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Le ragioni del Sì

Referendum, Cannata: «Riforma è una svolta democratica, la parità fra accusa e difesa è rimasta solo sulla carta»

Intervista all'avvocato Salvatore Cannata

12 Marzo 2026, 16:00

16:10

Referendum, Cannata: «Riforma è una svolta democratica, la parità fra accusa e difesa è rimasta solo sulla carta»

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Continua il nostro spazio verso il Referendum. Diamo voce ai "tecnici" sui contenuti della riforma costituzionale della giustizia. Un modo per informare e formare, per arrivare preparatati al voto del 22 e 23 marzo. 

«Sono nato come avvocato con il "nuovo" rito, quello che avrebbe dovuto garantire parità tra accusa e difesa. Purtroppo, quell'uguaglianza è rimasta spesso sulla carta. Nella mia esperienza, pur senza posizioni smaccatamente parziali, ho percepito spesso il peso di un condizionamento sottile», così l'avvocato del foro di Catania Salvo Cannata sulla riforma costituzionale della giustizia. Che da uomo di sinistra afferma: «Noi uomini e donne di sinistra dovremmo batterci sempre per i diritti di tutti, specialmente dei più deboli, poiché è proprio nelle aule di giustizia che si misura il livello di civiltà di un popolo».

Avvocato, partiamo da un quesito semplice: perché "Sì" a questa riforma?
Frequento le aule di tribunale da quasi trent’anni. Sono nato come avvocato con il "nuovo" rito, quello che avrebbe dovuto garantire parità tra accusa e difesa. Purtroppo, quell'uguaglianza è rimasta spesso sulla carta. Nella mia esperienza, pur senza posizioni smaccatamente parziali, ho percepito spesso il peso di un condizionamento sottile. Il fatto che giudici e pubblici ministeri condividano la medesima carriera non aiuta a dissipare il sospetto di una "cultura della giurisdizione" condivisa che penalizza la difesa. Vedo in questa riforma una svolta democratica, ma ciò che mi muove soprattutto a favore del Si è l’idea che separare le carriere significhi rendere i Magistrati Giudicanti davvero forti e indipendenti. Oggi la loro terzietà è messa in discussione da un CSM unico che decide anche sulla carriera degli stessi con una forte componente della Magistratura Inquirente, senza contare che la loro associazione, l’A.N.M. è composta sia da Giudicanti che da Inquirenti.

Per lei, dunque, "separazione" è sinonimo di maggiori garanzie processuali?
Assolutamente sì. Garantisce al cittadino di essere giudicato da un arbitro terzo, non da qualcuno che fino al giorno prima indossava la "casacca" di chi sostiene l’accusa. Dobbiamo rafforzare la cultura garantista dei Magistrati Giudicanti: una condanna deve arrivare solo quando non vi è alcun dubbio ragionevole. Troppo spesso, invece, leggiamo sentenze basate su pregiudizi ideologici dove il dubbio non è quasi mai sciolto in favore dell’imputato. Il principio "in dubio pro reo" è un cardine del diritto penale che imporrebbe al giudice di assolvere l'imputato quando la prova della sua colpevolezza è mancante, insufficiente o contraddittoria. Garantirebbe che la condanna avvenga solo oltre ogni ragionevole dubbio. Ed invece troppo spesso leggiamo Sentenze in cui il libero convincimento del Giudice fa strali di questo principio.
 
Un doppio Csm e il sistema del sorteggio erano davvero necessari?
È stata la stessa magistratura, con le degenerazioni delle correnti, a renderlo necessario. Le correnti sono diventate strumenti per occupare posti di potere nei Tribunali o nei Ministeri, con i Magistrati fuori ruolo. Le distinzioni tra destra, sinistra o centro sono ormai sovrastrutture che non hanno alcun significato all’interno della Magistratura dove ci si associa ad una o ad un'altra corrente per vedersi garantite delle posizioni, non per esprimere una propria sensibilità politica. Il sorteggio resta l’unico sistema per recidere questo legame e rendere i magistrati liberi. I Magistrati sono tra le persone più preparate che esistono all’interno del sistema burocratico dello Stato, parliamo di professionisti preparatissimi, vincitori di concorsi severissimi: chiunque venga sorteggiato avrà le competenze per ricoprire il ruolo al meglio, ciò per me è già garanzia che chiunque venga sorteggiato, in futuro, al Csm saprà ricoprire adeguatamente quel ruolo. Mi sembra infatti un paradosso che si ritengano più adeguati, tra i Magistrati, solo chi decida di candidarsi e nella maggior parte dei casi sono associati all’Anm, piuttosto che coloro che non associati, si ritrovino ad essere nominati sulla base di un sorteggio Cioè che si ritengono più preparati solo quelli che sono iscritti all’Anm.


Il sistema attuale presenta quindi delle distorsioni profonde?
Più che distorsioni, parlerei di "stonature". Il processo penale è come un’orchestra dove ognuno deve suonare il proprio strumento seguendo lo spartito delle regole. Oggi capita che qualcuno provi a suonare lo spartito di un altro, rompendo l’armonia e l’equilibrio che dovrebbero essere sempre garantiti.

