L’inchiesta
L’affare dei Beni culturali: parchi archeologici, il “sistema” della «proroga tecnica» ai privati e i misteri della gara di Taormina
Nel 2024 viene bandito l’appalto per i servizi al Teatro antico, Tindari ed Eolie. Ancora senza vincitore. Pure l’assessore Scarpinato scrive agli uffici per chiedere come funziona la gestione
Le parole magiche sono «proroga tecnica». Una locuzione dietro alla quale si nasconde il grande tema del patrimonio archeologico-culturale siciliano. E cioè: com’è gestito? La risposta giace dietro a sedute di gara spostate senza avvisi e a procedure pubblica che, se arrivano a concludersi, durano anni. Come funzionino le cose non lo sa nemmeno l’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, che da anni va scrivendo agli uffici «in modo assiduo» per sollecitare «la necessità di acquisire apposite relazioni sulla gestione dei servizi integrati per il pubblico negli istituti e nei luoghi della cultura regionali, compresi i parchi archeologici». In altri termini, dice Scarpinato: possiamo provare a fare chiarezza?
Il tema è urgente adesso che all’ordine del giorno c’è la gestione integrata dei servizi al pubblico per i siti culturali della provincia di Messina: il parco Naxos-Taormina, quello di Tindari e quello delle Isole Eolie. Una gara quadriennale (prorogabile per altri due anni), bandita nel 2024, del valore di 10.414.207,92 euro, con un canone annuo soggetto a rialzo. In pratica: tu, società che vuoi occuparti della fruizione di un parco archeologico, ti offri di pagare alla Regione una certa cifra, più una percentuale di royalties dalle vendite (audioguide, libri, calamite...). I servizi integrati, in pratica, attengono tutto quello che ha a che fare con la visita: dalla vendita dei biglietti al controllo dei tornelli; dall’organizzazione delle visite guidate alla didattica, la gestione dei bookshop e la promozione delle attività.
Secondo il capitolato d’appalto, esclusi 2020 e 2021, anni orribili per colpa della pandemia da Covid-19, il solo Teatro antico di Taormina è stato capace di attirare - nel 2019, 2022 e 2023 - una media di 866.989 visitatori. Che, con l’impennata del turismo nell’Isola sono diventati 1.010.724 nel 2024 e 980.365 nel 2025. Una rilevanza che non sfugge al neo-direttore del Parco archeologico Naxos-Taormina, l’architetto Carmelo Bennardo, espertissimo del patrimonio di pietra della Sicilia. Già direttore del parco della Neapolis di Siracusa, a dicembre 2025 Bennardo chiede di diventare direttore del parco di Naxos: due giorni dopo - è il 18 dicembre - il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali dice che sì, Bennardo va benissimo, e ne comunica l’insediamento come responsabile ad interim, nell’attesa che l’assessore proceda con la nomina a direttore. Cosa che avviene, per decreto firmato da Scarpinato, il 26 gennaio 2026. Bennardo, nel frattempo, si mette al lavoro: il 30 dicembre, l’architetto nomina sé stesso responsabile unico di progetto (rup) della gara da dieci milioni. «Per la specificità dell’appalto», si legge nella determina. L’architetto da uno che era si fa trino: direttore del parco, rup della procedura e presidente della commissione di gara.
Ufficializzata la nomina dall’assessorato, Bennardo scrive, il 28 gennaio, al sindaco di Taormina Cateno De Luca. «A seguito della decisione di non concedere ulteriori proroghe tecniche al contratto in essere con l’attuale concessionario», afferma il dirigente, bisogna «avviare un’attività temporanea di gestione autonoma dello sbigliettamento». Del resto, la proroga tecnica a cui fa riferimento il dirigente, scadrà il prossimo 30 aprile 2026. A gestire il servizio, adesso, è la società Aditus srl, gigante del settore, amministrata da Riccardo Ercoli. Se Aditus è a Taormina (e, fino a poco tempo fa, era a Siracusa) è per via di una gara d’appalto bandita dalla Regione Siciliana nel lontano 2010. Ai tempi, l’aggiudicataria si chiamava Jumbo grandi eventi, dichiarata vincitrice nel 2012 con decreto dell’allora dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, ideatore delle gare, Gesualdo Campo. Prima che il contratto venga firmato, però, bisogna passare da una battaglia pluriennale: fra cambi di governo regionale, modifiche alla normativa, giudizi amministrativi e perfino sentenze della Corte costituzionale sugli appalti.
