messina
Il femminicidio di Daniela Zinnanti, l'uomo era già gli arresti domiciliari ma il braccialetto non era disponibile
Santo Bonfiglio aveva sulle spalle una sfilza di condanne: lesioni, omicidio colposo. Picchiava Daniela e l'aveva minacciata con un coltello
Due processi in corso per maltrattamenti su Daniela Zinnanti. Non solo, Santo Bonfiglio, il 67enne che ha confessato di avere ucciso Daniela, conta una serie di condanne già subite per una sfilza di reati: porto d'armi, furto in concorso, omicidio colposo, lesioni personali e minacce. Eppure Bonfiglio era semplicemente agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, misura che lo stesso gip che l'ha emessa, Salvatore Pugliese, ha ritenuto fosse la «minima adeguata».
Il braccialetto elettronico, però, non era a disposizione delle forze dell'ordine a Messina, così, un mese dopo l'ordinanza del 14 febbraio, Bonfiglio è andato a casa di Daniela con un coltello in mano e l’ha uccisa. Ieri mattina è stato di nuovo interrogato dai magistrati di Messina in carcere, e ha confermato la confessione di martedì sera, quando ha raccontato di avere portato con sé il coltello e di non ricordare più dove lo ha gettato. Oggi, invece, sarà conferito l'incarico al medico legale, Alessio Asmundo, per procedere con l'autopsia. Intanto alcune date balzano agli occhi. Il 9 giugno del 2025 Bonfiglio era stato già posto ai domiciliari. Durati pochissimo. La misura è stata attenuata appena sette giorni dopo, in quella più lieve di avvicinamento, alla quale era seguito l'ammonimento del questore, Annino Gargano. Tutto qui. Un ammonimento per le violenza perpetrate su Daniela Zinnanti, la donna di 50 anni, che poi avrebbe ucciso 9 mesi dopo.
Cos'era successo a maggio? Lei l'aveva lasciato, e lui non rassegnandosi, era andato da lei, in questa occasione: la colpiva con un pugno in testa facendola cadere al suolo, al contempo tentando di sottrarle il telefono cellulare in modo da evitare che potesse chiedere aiuto, infierendo con calci e pugni fino a farle perdere i sensi, continuando nell'azione violenta, trascinava la donna dalle braccia all'interno della camera da letto e, dopo averle gettato dell'acqua in faccia nel tentativo di rianimarla, continuava a schiaffeggiarla sebbene la donna lo implorasse di andare via». Intanto il procedimento per maltrattamenti nei confronti di Daniela è andato avanti lo stesso, e il 25 marzo ci sarebbe stata la prossima udienza. Poi una serie di liti continue con interventi di 118 e polizia segnavano il loro rapporto. Fino allo scorso 5 febbraio. Cos'è successo quel giorno lo racconta Daniela nella denuncia: «Lui improvvisamente è andato in cucina e si è ripresentato da me con un coltello che non era da cucina e non lo avevo mai visto, con la lama lunga».
E continua: «Mi ha minacciata mettendomi quel coltello che teneva nella sua mano destra vicino al mio fianco sinistro dicendomi ti ammazzo, ti scannu, ubriacona di merda e pazza'. L'ho supplicato di smetterla: mi ha iniziato a riempire di botte». Violenze reiterate, che hanno convinto il gip: «Una misura di obbligo è evidente che (come l'ammonimento del Questore in atti) non avrebbe alcuna efficacia deterrente», scrive Pugliese che definisce, quindi, gli «arresti domiciliari con braccialetto elettronico» la misura «minima adeguata». Una misura, però, che non è stata applicata per carenza dello Stato.

