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Le ragioni del No

Referendum, Montalto: «La delegittimazione della magistratura travolgerà la credibilità di tutto il sistema»

Intervista all'avvocato Pierpaolo Montalto

12 Marzo 2026, 15:21

15:30

Referendum, Montalto: «La delegittimazione della magistratura travolgerà la credibilità di tutto il sistema»

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Continua il nostro spazio verso il Referendum. Voce ai due fronti sulla riforma costituzionale della giustizia. Un modo per informare e formare, per arrivare preparatati al voto del 22 e 23 marzo. 

«Questa riforma ha il sapore di una brutale ritorsione contro la magistratura da parte di una maggioranza di governo che pretende pieni poteri e che in Sicilia è costantemente travolta dagli scandali giudiziari», così l'avvocato Pierpaolo Montalto (anche segretario di Sinistra Italiana) sul prossimo appuntamento referendario sulla giustizia. 

Avvocato, perché votare no a questa riforma?
Bisogna votare No per difendere le garanzie democratiche sancite dalla nostra Costituzione e per proteggere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che è stata prevista nella nostra Carta Costituzionale per tutelare tutte le cittadine e tutti i cittadini.

Cosa la preoccupa di più?
Come avvocato, la cosa che più mi preoccupa è che un'eventuale vittoria del Sì accentui i profili accusatori del processo e incoraggi e rafforzi l'obiettivo di questo governo di trasformare radicalmente il nostro sistema penale. Un'opera di demolizione degli interventi mitigatori al modello accusatorio adottato nel nostro paese con la riforma del processo penale, suggeriti dalla migliore e più garantista dottrina giuridica italiana, che purtroppo pare solo appena iniziata con questa pessima riforma. Il rischio più grande per noi difensori, ma soprattutto per le persone che assistiamo, nell'ipotesi in cui il governo riuscisse a portare a termine la sua controriforma, sarebbe infatti quello di trovarci di fronte a un ruolo dei pubblici ministeri radicalmente trasformato. Ora ci confrontiamo con magistrati che, per garantire processi equi, devono avere una visione sistemica del procedimento penale, unica garanzia per dare attuazione concreta all'obbligo di ricerca della verità reale che vincola ora la pubblica accusa, e che non possono considerare la possibile assoluzione dell'imputato come una sconfitta processuale. In un prossimo futuro, ci potremmo invece trovare ad affrontare i processi contro veri e propri avvocati dell'accusa, formatisi nella prassi processuale solo per accusare e per far trionfare esclusivamente la prospettazione accusatoria, ma con gli strumenti potenti dello Stato. Un pericolo enorme perché qualsiasi imputato che non sia ricco e potente, rischia di soccombere in un processo che si trasforma in una sfida impari tra parti strutturalmente in contrapposizione, ma con forze in partenza enormemente sproporzionate. Credo fermamente che, se si accentuano i profili di separazione tra funzione inquirente e quella giudicante, l'effetto non potrà essere che quello che ho appena rappresentato. Inoltre, da cittadino mi preoccupa tantissimo l'attacco senza precedenti all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. Questi sono principi previsti nella nostra Carta Costituzionale per difendere le garanzie, i diritti e le libertà di tutte e tutti, non certo per proteggere solo i magistrati e dare più potere ai giudici.

La separazione non garantirà nella forma terzietà?
Ribalto la domanda: come si può pensare che i giudici finora non siano stati terzi? Personalmente, considero questo profilo della narrazione dei sostenitori del Sì alquanto sconcertante. Io rifiuto radicalmente l'idea che nei processi in cui mi sono battuto per difendere diritti e garantire una dovuta assoluzione o una giusta pena, i giudici dei diversi gradi di giudizio, indipendentemente dall'esito finale del procedimento, siano stati condizionati dai rapporti con il pubblico ministero o con i colleghi dei gradi precedenti. Questa visione della giustizia è distorta da una propaganda per me inaccettabile e, soprattutto, non è rispettosa della realtà che vivo ogni giorno in Tribunale. I problemi della giustizia sono ben altri e se veramente i processi fossero condizionati dalla condivisione della medesima carriera tra inquirenti e giudicanti, dai rapporti tra giudici e pubblici ministeri, smetterei di credere nel mio lavoro. Infine, stiamo attenti perché se si insinuano dubbi sull'equità del processo penale, poi questi dubbi possono essere estesi a tutti gli attori della giustizia. Per quanto mi riguarda, credo di aver ottenuto importanti successi professionali, senza mai usufruire di rapporti di conoscenza con nessun giudice o nessun pubblico ministero, così come tutte le mie colleghe e i miei colleghi. Se si avvelena il clima con false narrazioni, la delegittimazione della magistratura travolgerà la credibilità e l'autorevolezza di tutto il sistema e cancellerà qualsiasi fiducia della gente anche nella professione di noi avvocati.

