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Il caso

Benzina, prezzi alle stelle ma sui rincari da record l’ombra delle speculazioni

Carburante aumenta di circa 30 centesimi dopo il conflitto: Sicilia tra le regioni più care, scattano esposti per sospetta speculazione e richiesta di trasparenza sui prezzi.

13 Marzo 2026, 08:05

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Benzina, prezzi alle stelle ma sui rincari da record l’ombra delle speculazioni

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Con lo scoppio del conflitto che vede coinvolti Israele e Stati Uniti su un fronte e Iran sull’altro, l’Italia ha registrato un’improvvisa crescita del prezzo del carburante, mediamente più alto di 30 centesimi rispetto ai giorni prima della guerra: le modalità di tale impennata risultano però abbastanza anomale e sono già partiti i primi esposti, anche dalla Sicilia.

L’isola, secondo i dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, è tra le regioni con i costi più alti: la media indica 2,05 per il Diesel e 1,83 per la benzina. Tra i distributori del capoluogo si vive uno scenario surreale: sono tantissime ogni giorno le persone che si muovono da un capo all’altro della città per trovare il più economico. I costi maggiori vengono riscontrati nei quartieri periferici e in quelli marittimi: in via Lanza di Scalea gran parte dei monitor del Diesel segna 2,40 alla voce fai da te, in zona porto 2,09 per il servito. Le eccezioni non mancano: un distributore nei pressi del Cruise Terminal segna 1,99 per il Diesel e 1,82 per la benzina. Anche in via Terrasanta c’è chi ha prezzi più economici, come 1,93 per il Diesel e 1,79 per la benzina, ma basta fare pochi metri e in piazza Virgilio i monitor segnano rispettivamente 2,09 e 1,87.

Al sentimento di malcontento nel fronteggiare l’ennesimo aumento si affianca la scarsa comprensione per le ragioni che lo hanno determinato. La chiusura dello stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, ha fatto schizzare alle stelle il costo del petrolio al barile, ma gli effetti di un simile sovrapprezzo non sono imminenti (di norma ci vogliono almeno due mesi). Nonostante il governo abbia annunciato la volontà di prendere in carico la situazione, l’unico risultato ottenuto finora è che la crescita del prezzo del carburante si sia stabilizzata, senza però calare.

La richiesta è semplice: perché, se oggi il carburante viene comprato a un prezzo normale lo si rivende a 30 centesimi in più? A farsene portavoce è l’avvocato Guglielmo Conigliaro, vicepresidente dell’associazione civica Ora Basta, che ha presentato un esposto a tutte le procure italiane per sospetta truffa commerciale ai danni degli utenti. «Il nostro sospetto - spiega - è che in alcuni casi possano esserci delle speculazioni. Se ad esempio viene indicato un aumento di 20 centesimi al litro, non è possibile che al distributore il prezzo salga di 40 centesimi. Nel complesso questo significa guadagni maggiori per chi vende il carburante all’ingrosso: più litri si vendono, più aumentano i margini. Paradossalmente a rimetterci è proprio il commerciante finale e soprattutto il consumatore

Un altro aspetto che per il legale merita attenzione è che «l’Italia dispone di riserve e giacimenti che permetterebbero di garantire carburante per diverse settimane». Non è credibile parlare di carenza di prodotto: si alzano i prezzi temendo futuri rincari del greggio, anche quando non si sono ancora verificati. In Sicilia, ad esempio, il polo di Melilli rappresenta una risorsa importante per la distribuzione del carburante: nonostante questo, registriamo prezzi molto elevati. Il prossimo passo, conclude Conigliaro, è «continuare con i controlli e fare piena luce sulla formazione dei prezzi. I cittadini hanno diritto a trasparenza e a non essere vittime di possibili speculazioni su un bene essenziale come il carburante».