Catania
A 28 anni dall’esplosione riaprirà via Grotta Magna: «Palazzina da abbattere»
Dieci giorni per demolire l'edificio pericolante di via Plebiscito: dopo lo scoppio del 1998 e 28 anni d'abbandono il Comune di Catania chiama a rispondere nove proprietari
«Dieci giorni per abbattere la palazzina». Questo il perentorio ultimatum dato dal Comune di Catania ai proprietari dell’immobile fatiscente che si trova in via Plebiscito ad angolo con la via Grotta Magna, accanto alla chiesa dei Cappuccini che dà il nome al quartiere. L’ordinanza del sindaco che impone l’operazione è stata emessa il 12 marzo ma arriva dopo anni di abbandono per la palazzina di due piani fuori terra, distrutta il 2 agosto del 1998 da una violenta esplosione di una bombola di gas da cucina. Lo scoppio provocò anche la morte di una anziana signora, residente in un appartamento contiguo, il cui pavimento sprofondò, oltre al ferimento di tre passanti. L'esplosione avvenne nella cucina della bottega di un fornaio al piano terra.
Dopo quasi 28 anni, potrebbe quindi arrivare la fine dell’isolamento per la strada, chiusa proprio per i pericoli di crollo. «Io ricordo ancora l’esplosione di quel giorno - riferisce un residente della zona - per quanto ricordo fu un atto deliberato del bottegaio. Io, se devo essere sincero, ci credo poco: dieci anni fa si parlò di eliminare almeno l’impalcatura, cosa mai avvenuta». Il riferimento è a uno dei tanti interventi della Municipalità che richiedevano la messa in sicurezza. Tra i vari: nel 2007 fu l’allora presidente Alessandro Messina a chiedere l’abbattimento, nel 2014 il suo omologo Salvo Romano. Oggi il loro successore, Francesco Bassini, crede invece che «è la volta buona». L’attuale presidente del I Municipio da settimane porta avanti una campagna di sensibilizzazione per porre rimedio alle tante situazioni simili in immobili di tutta la zona del centro «spesso ereditati da persone che non se ne sono mai occupate». Esattamente come nel caso di via Grotta Magna dove i proprietari a cui è stato intimato dal Comune di procedere entro dieci giorni, a pena poi di un intervento della stessa amministrazione per motivi di protezione civile con conseguente rimborso dei costi, sono ben nove. E tra questi ci sono anche quattro ultranovantenni. Le situazioni più critiche, elencate da Bassini, oltre all’immobile di via Grotta Magna, sono «via di Giacomo, via della Palma, via Naumachia». E a queste si aggiunge l’ex consorzio agrario di via Colombo dove nelle scorse settimane è stata trovata morta la 36enne Elisabeta Boldijar.
L’ordinanza arriva dopo ben tre verifiche tecniche succedutesi in questi mesi a partire da dicembre, che hanno certificato lo stato di pericolo. E Bassini rivendica il risultato: «Non è il frutto di una semplice richiesta protocollata e lasciata nel cassetto. La differenza tra una richiesta e un risultato sta nel cuore e nella costanza che si mettono nel seguirla. Non mi sono limitato all'ordinaria amministrazione o all'invio di atti formali. Ho presidiato l'iter burocratico in ogni sua fase, interfacciandomi costantemente con l'amministrazione centrale per assicurarmi che il percorso non subisse rallentamenti», conclude.