Le ragioni del No
Referendum, Barrera: «Il pm separato dall’ordine giudicante è un pm sottoposto al potere esecutivo»
Intervista al sostituto procuratore di Catania
Continua lo spazio dedicato alla riforma costituzionale della giustizia. Un percorso che accompagnerà i lettori verso il Referendum del 22 e del 23 marzo. Due interviste sui due fronti, due volte a settimana, con dei tecnici della materia: giuristi, accademici del diritto, avvocati, magistrati. Una scelta d'informazione e formazione per arrivare preparati al voto.
«Il referendum ha ad oggetto una riforma costituzionale del potere giudiziario, così come
disegnato dal Costituente; riguarda l’assetto costituzionale della magistratura e non invece il suo
funzionamento quotidiano nella aule di giustizia», così Antonella Barrera, sostituto procuratore di Catania sulla proposta di riforma costituzionale della giustizia.
Dottoressa, la mia domanda è diretta: perché votare No al Referendum?
Perché quello di cui tutti cittadini hanno bisogno è una riforma del sistema giustizia, una riforma
che affronti tutte le concrete problematiche che impediscono alla macchina della giustizia di
funzionare come dovrebbe, di dare risposte celeri e, come tali, efficaci alla domanda di giustizia
interessi dei cittadini. Il referendum, infatti, ha ad oggetto una riforma costituzionale del Potere giudiziario, così come
disegnato dal Costituente; riguarda l’assetto costituzionale della magistratura e non invece il suo
funzionamento quotidiano nella aule di giustizia. Mi preme molto che gli elettori si rendano conto
della reale portata di questa riforma, perché purtroppo negli slogan ed in certi interventi
propagandistici si fa riferimento a tutt’altro, ingenerandosi così l’erroneo convincimento nel
cittadino che si tratti di un intervento legislativo che finalmente porrà fine al malcontento per tutto
quello che non va oggi nel sistema giudiziario.
Questa riforma la preoccupa?
Sì, moltissimo e sotto diversi punti di vista. La modifica della Costituzione oggetto della proposta referendaria incide negativamente, stravolgendolo, sull’assetto della Magistratura quale Potere dello Stato, indipendente e sottoposto
soltanto alla legge; nel momento in cui viene meno l’unicità dell’ordine giudiziario che rende
Pubblico Ministero e Giudice appartenenti al medesimo ordine e quindi portatori di un’unica
formazione, di un’unica cultura della giurisdizione, pur nella diversità delle funzioni svolte, il ruolo
del Pubblico Ministero sarà inevitabilmente privato della sua originaria essenza, voluta dal
Costituente e pienamente confermata dalla riforma Vassalli, di Parte imparziale del processo
penale. Il Pubblico Ministero esercita, rectius deve esercitare le sue funzioni con il medesimo fine che
muove il Giudicante, vale a dire quello dell’accertamento della verità processuale, sia essa contro
l’imputato che a favore dell’imputato. Il dovere del pm parte imparziale del processo è, infatti, con la medesima cogenza, quello di chiedere la condanna o di chiedere l’assoluzione dell’imputato, a seconda degli esiti della
istruttoria dibattimentale che ben potrebbe consentire sia l’acquisizione della prova certa della
responsabilità penale dell’imputato (con conseguente richiesta di condanna da parte del P.M.) sia
la prova della sua innocenza (con conseguente richiesta di assoluzione da parte del P.M.).
Il P.M., al pari del Giudice, non deve perseguire alcuna tesi preconcetta, non ha un risultato da
perseguire a tutti i costi, non ha un processo da vincere e non perde un processo se l’imputato
sarà assolto.
Quale aspetto è più pericoloso?
