13 marzo 2026 - Aggiornato alle 12 marzo 2026 23:55
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Il caso

La petroliera russa alla deriva nel Canale spinta dalle correnti verso Lampedusa

A bordo ha 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto, è senza equipaggio a causa delle esplosioni dovute a un possibile attacco di droni

12 Marzo 2026, 19:43

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La petroliera russa in fiamme alla deriva spinta dalle correnti verso Lampedusa

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La “Arctic Metagaz”, la metaniera russa lunga 277 metri, gravemente danneggiata e ormai priva di equipaggio, vaga alla deriva sospinta da venti e correnti con una rotta che desta allarme: Lampedusa.

Dopo una serie di esplosioni tra il 3 e il 4 marzo 2026 nelle acque tra Libia e Malta, i 30 membri dell’equipaggio sono stati evacuati, lasciando il colosso d’acciaio e il suo carico stimato di 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) in completa balia del mare.

Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalla Ports and Maritime Transport Authority libica, le proiezioni operative delineano uno scenario assai preoccupante, con la possibilità che il relitto si avvicini alle acque di Lampedusa. Per l’isola, l’eventualità di vedere questo gigante in fiamme a poche decine di miglia dalla costa rappresenta il peggiore dei “cigni grigi”: un rischio estremo, complesso da contenere.

Lampedusa già vive un equilibrio fragile, impegnata ogni giorno tra operazioni di ricerca e soccorso, la gestione di intensi flussi migratori, la tutela delle attività di pesca e l’indotto turistico. A marzo, il regime dei venti e delle correnti nel Mediterraneo centrale è particolarmente mutevole, rendendo la traiettoria dell’unità un’incognita capace di cambiare in poche ore.

L’arrivo di una massa metallica lunga quasi tre campi da calcio, priva di governo, potrebbe paralizzare l’intera area di mare, trasformandosi in un ostacolo letale e aumentando il rischio di collisioni notturne in una delle rotte più trafficate al mondo.

L’allarme per l’ecosistema lampedusano ha anche una dimensione ambientale di grande rilievo. A differenza del greggio, il GNL rilasciato in grandi quantità tende a evaporare formando nubi criogeniche che possono generare zone di asfissia e, a contatto con parti incandescenti dello scafo, innescare incendi superficiali ad altissima temperatura.

Salire a bordo per mettere in sicurezza la nave è attualmente descritto come “quasi impossibile”. A complicare ulteriormente il quadro è la fitta “nebbia” geopolitica che avvolge l’incidente.

La “Arctic Metagaz” è considerata un tassello della “flotta ombra” russa: una rete di unità con assetti proprietari opachi, manutenzioni discutibili e coperture assicurative incerte, impiegata da Mosca per eludere le sanzioni occidentali.

Mentre Vladimir Putin accusa l’Ucraina di terrorismo mediante droni navali e Malta, distante appena 35-38 miglia dal relitto, mette in atto piani di emergenza blindando le proprie acque, l’Italia si prepara allo scenario peggiore.

Tra bollettini contrastanti, oscillanti tra l’ipotesi dell’affondamento totale e quella di una deriva inesorabile, Lampedusa si ritrova suo malgrado sulla possibile linea d’impatto di una crisi internazionale senza precedenti: un’emergenza in cui a un potenziale disastro ambientale si sommerebbero questioni giuridiche di complessità “enorme” legate al recupero di un’unità sottoposta a sanzioni.

Il ministero dei Trasporti di Malta ha emesso nelle scorse ore un comunicato ufficiale per avvertire i naviganti riguardo a una situazione di pericolo in mare spiegando che la nave Arctic Metagaz si trova attualmente in stato di avaria e sta andando alla deriva senza controllo e senza equipaggio. Poiché l'imbarcazione - spiegano i maltesi - non espone i segnali visivi regolamentari per indicare la propria condizione, è stato chiesto a tutte le navi di mantenere una vigilanza costante e hanno imposto una distanza di sicurezza obbligatoria di almeno cinque miglia nautiche dal vascello.

La Marina Militare, affiancata dai mezzi antinquinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e da un velivolo della Guardia Costiera, mantiene sotto stretta osservazione la nave "Arctic Metagaz", attualmente posizionata a 26 miglia nautiche a ovest di Linosa. L’unità presenta una deriva verso nord, con una possibile traiettoria in direzione delle coste africane.