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Catania, «Soldi a privati uno spreco si liberi l’area del Caito»
L’appello di Arci, “I siciliani giovani” e “Salmastra”: «Il ciclone ha dimostrato vulnerabilità del territorio, si fermi la cementificazione»
I fondi della Regione per la ricostruzione dopo il ciclone Harry sono stati sperperati, mentre il “Caito” l’area di costa a Nord di piazza Europa, data in concessione al Porto Rossi dal 1961, continua a non essere libero.
È un appello accorato (l’ennesimo) quello lanciato dal Comitato catanese Arci, de “I siciliani giovani” e dell’associazione “Salmastra”.
“Non possiamo permettere - spiegano i rappresentanti delle realtà associative - che con la scusa dell’emergenza e delle deroghe si regalino risorse pubbliche a concessionari privati. Non possiamo permettere che interventi urgenti coprano le eventuali responsabilità di chi ha causato danni al nostro mare. Non possiamo soprattutto permettere che la costa ritorni ad essere cementificata e privatizzata (con soldi pubblici) come se nulla fosse successo”.
“Il governo regionale siciliano - ricordano - ha ritenuto prioritario finanziare con 776mila euro, destinati all’emergenza causata dal ciclone Harry, la ricostruzione del porto in concessione alla società Mec Auto di Rossi Pietro & Co. Si tratta di uno schiaffo ai territori distrutti e la dimostrazione che i meccanismi di spesa emergenziali e fuori controllo possono generare gravissime storture e inutili sperperi di risorse. A danno della comunità e ad esclusivo interesse di poche fortunate aziende e clienti privati. Era proprio necessario iniziare i lavori di messa in sicurezza da un porto concesso a privati? Chi ha deciso che quel porto deve rimanere nonostante l’erosione della costa?”.
“L’area del “Caito” è preziosa e fragile - sottolineano - negli ultimi decenni sono state numerosissime le mareggiate e i fenomeni erosivi che hanno compromesso la funzione del porto privato e causato ingenti danni e crolli. Il maltempo ha dimostrato la vulnerabilità del nostro territorio e l’esigenza di non cementificare mai più la costa come fatto finora. L’area del “Caito” non deve e non può più ospitare un porto privato, deve essere bonificata e deve tornare alla fruizione pubblica e libera. Non è più possibile consentire che rimanga ancora ostaggio di interessi privati ed esclusivi. Lanciamo una mobilitazione della società civile, delle istituzioni, della politica, delle cittadine e dei cittadini per riprenderci il nostro mare. Un appello per trasferire gli ormeggi e le attività lavorative legate alla nautica in luoghi più consoni (il porto), per salvaguardare tanto i posti di lavoro quanto quella fragilissima parte di costa”.
Arci, I Siciliani giovani e Salmastra chiedono l’immediato intervento della magistratura e delle istituzioni preposte (Regione, Capitaneria di Porto, Agenzia del Demanio, Comune) per accertare le responsabilità nel disastro che ha colpito il Porto Rossi e che può aver danneggiato irrimediabilmente l’ambiente costiero.”