la sentenza
Annullata la condanna per diffamazione a Cateno De Luca contro l'ex procuratore Vincenzo Barbaro
La Corte Suprema gli ha riconosciuto di aver esercitato legittimamente il diritto di critica
La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la sentenza con cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva condannato Cateno De Luca per diffamazione nei confronti dell’ex Procuratore Generale di Messina, Vincenzo Barbaro. A renderlo noto è l’avvocato Carlo Taormina che difende il sindaco di Taormina. De Luca in primo grado era stato condannato a otto mesi di reclusione e al risarcimento dei danni. Successivamente la Corte reggina aveva riformato la sentenza, escludendo il risarcimento e applicando una modesta pena pecuniaria.
«De Luca ha scelto di ricorrere in Cassazione, fermamente convinto di aver denunciato all’opinione pubblica comportamenti del magistrato, gravi ma veri e che gli avevano fatto conoscere l’onta dell’arresto per ben due volte, l’ultima solo dopo due giorni dalla sua elezione a deputato regionale» spiega il legale. In particolare «nel corso di interviste giornalistiche, televisive e nel libro “Lupara Giudiziaria”, De Luca aveva evidenziato la proliferazione innaturale di processi a suo carico, gli attacchi perpetrati nei confronti di tutti coloro che a vario titolo operavano con lui nella politica e nell’attività lavorativa – prosegue ancora l’avvocato Taormina – problematicità nell’assunzione del figlio di Barbaro nel tormentato settore della formazione e nella partecipazione dello stesso ad aste pubbliche che si celebravano nello stesso Tribunale di Messina fino alla perpetrazione dell’attacco frontale con tanto di arresto con l’accusa di associazione per delinquere che ha rischiato di distruggere un patrimonio imprenditoriale fatto di grandi professionalità e maestranze».
De Luca si è quindi ricolto alla Cassazione che ha riconosciuto a De Luca di aver esercitato legittimamente il diritto di critica, per di più ritenendo l'intento diffamatorio incompatibile con la reazione di un cittadino sottoposto a un decennio di procedimenti giudiziari, poi smentiti da una raffica di sentenze di assoluzione passate in giudicato» conclude. La Cassazione ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà ora procedere a un nuovo giudizio.