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A Lampedusa c'è un morto tra i naufraghi salvati in mare: nel Mediterraneo è di nuovo emergenza umanitaria
La vittima è un 21enne pakistano: non ha retto alla fatica della traversata. Oltre 80 persone salvate da Mediterranea, Emergency e Sea-Watch, tra cui donne e minori
Il Mediterraneo continua a essere scenario di tragedie quotidiane. Come denuncia l’Ong Sea Watch, “si continua a morire nell’indifferenza”, mentre a livello globale divampano nuovi focolai di guerra.
L’ultima, lacerante perdita si è consumata nella notte a Lampedusa: insieme a 200 superstiti è giunta sull’isola anche la salma di un giovane pakistano di appena 21 anni, deceduto durante la traversata tra le braccia di un coetaneo compagno di viaggio.
A circa 60 miglia a sud-ovest di Lampedusa, l’imbarcazione a vela Safira della ong Mediterranea Saving Humans ha invece tratto in salvo 40 persone. L’operazione, avviata in risposta a un “MayDay Relay” di Frontex e supportata dalle segnalazioni dell’aereo Seabird 1 di Sea-Watch, ha scongiurato il peggio: i naufraghi, partiti ieri dalla Libia, si trovavano su un gommone alla deriva, sovraccarico e con i tubolari sgonfi, in imminente pericolo di affondare. Tra i soccorsi figurano sette donne e diversi minori. Le condizioni a bordo hanno richiesto un intervento medico urgente per un ragazzo con gravi ustioni in più parti del corpo e per altre cinque persone colpite da ipotensione e vomito, stremate dalla lunga permanenza in mare. Informate le autorità competenti, la Safira ha fatto rotta verso Lampedusa per procedere allo sbarco.
Contestualmente, nelle acque internazionali della zona Sar libica, anche la nave Life Support di Emergency ha portato a termine un’operazione salvando 41 persone. L’equipaggio ha individuato un gommone sovraffollato e in difficoltà, i cui passeggeri erano completamente privi di giubbotti di salvataggio. I fuggitivi provengono da Sudan, Somalia e Sud Sudan; tra loro una donna in gravidanza e nove minori non accompagnati. Trasferiti in sicurezza a bordo, i migranti sono assistiti dal personale sanitario e dai mediatori culturali di Emergency, mentre l’imbarcazione resta in zona, pronta a intervenire nuovamente in caso di necessità.