14 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:53
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La bufera giudiziaria

Iacolino si cuce la bocca dai pm e Cocina ammette: «Mi chiese di vedere Vetro»

Nelle carte dell’inchiesta: il boss favarese “sponsorizzato” da dirigenti regionali. Il capo della protezione civile regionale ha ricevuto due mesi fa la telefonata dal burocrate indagato finita nel mirino della procura di Palermo

14 Marzo 2026, 04:59

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Iacolino si cuce la bocca dai pm ma Cocina lo "accusa": «Mi chiese di vedere Vetro»

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Salvatore Iacolino già alle 8,30 di ieri mattina era fuori dal Palazzo di Giustizia di Palermo. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, il burocrate ha detto solo una frase ai pm: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Una scelta difensiva che non ha sorpreso: il burocrate, ex Dg del Policlinico di Messina e all’epoca delle indagini dirigente generale della Pianificazione strategica all'assessorato regionale alla Salute, non ha ancora letto le carte che hanno portato la procura a iscriverlo nel registro degli indagati per concorso esterno all’associazione mafiosa. È stato il suo rapporto, fin troppo stretto, con il compaesano favarese Carmelo Vetro - condannato per mafia - a esporlo ai radar degli investigatori. Eppure poteva essere avvertito. Già dall’estate scorsa sia il collega dirigente regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi che Vetro (finiti in manette lunedì scorso) sapevano di essere «monitorati dagli sbirri».

Iacolino ha continuato a incontrare e parlare con Vetro, il boss-massone di Favara. E a fare chiamate per presentare «l’amico» nei corridoi degli uffici della Regione Siciliana. Il burocrate della sanità avrebbe «agevolato incontri e contatti con pubblici amministratori, anche con funzioni apicali». E fra questi è citato il dirigente del Dipartimento della protezione civile Salvatore Cocina.

«Le posso solo dire che è vero, un paio di mesi fa, Iacolino - ammette Cocina al telefono a La Sicilia - mi fece una telefonata chiedendomi di incontrare questa persona di nome Carmelo Vetro». Direttore, ma alla fine c’è stato l’incontro con il boss favarese? «C’è un'indagine in corso e per rispetto degli inquirenti e dell’indagato non mi sento di aggiungere altro», è il commento misurato del capo della protezione civile regionale.

 

 

L’inchiesta è scattata nel 2023. E attraverso alcune intercettazioni è venuto fuori il nome di Salvatore Iacolino. Da lì le indagini a suo carico che hanno fatto scattare le perquisizioni e i sequestri di telefonini e contanti. Molto probabilmente dopo che il burocrate consulterà i faldoni potrebbe chiedere lui stesso di essere ascoltato dai pm al fine di chiarire ogni aspetto. Resta però un dato che per i pm è riscontrato: la consapevolezza di Iacolino di chi fosse Vetro. E che le imprese che rappresentava - in primis l’Ansa Ambiente - fossero riconducibili al boss, che avendo una condanna per mafia non avrebbe potuto lavorare con la pubblica amministrazione.

Ma non c’è solo Iacolino alla Regione Siciliana a sponsorizzare Vetro. Anche Teresi è un «pr» molto impegnato. La conferma arriva da una conversazione del 7 novembre 2024 fra altri due indagati, l’imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto Giovanni Aveni e il funzionario tecnico regionale Francesco Mangiapane. Ecco lo scambio di battute in merito a dei servizi affidati a Vetro su preciso input di Teresi. Mangiapane: «E quel cretino di Giancarlo (ndr Teresi) che dice... no c’è il cosa... (ndr l’intermediario) Ma che cosa?... Chi è... Tu hai contatti con l’impresa...»

Aveni: «Lui lo ha portato...»

Mangiapane: «L’impresa fa i lavori o non fa i lavori... Te lo ha indirizzato Giancarlo?... (ndr Teresi)»