 L’Alta Corte riuscirà a garantire terzietà nel procedimento disciplinare dei magistrati?
L’estrazione a sorte tra i Magistrati di lungo corso e la presenza di membri laici ridurrà l’influenza della politica e delle correnti all'interno dei procedimenti disciplinari. Secondo quanto dispone la riforma, la “politica” avrà una presenza fisica limitata nei numeri, su 15 membri ne ha 3, contro i 9 dei Magistrati di Cassazione ed i 3 membri nominati dal Presidente della Repubblica, dunque 3 su 12. Mi auguro, naturalmente, che l’Alta Corte abbia in futuro poco lavoro, segno di una magistratura attenta ai diritti dei cittadini, ma parimenti mi auguro che in futuro vi sia meno indulgenza rispetto a certe situazioni che indeboliscono l’autorevolezza che per il sottoscritto la Magistratura deve avere. La questione dei magistrati che non vengono puniti o sanzionati disciplinarmente, nonostante errori giudiziari, inchieste finite nel nulla o comportamenti censurabili, è un tema dibattuto in Italia. I dati indicano una forte sproporzione tra i risarcimenti pagati dallo Stato per ingiusta detenzione e le sanzioni disciplinari effettivamente irrogate ai magistrati responsabili. Tra il 2018 e il 2024, lo Stato italiano ha risarcito oltre 220 milioni di euro per errori giudiziari e ingiuste detenzioni (circa 5.000 casi), ma in pochissimi casi sono stati sanzionati i magistrati coinvolti (solo 9 sanzioni nel 2024 a fronte di migliaia di casi). È uno squilibrio che mina l'autorevolezza della Magistratura stessa.

Non c’è il rischio di avere pm meno "giudici" e più inclini alla condanna a ogni costo?
Questo accade già quotidianamente. Ho visto molte volte i PM rifiutarsi di svolgere indagini a favore dell’indagato nonostante le sollecitazioni della difesa. Le potrei citare diversi casi in cui il PM si è rifiutato di fare indagini, a favore dell’indagato, nonostante fosse stato in tal senso compulsato dalla difesa. Ricordo ad esempio un mio cliente detenuto in carcere per 52 giorni, con la grave accusa di tentata violenza sessuale su un minorenne, l’accusa si basava su di un riconoscimento fatto da un minorenne da lontano attraverso una finestra della Questura. Nonostante la mia richiesta di fare un confronto per vedere se il ragazzo confermasse quel riconoscimento avvenuto con modalità che sin da subito ritenemmo non corrette dal punto di vista procedurale, il pm si rifiutò di fare questo confronto avallato dal Gip. Alla fine solo grazie ad una nostra attività d’indagine difensiva riuscì a convincere il Gip a disporre il confronto. In quella sede il ragazzo non riconobbe il mio cliente ed il Gip ne dispose l’immediata scarcerazione; ma la vicenda non si chiuse lì poiché il PM ne chiese ugualmente il rinvio a giudizio. Alla fine il mio cliente fu assolto e risarcito per l’ingiusta detenzione subita.

Come valuta i toni di questa campagna referendaria?
Mi trovo a condividere questa battaglia con soggetti politici lontanissimi da me, poiché considero l’attuale destra al governo tra le peggiori classi politiche della nostra storia; forse bisognerebbe risalire a Caligola e al suo cavallo per trovare punti altrettanto bassi nella selezione di una classe dirigente composta, a mio avviso, da populisti ed ignoranti. Tuttavia, credo che a sinistra si stia commettendo l’errore di non guardare al merito della riforma, finendo per giudicarla solo in base a chi l’ha proposta. Al contrario, questa è una battaglia di civiltà che ci allinea al resto d’Europa e al mondo occidentale, ed è per questo che trovo riduttivo e sbagliato interpretare il referendum solo come un voto pro o contro il governo Meloni. Noi uomini e donne di sinistra dovremmo batterci sempre per i diritti di tutti, specialmente dei più deboli, poiché è proprio nelle aule di giustizia che si misura il livello di civiltà di un popolo. Per questo motivo non condivido la difesa ad oltranza delle Procure operata da parte della Sinistra. Spesso, infatti, assistiamo all’istruzione di indagini basate solo su teoremi e labili indizi, come dimostrano i numeri sulle ingiuste detenzioni: cifre che, tra l’altro, non tengono nemmeno conto dei soggetti assolti ma non risarciti, che sono molti più di quelli che ottengono un indennizzo. Un esempio lampante è quello dei tanti processi contro i presunti scafisti. Mi chiedo dove siano i miei compagni di sinistra quando vengono arrestati questi ragazzi e ragazze poverissimi, che magari tengono il timone solo per pagarsi un viaggio che altrimenti non potrebbero permettersi. Eppure vengono puniti con pene severissime, inasprite dal Decreto Cutro, senza alcuna distinzione tra criminali e disperati. Ancora oggi molti restano nelle carceri italiane accusati ingiustamente in base all’articolo 12 del Testo Unico sull’Immigrazione, una norma che punisce il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a prescindere dal fine di lucro. Basta aver assunto un ruolo minimo, come tradurre istruzioni o tenere la rotta, per rischiare una pena base da due a sei anni, che può salire fino a sedici anni in presenza di aggravanti come il numero dei passeggeri o il pericolo per la loro vita. Con il Decreto Cutro del marzo 2023, le sanzioni sono diventate ancora più dure, arrivando fino all’ergastolo in caso di naufragio o morte. Proprio su questo decreto la magistratura si è spaccata: mentre Magistratura Democratica, che rappresenta il 15% degli iscritti all'ANM, ha sostenuto una linea dura contro la norma, Magistratura Indipendente — che raccoglie il 30% dei voti — ha definito un "grave errore" tale critica, ritenendo inopportuno che l’Associazione Nazionale Magistrati prenda posizioni politiche.
In conclusione, se da un lato la difesa dell’indipendenza della magistratura deve essere una battaglia di ogni cittadino, dall’altro deve essere altrettanto forte la critica non solo verso chi scrive leggi liberticide, ma anche e soprattutto verso chi quelle leggi le applica senza mai contestarne la costituzionalità.