la protesta
Sos marineria: "Uscire in mare è una perdita". Pescatori pronti a bloccare il porto
Il caro carburante mette in ginocchio la flotta: si va verso il fermo totale
Prosegue lo stato di agitazione della marineria di Sciacca, sempre più schiacciata da costi insostenibili e da un quadro economico che mette a rischio la continuità del comparto. Ieri mattina al porto si è svolto un nuovo vertice tra armatori, pescatori e rappresentanti delle cooperative per valutare ulteriori forme di protesta e decidere se arrivare a un fermo totale delle attività.
L’ennesimo aumento del prezzo del gasolio ad uso pesca, cresciuto del 50% nelle ultime settimane a causa delle tensioni internazionali e della guerra in Medio Oriente, ha reso le uscite in mare praticamente antieconomiche. Per molte imbarcazioni ogni battuta si traduce in una perdita, aggravando una crisi che dura da anni.
La situazione non riguarda solo Sciacca ma l’intera marineria provinciale e regionale, dove gli operatori denunciano da tempo un mix di fattori che rende il settore sempre più fragile: costi del carburante fuori controllo, normative europee sempre più restrittive, riduzione delle giornate di pesca, infrastrutture portuali insufficienti e un mercato del pescato che non garantisce più margini adeguati.
A questo si aggiunge la difficoltà di attrarre giovani in un mestiere duro, incerto e poco remunerativo, con il rischio concreto di un progressivo svuotamento del comparto.
Durante l’incontro di oggi, pescatori e armatori hanno ribadito la necessità di interventi immediati: agevolazioni fiscali per compensare l’impennata dei costi, ristori economici straordinari e misure strutturali che permettano alla pesca mediterranea di restare competitiva. Senza risposte rapide, la marineria saccense teme di dover fermare del tutto le attività, con conseguenze pesantissime per l’economia locale e per l’intera filiera, dalla vendita all’ingrosso alla ristorazione.