Da Pubblico Ministero mi preoccupa moltissimo la separazione delle carriere. Basta guardare con attenzione ad altri sistemi anche europei in cui essa già vige e più volte citati dai sostenitori del sì quali modelli virtuosi cui ispirarsi, per rendersi conto che il pm separato dall’ordine giudicante è un pm sottoposto al Potere esecutivo, che riceve direttive dal Ministro
sulle indagini e sull’esercizio dell’azione penale. Se poi si vuole guardare alla riforma in modo sistematico e ci si sofferma sulla espropriazione al Csm, organo di autogoverno della magistratura, del potere disciplinare che passa ad un organo di
nuova istituzione caratterizzato da una componente laica scelta dalla maggioranza di turno (alla quale si aggiungono magistrati scelti invece a sorte quindi in modo del tutto casuale) si comprende come il pericolo di una magistratura sempre più sottomessa al controllo Politico, anche con lo spauracchio del disciplinare, è più che attuale.
Da pm pensa che perderà il sentimento viscerale delle giurisdizione?
Non vi sono dubbi che, se passasse la riforma, mi dispiacerebbe perdere quel ruolo che orgogliosamente attribuisco alla funzione che esercito (ormai da 23 anni) di Pubblico Ministero quale primo giudice del fatto, primo anche rispetto al Tribunale di primo grado. Non ho mai pensato di assumere le funzioni di giudice, penale o civile, ho sempre desiderato essere un Pubblico Ministero e le indagini che ricordo con più emozione e soddisfazione professionale oltre che umana sono state quelle in cui, all’esito delle investigazioni, ho avanzato al Giudice per le indagini preliminari motivata richiesta di archiviazione in favore dell’indagato. Il pm deve lavorare anche per “difendere” l’indagato da una accusa ingiusta, ma anche da un processo che non potrebbe mai giungere ad una pronuncia di condanna, come vuole oggi il nostro codice di rito dopo la riforma Cartabia.
Se ci pensiamo bene, già nella citata riforma entrata in vigore nel 2023, si è ritenuto di potenziare il ruolo del pm quale “primo giudice del fatto” perché è stato espressamente previsto che se il pubblico ministero ritiene che all’esito delle indagini non siano stati raccolti elementi di prova che potrebbero fondare, con ragionevole verosimiglianza, una sentenza di condanna da parte Giudice, allora non dovrà esercitare l’azione penale, non dovrà chiedere il rinvio a giudizio dell’imputato, ma
l’archiviazione al Giudice per le indagini preliminari. Il pm è chiamato quindi ad esprimere una valutazione processuale secondo il parametro terzo ed obiettivo che utilizzerebbe il Giudice.
Il futuro della democrazia è davvero a rischio?
La nostra democrazia si basa su un principio fondamentale che è quello della separazione dei Poteri dello Stato. Quando si pongono le basi per un sistema in cui uno di tali Poteri può controllare o prevalere sull’altro, l’equilibrio costituzionale si spezza e la prima ad essere colpita è la democrazia. In altri termini chi ne pagherà le conseguenze sono i cittadini, noi tutti.
Il sorteggio può drenare le devianze delle correnti?
Assolutamente no. Va chiarito che le cosiddette “correnti” sono esclusivamente un fenomeno umano più che lecito, intrinsecamente connaturato al diverso sentire di cui ogni magistrato, così come ogni cittadino che eserciti il diritto di voto, è legittimo portatore. Non bisogna quindi confondere l’appartenenza alle correnti con la deriva del c.d. correntismo. Quest’ultimo,
tristemente saltato agli onori della cronaca dopo i noti fatti del 2019, è certamente un male per la magistratura pulita, impegnata, laboriosa (mi consenta di dire la stragrande maggioranza della magistratura), ma questo lo sanno bene tutti quei magistrati, me compresa, che crediamo nell’importanza dell’associazionismo pulito. Lo speditivo rimedio del sorteggio introdotto per la nomina dei componenti dei due CSM e dell’Alta Corte disciplinare non eliminerebbe affatto né le correnti, né, purtroppo, quelle devianze che riguardano il singolo magistrato, certo non l’intera categoria.