Quali sono i rischi?
I rischi sono quelli che ho già rappresentato e argomentato: un processo meno equo perché verrebbe enormemente accentuato quel profilo accusatorio che rende già molto meno garantisti del nostro sistema penale tanti ordinamenti stranieri e una Magistratura piegata agli interessi della politica e dei blocchi di potere economico che la sostengono.

Questa riforma non ha il sapore di una condanna senza appello alla magistratura per i suoi peccati di poltrone e potere?
Questa riforma ha il sapore di una brutale ritorsione contro la Magistratura da parte di una maggioranza di governo che pretende pieni poteri e che in Sicilia è costantemente travolta dagli scandali giudiziari. Se tanti protagonisti della politica avessero pagato veramente per i loro errori, per la corruzione e la connivenza con la criminalità organizzata, oggi la qualità della nostra democrazia sarebbe ben più alta. I problemi della giustizia, invece, non sono certamente rappresentati da giudici. I veri problemi della Giustizia sono il numero troppo basso di Magistrati e delle altre categorie di lavoratori e lavoratrici che operano nei Tribunali, il carico di lavoro che grava sugli Uffici Giudiziari sommersi dalle scadenze, ma privi di organici adeguati, l'assenza di nuove e più moderne sedi giudiziarie, le carceri sovraffollate e la cieca volontà politica di non assumere scelte coraggiose ma estremamente necessarie, come la depenalizzazione di reati inutili. Infine, credo che se si vogliano prevenire in futuro forme di degenerazione come quelle del caso Palamara, casi per fortuna isolati, la prima cosa da fare sia quella di rompere qualsiasi legame tra la Magistratura e gli interessi della politica.
Questa controriforma pare, invece, andare verso una direzione diametralmente opposta.

Come si ferma la deriva del correntismo?
La deriva del correntismo si può arginare solo proteggendo realmente e concretamente tutto il sistema sociale, politico e giuridico del nostro paese, dalla corruzione e dagli interessi privati e tornando al valore e all'importanza originarie delle, legittime e democratiche, diverse correnti di pensiero della magistratura. La libertà dei magistrati di associarsi per assonanza di visione giuridica, di orientamento culturale o per volontà di riformare e migliorare il sistema, è un principio di civiltà costituzionale che garantisce una Giustizia più democratica e, quindi, più equa.
La storia, al di là di casi molto noti ma certamente inferiori agli esempi virtuosi e sempre caratterizzati da un rapporto inquinato con la politica, ci ha insegnato questo: il resto è mera e strumentale propaganda.


E da avvocato come si garantisce il giusto processo?
Amando questa professione e la difesa dei diritti processuali e delle garanzie costituzionali, non risparmiandosi mai - anche quando noi avvocati non godiamo del privilegio di onorari importanti - studiando tanto e faticando ancora di più ogni giorno nei Palazzi di Giustizia, facendosi sempre rispettare come difensori che garantiscono un diritto sancito dalla Costituzione, ma rispettando anche lo Stato e le persone, difendendo sempre gli interessi dei nostri assistiti e il nostro lavoro, ma credendo sempre nella Giustizia. In sintesi, facendo bene gli avvocati e onorando la toga che indossiamo.

Una campagna referendaria dove ci sono stati molti scivoloni dialettici da tutte e due le parti.

Gli scivoloni dialettici sono iniziati con le minacce e le offese di troppi esponenti del governo ai rappresentanti di un potere dello Stato costituzionalmente autonomo e indipendente. Abbiamo assistito a ingerenze inaccettabili, a campagne di delegittimazione e a costanti violazioni del rispetto del sommo principio della divisione dei poteri. La storia di Magistrati come Falcone e Borselllino avrebbe dovuto imporre a rappresentanti di questo governo e della maggioranza che lo sostiene, maggiore rispetto per i Giudici di questo paese. Se tante cittadine e tanti cittadini vedono riconosciuti i loro diritti, è grazie anche a dei Giudici che fanno bene il loro lavoro e certe offese all'intera categoria sono state e continuano a essere di una gravità sconcertante. Io, però, per lavoro difendo nei processi non i Giudici ma tantissime persone che, per ragioni molte diverse, nella vita vengono coinvolte in un procedimento penale. Voto e sostengo il No innanzitutto per tutelare i loro diritti. Infine, mi faccia fare un appello molto importante: se il governo vuole veramente fare una cosa utile per la Giustizia, stabilizzi tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori precari che lavorano nelle Cancellerie e negli Uffici per il Processo, garantendo nella vita reale dei tribunali il buon andamento della giustizia.