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Il profilo

Contrada e i "segreti" di Stato: cosa resta dopo la sua scomparsa?

Ha rappresentato un pezzo nodale della stagione delle Stragi. Un personaggio controverso: "condannato" da alcuni, difeso da altri.

13 Marzo 2026, 21:16

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Palermo, è morta la moglie di Bruno Contrada

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Una cosa è certa: Bruno Contrada è morto portandosi nella tomba molti segreti di Stato. Un uomo dal doppio volto: difeso da alcuni, "condannato" da altri. Un uomo delle Istituzioni che è stato asservito a Cosa Nostra. Ma per tanti è stata una vittima di malagiustizia («un perseguitato»). Contrada aveva 94 anni. Il cuore ha smesso di battere in ospedale ieri sera. Era stato ricoverato per una polmonite.

La storia di Contrada si incrocia con il periodo buio delle stragi mafiose. Ma anche della misteriosa scomparsa di Mauro De Mauro, giornalista de L'Ora, che frequentava gli uffici della squadra mobile di Palermo quando Contrada lavorava con Boris Giuliano, poi ammazzato dalla mafia. Tante nubi e ombre girano attorno alla figura dell'ex poliziotto che è stato condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Pena completamente scontata. Fu arrestato la vigilia di Natale del 1992, quando era il numero 3 del Sisde, il servizio segreto civile.

Una sentenza quella di Contrada che porta a un processo parallelo. Ma in Europa. Per tre volte, tra il 2014 e il 2024, la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha condannato l'Italia: all'epoca il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che non è tipizzato dal legislatore, non aveva ancora avuto una precisa definizione giurisprudenziale. Quel processo non si sarebbe dovuto celebrare. Contrada è stato risarcito per "ingiusta detenzione".

La trafila è lunga. Nel 2015, la Cedu stabilisce che, per il periodo storico contestato a Contrada (1979–1988), la figura del concorso esterno—plasmata dalla giurisprudenza italiana e chiarita solo dalle Sezioni Unite a partire dal 1994—non fosse “sufficientemente chiara e prevedibile” ai sensi dell'articolo 7 CEDU (“nulla poena sine lege”). Per questo motivo la condanna viola la Convenzione. Ma dopo una serie di pronunce si arriva al dicembre 2022, quando in sede di rinvio, la Corte d'appello riconosce solo in parte la riparazione: circa 285.342 euro. Ed è qui il cuore giuridico della vicenda. Secondo i giudici, pur essendo “imprevedibile” all'epoca una condanna per concorso esterno, le condotte attribuite a Contrada avrebbero comunque potuto integrare (prevedibilmente) il diverso reato di favoreggiamento.

La decisione (seppur "rivista") della Cedu per l'avvocato Stefano Giordano, per anni difensore dell'ex poliziotto, è stata la conferma di un «errore giudiziario». Per Antonio Ingroia, pm del processo di primo grado, invece «la sentenza di condanna penale sia definitiva è un fatto insuperabile».

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, commenta così la morte di Contrada: «Avrei voluto che questo individuo morisse in carcere, che era il luogo dove meritava di morire. Purtroppo è stato tirato fuori dal carcere. Contrada è responsabile aver occultato tutta una serie di misteri».

A puntare il dito contro Contrada (che sarebbe stato un pupazzo nelle mani del boss Rosario Riccobono) sono stati molti collaboratori di giustizia: da Tommaso Buscetta a Francesco Marino Mannoia. Gaspare Mutolo fece il nome di Contrada addirittura a Paolo Borsellino.

Le ombre poi portano a Caltanissetta. Quando Giovanni Tinebra, allora procuratore di Caltanissetta, affidò a Contrada un ruolo investigativo. Attività che per protocollo sarebbe stata vietata ai servizi di sicurezza. Ma anche su questo rimangono tanti misteri. Il suo nome ultimamente è riemerso nell’omicidio di Piersanti Mattarella. Precisamente nel caso del “guanto scomparso” trovato nell’auto dei killer; gli atti citano la presenza di Contrada tra i primi a raccogliere informazioni dai familiari, circostanza su cui l'ex dirigente ha sempre offerto la propria versione difensiva, negando di aver avuto ruolo in eventuali depistaggi.

Contrada, fino alla fine, ha sempre rivendicato la propria innocenza e il servizio allo Stato. Ma gli interrogativi restano. E sono tanti.