Così, nel mare della burocrazia, la concessionaria firma il contratto quadriennale nel 2017. In teoria, già dal 2021 l’amministrazione regionale avrebbe dovuto provvedere a farsi trovare pronta con un nuovo bando. Ma prima c’è il Covid-19, e ad Aditus viene concesso un allungamento «dei termini per un periodo complessivo di giorni 232, corrispondente al valore globale della chiusura al pubblico negli anni 2020 e 2021». La nuova scadenza è il 4 gennaio 2022. Da quel momento in poi cominciano le dilazioni del contratto (quattro) e le proroghe tecniche, l’ultima fino al 30 aprile, motivate dal bisogno di «evitare un grave pregiudizio per la fruizione dei siti del Parco [...] nella misura strettamente necessaria».
La nuova procedura per quattro anni più due è di agosto 2024, con scadenza ottobre dello stesso anno. Chi ha preso parte alla procedura si lascia sfuggire tra i denti un «È scandalosa una gara che dura due anni». Anime candide: quella di prima ne è durata sette. Per questa procedura, si inizia con uno spostamento dei termini: fra il bando pubblicato online e quello trasmesso dal rup ci sono una certa quantità di differenze. C’è un codice di lavori richiesti sbagliato; sono diversi i termini di scadenza; manca interamente l’articolo del bando che avrebbe previsto la possibilità, per la Regione, di non aggiudicare la gara in caso di mancanza di offerte vantaggiose. È, in pratica, un «refuso informatico» di peso su un bando da dieci milioni e passa. Ci vogliono otto mesi perché si arrivi all’apertura delle buste, a giugno 2025. Ma di nuovo s’inceppa tutto. Cambia il direttore del parco, arriva da Siracusa Carmelo Bennardo e, adesso, tutto rischia di congelarsi di nuovo. Perché dalla città di Archimede il neo-direttore porta con sé una polemica, finita nelle aule di giustizia, con una delle società partecipanti alla gara, la citata Aditus. Che adesso invoca l’incompatibilità, una verifica ispettiva e l’istituzione di una commissione super partes.
Dal canto suo, però, l’architetto non si cura di loro ma guarda e passa. Anzi, scrive. E ottiene. Il PalaCongressi di Taormina viene concesso dal Comune al Parco, gratis, per farne la nuova biglietteria temporanea. Prima fino al 30 settembre 2026, prorogabile fino al 31 dicembre. A firmare la proposta è l’assessora al Turismo Beatrice Briguglio. La giunta di Cateno De Luca approva. Non è chiaro, però, chi dovrebbe occuparsi di staccare i biglietti e controllare i tornelli per il vicino Teatro antico. Un tema che esiste, se si considera che per lo sbigliettamento a Siracusa l’architetto Bennardo ha ricevuto una brutta tirata d’orecchie dell’Anac, che contestava proprio l’assegnazione diretta mentre la gara d’appalto pubblica era in corso.
Se siano state queste mosse, o l’assessore Francesco Scarpinato che chiede chiarimenti, a rallentare di nuovo la gara di Taormina non si sa. Il 2 marzo si sarebbe dovuta svolgere la seduta con cui la commissione di gara comunicava i punteggi. I rappresentanti delle imprese partecipanti erano tutti lì, collegati sulla piattaforma di Google. Senza alcuna comunicazione ufficiale, però, la seduta non si è svolta. Ieri la nuova riunione è stata fissata, con una pec non firmata, al 17 marzo. Mentre i sindacati hanno chiesto la convocazione in prefettura. «Una cosa simile - dice chi a questa gara ha partecipato - non l’abbiamo visto in nessun’altra regione d’Italia».