13 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:35
×

lo scandalo

Sanità-gate, così il cavallo di trojan ha incastrato Iacolino mentre il boss Vetro veniva accolto "con riguardo" alla Regione

Oggi l'ex superburocrate indagato per concorso esterno e per corruzione sarà davanti ai pm (ma non parlerà). Tutte le carte che spiegano cosa accadeva negli assessorati alla Salute e alle Infrastrutture

13 Marzo 2026, 06:31

07:45

Sanità-gate, così il cavallo di trojan ha incastrato Iacolino mentre il boss Vetro veniva accolto "con riguardo" alla Regione

Seguici su

Switch to english version

 

Bisogna incrociare le carte per capire da dove è partita l’inchiesta che ha inguaiato il burocrate Salvatore Iacolino, che non ha nemmeno avuto il tempo di sedersi sulla poltrona di Dg al Policlinico di Messina. Le accuse sono pesantissime: concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Favori al compaesano Vetro, mafioso di Favara e massone, in cambio di “finanziamenti” per campagne elettorali e assunzioni ai raccomandati di turno.

Vetro entra, con i tappeti rossi, negli uffici dell’assessorato regionale alle Infrastrutture in via Leonardo Da Vinci a Palermo. È lì che teneva i rapporti con l’indispensabile dirigente regionale Giancarlo Teresi (ne parliamo nell’approfondimento nella stessa pagina). Ed è sempre negli uffici regionali che avvenivano gli scambi delle bustarelle. Uno degli appuntamenti avviene in pieno agosto. Nella calura estiva gli investigatori di Polizia e Dia immortalano la consegna del “saldo” della tangente di 8.000 - è la stima della procura guidata da Maurizio de Lucia - che il boss doveva a Teresi per «l'affidamento diretto e pilotato dal dirigente in favore della An.sa. Ambiente (di cui Vetro compare come semplice dipendente, ndr) per il servizio di monitoraggio ambientale nell'appalto di Scicli-Donnalucata», annotano gli investigatori. E dalle immagini si nota l’arrivo di Vetro che, vedendo persone nell’ufficio di Teresi, si trattiene in corridoio. Il dirigente regionale, senza un perché, esce a dare il benvenuto a Vetro e poggia uno zainetto nero su un tavolo bianco. Borsa che poi viene presa da Vetro e portata nello studio del dirigente. Poi si prendono cartelle e cartellette. Ed è in quel momento che secondo i poliziotti avviene la consegna della “bustarella”. Poi ben conservata nella bag che Teresi quella sera d’estate si porta via dall’assessorato.

Ma Vetro è ambizioso. E così non bastano gli affari nel settore dei rifiuti. Vuole mettere le mani nella sanità. E si sente forte delle sue reti di conoscenze: Salvatore Iacolino è favarese come lui. All’epoca delle indagini ha un ruolo non di poco conto alla Regione Siciliana: Dirigente Generale del Dipartimento Pianificazione Strategica all’Assessorato della Salute della Regione Sicilia di piazza Ottavio Ziino.

Le conversazioni (captate anche attraverso trojan) hanno fornito alla procura il quadro di «gravità indiziaria» che oggi Iacolino sarà chiamato a chiarire davanti ai pm. L’indagato «si adoperava al fine di sostenere gli interessi economici di Vetro e dell’imprenditore Giovanni Aveni (su cui pende una richiesta di misura cautelare che il gip vaglierà dopo l’interrogatorio preventivo fissato per il 20 marzo, ndr), predisponendo atti amministrativi di competenza del suo ufficio e fornendo informazioni-suggerimenti su procedure amministrative in corso (tra cui quelle relative all’accreditamento della Arcobaleno srl e alla revoca dell’accreditamento della Anfid Onlus), agevolando incontri e contatti con pubblici amministratori», mettono nero su bianco i pm di Palermo. Il dominus della sanità regionale avrebbe dato il suo contributo anche per le questioni dell’An.sa. Ambiente: Iacolino sarebbe stato perfettamente consapevole che fosse roba di Vetro (c’è una nota della polizia giudiziaria dello scorso febbraio che lo proverebbe). «Posso presentarti un amico», sarebbe stato il messaggio in codice - come anticipato da La Repubblica - che Iacolino avrebbe usato per accrescere il network del grembiulino favarese Vetro.

Il burocrate, oggi, potrebbe anche decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa di avere in mano gli atti d’indagine. Il fascicolo Iacolino lo avrà totalmente a disposizione nell’ambito del ricorso al Riesame presentato dai difensori, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, contro il sequestro dei cellulari e dei 90.000 euro trovati all’indagato.