L’intervista
«Rivendico l'impossibilità di sapere chi va e chi viene in assessorato. Non ci è arrivata nessuna segnalazione. Ma i fatti che emergono dall’inchiesta rischiano di oscurare le tante cose buone fatte». Per l'assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, sono stati giorni «di dolore». L'indagine a carico di Salvatore Iacolino ha aperto uno squarcio inquietante sulla sanità siciliana.
La Procura di Palermo parla di un dirigente che faceva accordi con un esponente mafioso e, nel ruolo di dirigente generale, “violava i principi di trasparenza, imparzialità, legalità e buon andamento dell’amministrazione”.
«Accuse ampie e complesse. Ed è inevitabile che l'opinione pubblica possa finire per nutrire sfiducia sull'attività della Regione. E per chi, come me, ha dedicato una carriera alla difesa delle attività pubbliche, è un momento doloroso che arriva al termine di un anno di grande lavoro e dedizione nel corso del quale sono stata chiamata a conseguire obiettivi sfidanti, fissati dal presidente della Regione Renato Schifani».
A quali si riferisce?
«A tre in particolare: l'abbattimento delle liste d'attesa, l'approvazione della Rete ospedaliera e il lavoro sul Piano di rientro. Tutto questo, mentre andavano portati avanti i progetti del Pnrr, oltre 600 interventi. Ho lavorato con umiltà, grazie anche alla conoscenza approfondita del Sistema sanitario e delle aziende, avendone dirette molte e due di primaria importanza, a Palermo e a Catania. In un anno abbiamo fatto tanto. Con la nuova Rete ospedaliera abbiamo attivato ben 306 nuovi posti letto e limitato così la mobilità passiva. Abbiamo realizzato 78 punti di prelievo nei territori a volte più difficili da raggiungere, per favorire la sanità di prossimità. A proposito, grazie al Pnrr avremo 146 nuove Case di comunità, oltre alle 9 già aperte in via sperimentale: oggi abbiamo risultati migliori anche rispetto ad alcune Regioni del Nord. Senza dimenticare la vicenda della Cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Noi siamo una Regione in Piano di rientro e non possiamo decidere autonomamente, ma la struttura oggi è ancora attiva e adesso i ministeri stanno valutando la sostenibilità dei dati che abbiamo trasferito nella nuova Rete».
Nel frattempo, la Procura di Palermo registrava un contesto meno lusinghiero. Come è potuto accadere? E come assessore poteva fare di più?
«C'è differenza tra la figura dell'assessore e quella del dirigente. Io posso intervenire sugli atti di natura politica, non su quelli gestionali. Nonostante questo, con Iacolino non sono mancati gli scontri proprio perché a volte ha ritenuto che io invadessi l'ambito gestionale e rivendicava una propria autonomia. Ma su ciò che era di mia competenza sono intervenuta eccome, ho anche revocato un suo avviso per le Rsa, così come un atto di programmazione per le Cta (comunità terapeutiche assistite, ndr) che non ritenevo più attuale”.
Questo dal punto di vista formale. Ma possibile che non sia arrivato nessun alert? Nessun allarme?
«Le segnalazioni che ho ricevuto sono quelle di qualche deputato. E su quelle abbiamo agito prontamente. Su chi, invece, entrava e usciva dall'assessorato, potevo fare poco. Questa gente non cammina con un bollino rosso. Se avessi ricevuto una segnalazione per fatti simili, sarei intervenuta certamente, come ho fatto in situazioni diverse nel mio passato da direttore generale. Rivendico l'impossibilità di conoscere quei fatti».
Eppure le accuse sono gravi, anche sull'uso personalistico della cosa pubblica.
«Certamente ritengo che chi ricopre un ruolo di vertice nella Pubblica amministrazione debba mantenere un profilo morigerato ed evitare che i suoi comportamenti mettano in discussione l'operato generale».
La deputata Margherita La Rocca Ruvolo ha dichiarato che Iacolino godeva di una copertura politica. Chi lo copriva?
«Bisognerebbe chiedere all'onorevole La Rocca Ruvolo. D'altra parte, noi non sempre possiamo scegliere le persone con cui lavorare. Se queste persone hanno o meno una copertura politica, io non lo so».
Ma il dirigente generale lo propone l'assessore, cioè lei, in questo caso.
«Vero, dal punto di vista formale. Ma si tratta sempre di una scelta condivisa con altri».
È stato un errore, insomma, nominare Iacolino e poi prorogare il suo incarico?
«Quella proroga nasceva dalla necessità di garantire una continuità amministrativa, in vista di un avvicendamento. Ovviamente, se avessi saputo tutto questo, sarei stata pazza a confermarlo in quel ruolo».
Da dove arriva allora quella nomina?
«Iacolino ha una carriera di alto profilo e competenze riconosciute da tanti, anche dai giornali dove appariva spesso, a conferma che curasse la propria immagine più di quanto faccia io».
Cosa si può fare per scongiurare fatti simili in futuro?
«Io credo che in certi ruoli, un tecnico sia avvantaggiato rispetto a chi ha esigenze politiche. Riesce a restare lontano dal rischio di essere corrotto da altre realtà».
Anche qualche vostro alleato lamenta un uso politico della sanità siciliana.
«Credo sia una questione di postura. Governare ci porta ad assumere decisioni per la collettività. Non bisogna però mai confondere la collettività col consenso elettorale, altrimenti è un problema. Perché governare significa anche assumere scelte impopolari».
Eppure, gli alleati del governo chiedono una sostituzione proprio dei tecnici. Come se lo spiega?
«Forse è legittimo da parte dei partiti, in vista delle imminenti elezioni, volere affidare a politici gli assessorati che sono guidati da tecnici d'area Forza Italia. Eppure, proprio questi due tecnici, secondo me, cioè io e Alessandro Dagnino, hanno favorito una evoluzione della Regione e portato ottimi risultati. Risultati che si devono al coraggio del presidente della Regione Renato Schifani che ha compiuto queste scelte senza la piena accettazione dei politici del suo partito. Poi, ci sono altri tipi di critiche...».
A quali si riferisce?
«A quelle di chi ha intenzioni recondite. Da cui prendo le distanze».
Copyright © 2025 • La Sicilia Investimenti S.p.A. • P.I. 03133580872 • All rights reserved• Powered by GMDE srl