domani.
Il dispositivo di controllo avrebbe potuto evitare il delitto: il gip di Messina lo aveva prescritto nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dopo la denuncia per lesioni presentata dalla vittima il 5 febbraio scorso, ma non era disponibile al momento della esecuzione del provvedimento. Bonfiglio lunedì sera è evaso dalla sua abitazione, e ha ucciso l'ex compagna a coltellate.
Il delitto è avvenuto in un quartiere centrale di Messina, in via Lombardia, a provinciale, dove la donna viveva da sola. A trovarla la figlia di 23 anni, Roberta, allarmata dal fatto che Daniela non rispondesse più al telefono. Entrata in casa della madre si è trovata di fronte il suo corpo, privo di vita, immerso nel sangue. La ragazza, incinta di 7 mesi, ha avuto un malore ed è stata ricoverata d'urgenza al Policlinico. La donna aveva anche un altro figlio, di 28 anni. Entrambi nati da un matrimonio conclusosi poi nel 2018.
Il lungo calvario
Lo scorso 5 febbraio la polizia di Messina chiamata da Daniela Zinnanti trovò la donna a casa di Santo Bonfiglio «in condizioni critiche, tumefatta e coperta di sangue con ferite all’arcata sopraciliare e all’orecchio». L'uomo, ora in carcere per avere ucciso la ex compagna, ai poliziotti disse che la convivente era caduta a terra perchè aveva bevuto bevande alcoliche.
Per aver sottoposto a vessazioni di carattere fisico ed emotivo tanto da ridurla in condizioni di soggezione e averle causato lesioni come fratture delle costole Bonfiglio era stato posto ai domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. Una misura cautelare ulteriore e più pesante rispetto al divieto di avvicinamento cui era stato sottoposto precedentemente per fatti analoghi nei confronti della compagna.
Nell’ordinanza della misura cautelare il gip scrive che l’uomo era stato ammonito nel giugno 2025 dal questore di Messina per i maltrattamenti cui sottoponeva la compagna. Il 30 maggio 2025 l'aveva colpita con un pugno in testa facendola cadere a terra e poi colpendola con pugni e calci finchè la donna non era svenuta.
Bonfiglio, scrive il giudice, era già stato condannato per reati contro la persona e per porto d’armi o oggetti atti a offendere. Dopo il pestaggio di febbraio la donna venne portata in ospedale, dove i sanitari riscontrarono fratture costali, trauma cranico, ferite da taglio, e venne giudicata guaribile in 30 giorni dopo aver avuto la prognosi riservata. Interrogata Zinnanti ha raccontato un calvario fatto di liti e pestaggi che alcune volte culminavano con tentativi di soffocamento e ha detto che dopo il 31 maggio 2025 aveva dovuto ricorrere alle cure dei sanitari altre due volte sempre per le aggressioni di Bonfiglio.
A febbraio la donna ha raccontato di aver reagito al pestaggio e quindi il compagno è andato in cucina tornando con un coltello dalla lunga lama e puntandoglielo al fianco le avrebbe detto: «Ti ammazzo ubriacona di merda e pazza». Poi l’avrebbe riempita di botte buttandola fuori casa e facendola cadere per le scale. «La cadenza mensile delle aggressioni descritta dalla donna - scrive il gip - delinea un regime di vita insostenibile e umiliante, tipico della fattispecie incriminatrice, non scalfito dai vari tentativi di riconciliazione che, anzi, confermano la sottomissione psicologica della vittima.
Il gip aveva disposto per l’imputato il giudizio immediato fissato per il prossimo maggio.
