13 marzo 2026 - Aggiornato alle 15:27
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l'inchiesta

Iacolino fa scena muta davanti ai pm, l'ex manager della Sanità si avvale della facoltà di non rispondere

L'uomo messo da Schifani alla guida del dipartimento della Pianificazione strategica e poi al Policlinico di Messina è accusato di concorso esterno all'associazione mafiosa

13 Marzo 2026, 10:10

11:45

iacolino

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Non ha parlato, come previsto. Salvatore Iacolino è arrivato al Tribunale di Palermo molto presto e si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'ex manager della Sanità è stato convocato per essere interrogato dalla procura che lo ha iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe di Peri e Arnaldo Faro, ha preferito non rispondere alle domande dei pubblici ministeri.

Fino a pochi giorni fa Iacolino, su scelta del presidente della Regione Renato Schifani, ha avuto il potere di decidere quasi tutto nella sanità siciliana, dal suo ruolo di dirigente generale della Pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute. Poi, dopo forti pressioni da parte degli alleati (con Fratelli d'Italia e pezzi di Forza Italia in prima fila) è stato spostato alla guida del Policlinico di Messina, da cui si è dimesso dopo l'inchiesta.

È accusato di avere favorito le attività imprenditoriali del mafioso Carmelo Vetro, suo compaesano - entrambi sono originari di Favara - e di averlo introdotto a personaggi di rilievo della amministrazione regionale e della politica come la vicepresidente dell'antimafia regionale Bernadette Grasso, il capo della protezione civile Salvatore Cocina e manager delle Asp siciliane. In cambio l'indagato, che è stato in passato eurodeputato, avrebbe avuto finanziamenti per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine.

Nella sua abitazione, durante una perquisizione, sono stati trovati i 90.000 euro in contanti. L'indagine nasce da attività investigative sul boss di Favara e ha portato alla scoperta di un sistema di mazzette pagate dal capo mafia al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Entrambi sono stati arrestati. Grazie ai suoi rapporti con il funzionario, Vetro avrebbe avuto appalti in commesse pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti, settore di cui si occupava la sua società An.Sa srl, nonostante una condanna a nove anni per associazione mafiosa, passata in giudicato, gli avrebbe dovuto impedire di lavorare con la pubblica amministrazione.