Palermo
Critiche dei commercianti su cresime e comunioni, l'arcivescovo tira dritto: "La fede viene prima del profitto"
Confimprese aveva scritto a Lorefice lamentando i danni economici per l'unificazione delle cerimonie dei sacramenti
Dopo le preoccupazioni espresse da Confimprese per il calo delle celebrazioni tradizionali delle prime comunioni grazie al nuovo modello di catechesi che modifica tempi e modalità di accesso ai sacramenti, l’Arcidiocesi di Palermo interviene con una nota ufficiale per chiarire il senso del nuovo percorso catechistico avviato nelle parrocchie. Una scelta definita “educativa e coraggiosa”, che punta a rinnovare l’iniziazione cristiana dei più giovani, anche a costo di rinunciare a consuetudini ormai radicate.
La Curia, pur riconoscendo i possibili riflessi economici per alcune attività legate alle cerimonie – come ristorazione, fotografia e organizzazione di eventi – sottolinea che il cambiamento nasce da una priorità pastorale: offrire ai bambini e ai ragazzi un percorso di fede più autentico e meno legato alla dimensione puramente rituale o sociale della celebrazione. Secondo l’Arcidiocesi, il nuovo cammino di catechesi si ispira a un modello “più evangelico” e intende riportare al centro il significato dei sacramenti come tappe di crescita nella vita cristiana, piuttosto che momenti isolati celebrati soprattutto per tradizione familiare.
«La nostra Chiesa sta generando un cambiamento importante con un rinnovato percorso di catechesi – si legge nella nota – una scelta non facile né comoda, ma necessaria per un cammino più autentico verso la vita cristiana attraverso i sacramenti». La Curia afferma con chiarezza che l’educazione alla fede deve rimanere prioritaria rispetto alle logiche economiche o al mantenimento delle abitudini sociali. “Abbiamo scelto di non svilire l’annuncio del Vangelo per accontentare abitudini che oggi non iniziano più alla vita cristiana”, viene spiegato.
Un passaggio particolarmente netto riguarda il rapporto tra dimensione spirituale e interessi economici. «Pur comprendendo le difficoltà di alcuni operatori economici – scrive l’Arcidiocesi – non possiamo mettere il profitto prima della persona, né le abitudini sociali prima della fede». La Curia riconosce tuttavia le difficoltà di alcune categorie che ruotano attorno alle celebrazioni, ma invita il mondo economico a leggere il cambiamento come un’opportunità più ampia di crescita culturale e sociale. L’appello è quello di esercitare una “responsabilità sociale autentica”, sostenendo un percorso che, nelle intenzioni della diocesi, potrebbe contribuire a costruire comunità più coese e una cultura più solida.
«Anche nel mondo economico – si legge ancora – è possibile essere protagonisti di una rinascita culturale, educativa e spirituale. La Chiesa è sempre disponibile a costruire alleanze nuove ma non può rinunciare alla propria missione educativa». Una posizione che rilancia il confronto, invitando comunità ecclesiale e mondo civile a condividere la responsabilità di un cambiamento che punta, nelle intenzioni della diocesi, a restituire profondità e senso all’esperienza della fede.