l'approfondimento
La frana sotto il Muos avanza da tre anni e minaccia la stabilità delle parabole. Esistono rischi per la salute?
Da Sud, da Nord Est e Nord Ovest: diversi smottamenti minacciano la base Usa. A raccontarlo sono i documenti presentati per autorizzare gli interventi necessari. E c'è preoccupazione tra attivisti e abitanti di Niscemi
A otto chilometri di distanza dalla frana che ha messo in ginocchio Niscemi, ce n'è un'altra che minaccia il Muos. Anzi, più di una. Da almeno tre anni le parabole che garantiscono di comunicare a tutte le forze armate degli Stati Uniti sparse nel mondo (comprese quelle impegnate in Iran), sono circondate da smottamenti: a Sud, a Nord Est, a Nord Ovest. Con il mostro che ha fatto crollare un pezzo di paese non c'entrano niente. E nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma preoccupano lo stesso gli abitanti di questo angolo di Sicilia scelto dalla più grande potenza mondiale - insieme alle Hawaii, la Virginia e l'Australia - per mettere in piedi un sistema capace di far arrivare le comunicazioni militari anche ai sottomarini. Cosa succederebbe - si chiedono in molti - se le parabole improvvisamente perdessero stabilità e di conseguenza il fascio elettromagnetico, diretto solitamente ai satelliti, finisse sul centro abitato o sulla attigua riserva della Sughereta?
I documenti prodotti per la Valutazione d'incidenza ambientale
A raccontare presenza, cause e possibili soluzioni dei movimenti franosi dentro e attorno alla base sono gli stessi americani, che per mettere in atto gli interventi necessari hanno presentato una corposa documentazione alla Regione. Sta tutto lì: fotografie, relazione geologica, paesaggistica e geognostica. E i documenti mettono nero su bianco che la situazione è già grave. Sia nella zona delle tre parabole del Muos sul versante meridionale della base, che nell'area dove sorgono le altre antenne preesistenti. «A causa del dissesto - si legge, relativamente all'area delle antenne - uno dei plinti di calcestruzzo è franato congiuntamente al terreno, con conseguente perdita di funzionalità e, parzialmente, delle condizioni che assicurano la stabilità dell’antenna e la sicurezza nell’area». Mentre per il piazzale del Muos «sono stati rilevati dei franamenti del terreno sottostante al terreno di sedime del piazzale, con conseguente dislocamento e perdita di funzionalità di vari cordoli che supportano la recinzione interna dell’area». E ancora: «La presenza di perdite d'acqua nel sistema di collettamento potrebbe innescare pericolosi fenomeni di “piping”», cioè condotte sotterranee che rischiano di causare crolli. Anche perché il dissesto ha «un carattere retrogressivo», cioè tende ad avanzare verso l'interno del piazzale, coinvolgendo aree sempre più vicine alle basi delle parabole.


Una delle cause è proprio «l’erosione accelerata prodotta dall’azione delle acque pluviali selvagge, che favorisce la formazione di dissesti localizzati ed il conseguente arretramento delle testate. Questi dissesti, di contro, provocano pericolose forme di scalzamento al piede del versante, causando la formazione di “falesie” in corrispondenza degli affioramenti sabbioso-calcarenitici».
Le soluzioni individuate per fermare le frane
Per questo - dopo approfondimenti, sondaggi e sopralluoghi che hanno coinvolto anche l'Ispra - il Public Works officer Naval Air della stazione di Sigonella (cioè l'ufficio lavori pubblici) ha individuato alcune soluzioni: «La manutenzione della scarpata posta a Sud del piazzale con terre armate e idrosemina; la manutenzione delle parti erose e interventi di ingegneria naturalistica, del piazzale e del sistema di regimentazione delle acque meteoriche». È previsto che «l'area dovrà essere sbancata per una larghezza di circa 7 metri e 50 e per un’altezza media di 4 metri».

Il coinvolgimento di Ispra
A un certo punto il governo degli Stati Uniti chiede supporto alla Difesa italiana che a sua volta si rivolge all'Ispra, nell’ambito dell'Accordo quadro in materia di tutela ambientale tra Stato Maggiore della Difesa e lo stesso Ispra. A settembre del 2023 i tecnici del servizio geologico dell'istituto superiore per la protezione ambientale effettuano i sopralluoghi e consigliano il da farsi. Alcuni micro-interventi vengono già realizzati nello stesso anno, ma senza risolvere il problema. Così nei mesi di luglio e agosto 2024, viene realizzata un’indagine geognostica: le immagini mostrano trivelle e piezometri accanto alle parabole per realizzare sondaggi fino a una profondità massima di 25 metri e verificare la presenza di acqua nel sottosuolo (che non trovano, perché forse - si ipotizza - sta più in basso). Le cose intanto peggiorano: dopo le piogge cadute fra ottobre 2024 e gennaio 2025, si evidenzia che «le parti precedentemente trattate hanno avuto cedimenti significativi».

