13 marzo 2026 - Aggiornato alle 16:57
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lo scandalo sanità

Così Carmelo Vetro aveva "unito" il mondo della massoneria con quello degli appalti attraverso la politica

Nelle carte che hanno travolto Salvatore Iacolino e la sanità regionale le intercettazioni del boss favarese i cui telefoni erano sotto controllo grazie ai trojan della Procura di Palermo

13 Marzo 2026, 02:07

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Così Carmelo Vetro aveva "unito" il mondo della massoneria con quello degli appalti attraverso la politica

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La mafia muta pelle: abbandona coppole e lupare per indossare grembiule e compasso, con l’obiettivo di insinuarsi nei salotti buoni e nei palazzi del potere.

È il quadro allarmante che affiora dalle carte della Procura di Palermo che hanno travolto l'ormai ex super burocrate della Sanità regionale Salvatore Iacolino, secondo cui il legame tra Cosa Nostra e massoneria non è più una ipotesi, ma una realtà documentata.

Al centro di questa fitta trama spicca Carmelo Vetro, imprenditore e pregiudicato mafioso con condanna definitiva, figlio di Giuseppe, storico reggente della famiglia di Favara e per un certo periodo anche capo della mafia provinciale.

Per misurare portata ed evoluzione di questa mafia “borghese” occorre tornare alla perquisizione del 26 giugno 2012: in quella circostanza gli investigatori rinvennero prove inequivocabili della doppia vita di Vetro, tra cui documenti che attestavano la sua affiliazione alla “Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori”.

Le carte certificavano il possesso della tessera di primo grado numero 1996 e di quella di secondo grado numero 31962. Per gli inquirenti non si trattava di una semplice inclinazione esoterica, bensì dell’evidenza di un “sistema relazionale” occulto: la massoneria come rete alternativa o parallela alla tradizionale struttura mafiosa, ma con identico obiettivo funzionale, ossia penetrare e condizionare la pubblica amministrazione.

Le conferme di questo modus operandi arrivano dalla stessa voce di Carmelo Vetro, intercettata dalle microspie e dai trojan della procura di Palermo. In una conversazione ad alta tensione con il cugino Luca Sanfratello, suo ex socio che accusa di averlo tradito, l’imprenditore - mafioso favarese rivela il valore strategico della Loggia: “… l’ho fatto entrare in massoneria… gli ho fatto conoscere la politica… gli ho ceduto il cinquanta per cento della mia società…”.

Il pregiudicato poi rincara, stabilendo una relazione diretta tra appartenenza massonica e successo economico: “… ti ho fatto entrare in massoneria ti ho dato le conoscenze ti ho dato l’impresa sei cantieri avevamo aggiudicati…”. Parole che, per gli investigatori, attestano come l’iscrizione alla massoneria sia divenuta per la criminalità organizzata la chiave di volta per interfacciarsi con l’area politica e orientare l’assegnazione degli appalti pubblici.

Questo moderno ingranaggio “masso-mafioso” si alimenta di incontri riservati e di una cautela quasi maniacale. In un dialogo registrato nel luglio 2025 con l’imprenditore canicattinese agricolo i due si raccomandano reciprocamente di evitare “incontri compromettenti”.

Nonostante non sia emerso a quale specifica Loggia Carmelo Vetro prestasse oggi la propria “obbedienza”, è evidente — stando agli atti — che si avvalga di una solida rete massonica come di una potente “coperta”. Uno scudo invisibile che gli consente di stringere partnership redditizie e di muoversi indisturbato nei corridoi degli uffici pubblici, a riprova di come la massoneria deviata si sia trasformata in un perfetto paravento per i colletti bianchi di Cosa Nostra.