Mobilità
Smart road anche in Sicilia: il punto in un convegno UniCt
Sensori sull’A19 e risultati del progetto SmartRoDrive che evidenziano vantaggi dei veicoli automatizzati e le sfide di costi
La smart road iperconnessa? Presto anche in Sicilia sarà realtà: Anas sta infatti completando i lavori per installare sensori e telecamere che in tempo reale permetteranno di avere informazioni complete sul traffico, sulla sicurezza, sui lavori in corso lungo l’autostrada A19. Ma le smart road e i veicoli automatizzati che iniziamo a vedere sulle nostre strade seppur a un livello ancora non completamente autonomo, permetteranno di fare molto altro. Se ne è parlato all’Università nella giornata di presentazione dei risultati del progetto “SmartRoDrive”. Finanziato dal ministero della Ricerca nell’ambito
dei Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin 2022), si basa sul presupposto che l’introduzione dei veicoli connessi e automatici (Cav) trasformi radicalmente l’approccio alla sicurezza stradale, oggi basato sull’interazione tra conducenti umani, infrastrutture e veicoli non automatizzati. Siamo in una fase di transizione, con veicoli con diversi livelli di automazione (da L0, ovvero le classiche auto “di una volta” a L5, come i taxi di Weimo a San Francisco) e i loro conducenti che condividono la stessa rete stradale, rendendo cruciale comprendere oggi quale sia lo stato dell’arte. E i risultati sono incoraggianti: «Abbiamo misurato con i nostri sensori e i nostri test su strade extraurbane che a pari condizioni di luce o strada bagnata i veicoli automatizzati riescono a vedere meglio i segnali», spiega il Principal investigator del progetto, il professore Salvatore Damiano Cafiso, ordinario di Trasporti a Unict. Con lui anche la professoressa Giuseppina Pappalardo, dello stesso dipartimento di Ingegneria di Unict, ma anche Alfonso Montella dell’Università di Napoli Federico II. Nell’ambito del progetto l’ateneo partenopeo ha svolto un’analisi del comportamento umano in presenza di veicoli automatici e «il comportamento umano è di una maggiore sicurezza», spiega il docente. Le auto oggi sul mercato, con assistenza alla guida di livello 2 (frenata automatica, segnalatore di superamento corsia, sensore angolo cieco, mantenimento automatico della corsia ecc…) permettono già di mantenere distanze di sicurezza maggiori anche agli umani che semplicemente «imitano» il comportamento di guida.
La giornata è proseguita con una tavola rotonda. Ospiti Cino Bifulco, docente di trasporti all’Università di Napoli Federico II e responsabile Spoke 7 di Most, il Centro nazionale per la Mobilità sostenibile, Nicola Montesano direttore regionale dell’Anas in Sicilia, Alessandro Musmeci responsabile dell’area tecnica di Aiscat, Stefano Alois manager di ricerca e sviluppo dell’azienda etnea Sielte, e Vincenzo Passanisi, direttore dei Sistemi informativi del Comune di Catania. Come spiegato da Bifulco, la guida autonoma e le infrastrutture erano già previste in Italia dal decreto ministeriale 70 del 2018. Ma c’è un problema: «Il mercato ha sempre più spostato i sensori sulle auto, aumentandone il costo», spiega il docente. Un problema soprattutto al Sud dove, come ricordato da Cafiso, il parco auto è vecchio «in media di oltre 10 anni». La soluzione? Rendere le strade sempre più smart con i veicoli che si interfacciano. Anche quelle urbane, come spiegato da Passanisi: «Il Comune ha vari progetti per aggiungere queste tecnologie e renderle disponibili in modo centralizzato non solo al Comune ma anche per le altre istituzioni», ha spiegato. A metterle in opera aziende come Sielte che, spiega Alois, si stanno «sempre più specializzando in un settore in crescita». Il problema? La continuità: i finanziamenti da fondi Ue, Pnrr, ministeriali e non solo, sono lper l’installazione delle tecnologie, non per il mantenimento. Somme che Anas e Aiscat - che raggruppa i gestori autostradali - hanno da anni nei bilanci, anche perché i sensori permettono già oggi di far fronte alle criticità prima che diventino rischi. «Da questo punto di vista - spiega Passanisi - nei progetti è ormai richiesto la previsione di manutenzione per cinque anni». Ma avere smart road funzionanti in ambiente urbano è la sfida del futuro.