L'approfondimento
Il bidello sporcaccione del Catanese: ecco cosa è il deepnude e come l'Intelligenza Artificiale sta cambiando anche il codice penale
Nei dispositivi del collaboratore scolastico anche scatti di zooerastia: sesso fra uomo e animale
Fotografava le alunne della scuola media del Catanese dove lavorava e poi, attraverso l'Intelligenza artificiale le denudava. Le immagini poi finivano nel mondo infinito del web. E forse anche del darkweb.
Le studentesse erano diventate vittime inconsapevoli di un numero incalcolabile di cyber-sporcaccioni grazie alle forniture del collaboratore scolastico cinquantottenne che ora è finito agli arresti domiciliari.
Un’indagine delicata è quella che è stata condotta dalla polizia postale di Catania che ha potuto “liberare” l’istituto scolastico della provincia etnea della presenza di quest’uomo senza scrupoli. Le foto delle ragazzine sono arrivate fin dall’altra parte dell’oceano. Infatti la segnalazione è stata fatta dall’organizzazione non governativa National Centre for Missing Exploited Children (Ncmec) al Centro Nazionale di Contrasto della Pedopornografia On-line (Cncpo) del Servizio Polizia Postale di Roma. L’ente, che monitora i portali e le piattaforme di ricerca più importanti di internet, ha fra le sue mission quello di fermare la diffusione di materiale pedopornografico nell’insidioso mare magnum di internet.
La segnalazione da Roma è arrivata a Catania dove è cominciata l’inchiesta coordinata dal pool di pm che si occupano dei reati contro le fasce deboli. Gli agenti della polizia postale sono andati fino a casa dell’uomo: hanno scoperto una collezione di immagini da far accapponare la pelle. In uno dei dispositivi informatici c’erano immagini e video pedopornografici anche con vittime in età infantile o con scene di zooerastia (rapporti sessuali fra uomo e animale), che hanno fatto scattare l’arresto in flagranza di reato che è stato poi convalidato dal gip di Catania. I poliziotti della Postale hanno trovato gli scatti delle ragazze della scuola che sono state svestite - il fenomeno criminale si chiama deepnude - attraverso tecnologie di Intelligenza Artificiale. Poi i loro corpi venivano avvicinati all’immagine dell’indagato. I programmi sono stati trovati nelle memorie dei dispositivi informatici che sono stati sequestrati.
La legge sull’Intelligenza Artificiale, approvata definitivamente il 17 settembre 2025 e entrata in vigore il 10 ottobre scorso, ha introdotto l’articolo 612-quater del codice penale che disciplina il reato di «illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale». La norma dispone una pena per la pubblicazione, la cessione e la diffusione di «immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità» quando la condivisione dell’immagine ricreata con l’Ia cagiona un danno ingiusto alla persona offesa e anche quando il contenuto viene diffuso senza il consenso di questa. Il reato è punito con la reclusione da uno a cinque anni ed è procedibile a querela della persona offesa, «tranne nel caso in cui il fatto sia connesso con altro delitto ovvero sia commesso nei confronti di persona incapace per età o per infermità, o di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate». Per questi casi si procede d’ufficio. Come è stato per il bidello (sporcaccione) catanese finito in manette.