L'esame sul corpo della vittima
Oltre 30 coltellate e una alla gola: l'autopsia svela la ferocia del femminicidio di Daniela Zinnanti
Ferite alle mani che svelano come abbia tentato di difendersi e una alla gola che esclude un'agonia prolungata: il corpo senza vita è stato ritrovato solo il giorno dopo
Le ferite alle mani raccontano come Daniela Zinnanti, la 50enne uccisa a Messina, lo scorso 9 marzo, abbia tentato di difendersi. L'autopsia fatta oggi dal medico legale, Alessio Asmundo (lo stesso del plurimo omicidio a Montagnareale), ha svelato la ferocia con cui è stata uccisa: più di 30 coltellate, all'addome e in altre parti del corpo. Una alla gola: è questa coltellata che lascia escludere che la sua sia stata una lenta agonia. Dopo che Santo Bonfiglio è andato via da casa sua, la sera di lunedì 9 marzo, la figlia l'ha scovata senza vita solo il giorno dopo. Per questo si temeva che fosse morta agonizzante. L'autopsia ha escluso che possa essere sopravvissuta a lunga a una simile aggressione. Bonfiglio, reo confesso del femminicidio, è stato arrestato il giorno dopo e l'arresto è stato poi convalidato venerdì. Il 67enne, ex compagno di Zinnanti, è già a processo per le passate violenze sulla donna. Una del maggio 2025 e l'altra dello scorso febbraio. Ed ha a suo carico una condanna a 10 anni per tentato omicidio, poi ridotta a 3 anni in Appello, con reato derubricato a lesioni semplici, per avere aggredito a calci e pugni e con coltellate la sua convivente di allora, nel 2008.