L'appello
Confimprese scrive all’arcivescovo di Palermo: “Prime comunioni rinviate, danno economico da 20 milioni”
A Palermo l'accorpamento di prima comunione e cresima mette a rischio un indotto da circa 20 milioni: commercianti chiedono confronto con la Curia su impatto sociale ed economico
A Palermo la riorganizzazione del calendario dei sacramenti per i bambini riaccende il dibattito non solo sul piano pastorale, ma anche su quello economico. L’associazione Confimprese Palermo ha infatti inviato una lettera all’arcivescovo Corrado Lorefice chiedendo di aprire un confronto sulle modifiche introdotte nel percorso di iniziazione cristiana dei fanciulli.
Secondo l’associazione dei commercianti, l’accorpamento di Prima comunione e Cresima e il conseguente ridimensionamento delle celebrazioni avrebbe prodotto effetti economici rilevanti per il tessuto produttivo cittadino. “Secondo le nostre stime – spiega il presidente Giovanni Felice – nella sola città di Palermo il ridimensionamento delle celebrazioni ha generato nell’ultimo anno un danno economico già stimabile in circa 20 milioni di euro”.
L’impatto riguarderebbe soprattutto un indotto diffuso composto in gran parte da piccole e microimprese. Ristoranti, negozi di abbigliamento per cerimonia, fotografi, pasticcerie, fiorai e altri servizi collegati vivono infatti anche della stagionalità legata agli eventi familiari. “Si tratta di un sistema economico radicato nel territorio – continua Felice – che ha risentito in modo significativo del ridimensionamento delle celebrazioni”.
Secondo i dati elaborati da Confimprese Palermo, in città si celebrano mediamente tra le 3.000 e le 3.300 prime comunioni ogni anno. Un fenomeno che, considerando anche le spese sostenute dagli invitati, muove una filiera economica rilevante oltre a rappresentare una tradizione molto sentita dalle famiglie palermitane.
Per l’associazione, infatti, le prime comunioni non sono soltanto un evento religioso, ma anche un momento di forte socialità e condivisione. “In un tempo in cui le occasioni di incontro familiare sono sempre più rare – osserva Felice – queste celebrazioni rafforzano i legami tra generazioni e la vita comunitaria”.
Nella lettera inviata alla Curia, Confimprese chiede quindi che la diocesi mantenga aperto un dialogo sulle scelte pastorali che riguardano l’iniziazione cristiana dei bambini. L’obiettivo, sottolinea l’associazione, è avviare una riflessione condivisa che tenga insieme la dimensione educativa della fede, la vita delle famiglie e l’equilibrio del tessuto economico locale.
“Non si tratta soltanto di numeri – conclude Felice – ma di un equilibrio complessivo che riguarda famiglie, comunità e attività del territorio. Per questo auspichiamo che si possa aprire un confronto sereno e costruttivo con tutte le istituzioni coinvolte”.