Un quadro allarmante ampiamente sottovalutato dagli enti che più di dieci anni fa furono chiamati a dare i pareri. Curioso leggere oggi quanto scriveva, ad esempio, nel 2008 l'Azienda regionale delle foreste demaniali che gestisce la Riserva della Sughereta (dove la base Usa in parte ricade): «La localizzazione dell’installazione presenta evidenti vantaggi dal punto di vista dell’impatto ambientale ed è migliorativa dell’assetto idrogeologico».
Nel corso del 2025 l'ufficio lavori pubblici di Sigonella, da cui dipende la base di Niscemi, ha tutti i documenti pronti. Il 23 aprile presenta la richiesta di Valutazione d'incidenza ambientale alla Regione; a luglio viene investita la Commissione tecnico scientifica che nel giro di due mesi acquisisce tutte le autorizzazioni necessarie e rilascia parere positivo con alcune prescrizioni. Il 15 settembre l'assessora al Territorio Giusi Savarino dichiara chiuso favorevolmente il procedimento.
Una delle prescrizioni imposte è il motivo per cui i lavori - che dovrebbero durare circa sei mesi - non sono ancora partiti: nel sito - sequestrato due volte nel passato perché dichiarato abusivo dalla magistratura e poi dissequestrato con sentenze capovolte - «si dovranno sospendere o non avviare i lavori fra febbraio e maggio, in modo da evitare disturbi durante le fasi di nidificazione e accoppiamento della fauna locale».

Esistono rischi per la salute?
I primi a dare notizia della frana a ridosso del Muos sono stati gli attivisti del Movimento che da anni si oppone alle parabole, che hanno pubblicato video e foto del dissesto. Il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti, evidentemente non a conoscenza di quanto avveniva da circa tre anni dentro la base, ha chiesto lumi a Sigonella. Adesso come ieri, però, il tema che preoccupa maggiormente attivisti e abitanti è quello della salute. Esistono rischi per ambiente e popolazione nel caso in cui le parabole puntassero per errore o per incidente sull'obiettivo sbagliato?
Secondo l'Arpa, no. L'Agenzia regionale per la protezione ambientale è l'ente che si occupa del monitoraggio dei campi elettromagnetici prodotti dal Muos. Nel 2012 come oggi, a occuparsene in particolare è sempre il fisico Antonio Sansone Santamaria, che taglia corto: «Non esistono rischi per le persone. Da una parte mi risulta che le parabole funzionano solo se viene mantenuta la trasmissione con i satelliti di riferimento. Se non sono puntate, il segnale non funziona. E soprattutto noi in questi anni di rilevazioni abbiamo registrato valori molto bassi, al limite del trascurabile».
Sui monitoraggi di Arpa, nei primi anni di funzionamento del sistema (attivo dal 2016) sono state evidenziate criticità. Il movimento No Muos in particolare accusava l'ente di appiattirsi su indicazioni e strumentazione fornite dagli statunitensi. Santamaria afferma che le centraline di rilevamento sono state aggiornate - «abbiamo speso 200mila euro con fondi Pnc nel 2024» - e che il campionamento rispetta «il protocollo previsto con due rilevazioni all'anno svolte dentro la base».
Nello studio d'impatto ambientale redatto dalla base di Sigonella quando il Muos fu approvato, però, a proposito del rischio che il fascio elettromagnetico finisca su persone o ambiente, si legge che «grazie all’altezza alla quale le antenne MUOS ed UHF elicoidali saranno montate ed agli angoli di elevazione ai quali verranno fatte funzionare, il rischio di esposizione del personale al fascio principale è minimo, perché relegato all’improbabile evento che il personale venga meccanicamente sopraelevato e posto all’interno dei fasci principali delle antenne». Insomma, un'ipotesi irreale.
Secondo Alfonso Albanelli, niscemese che lavora ad Arpa Emilia Romagna come responsabile inquinamento acustico ed elettromagnetico e che ha curato alcune relazioni anche per conto del Movimento No Muos, «è assodato che esiste un rischio per gli esseri umani, seppur valutato in termini di probabilità dell’evento che il personale venga meccanicamente sollevato e non anche in termini di qualificazione e di quantificazione delle conseguenze dello stesso. In sostanza - afferma - non viene specificato quali conseguenze, di uno sconfinamento accidentale all’interno dei fasci principali, possano derivare ad un essere umano. Ma se non è dato conoscere le caratteristiche e l’effetto, pur deprecabile, dei fasci principali sugli esseri umani, comunque - conclude - è ragionevole pensare un effetto ancora maggiore sull’avifauna».