Calatabiano
Scavi clandestini sulla collina
L'associazione “Trinacria” lancia l'allarme: tombaroli in azione tra i ruderi della chiesa normanna di San Giorgio: «Così si distrugge il contesto storico e la nostra identità»
Sulla collina del Castello c’è una ferita inferta dalla mano dell’uomo. Stavolta non è il tempo a sgretolare le pietre della storica chiesetta normanna di San Giorgio, ma l’azione barbara di ignoti che hanno effettuato scavi clandestini tra i ruderi del sito. L’allarme, lanciato dall’associazione culturale “Trinacria” e dal suo presidente, Gaetano Tradito, non è solo una denuncia formale alla Soprintendenza e ai carabinieri, ma un grido d’aiuto per evitare che la storia millenaria di questo luogo si disperda per sempre.
Durante i consueti lavori di pulizia dalle erbe infestanti, i volontari di Trinacria e dell’Associazione “Il Nespolo”, col suo presidente Franco La Spina, si sono trovati di fronte a uno scenario desolante: un’apertura forzata nel muro meridionale e cumuli di terra rimossi. Le immagini parlano chiaro: qualcuno ha scavato alla ricerca di reperti da asportare. Fra le tracce lasciate dai “tombaroli”, sono stati rinvenuti un mattone isolato in una nicchia e grossi chiodi in ferro battuto. Chiodi che, secondo Tradito, non sono semplici rottami. Potrebbero provenire dalle capriate lignee del tetto originale, dai portoni o da antiche sepolture collocate sotto il pavimento della chiesa.
«Il crimine - nota Tradito - non risiede solo nel furto di oggetti, ma nella distruzione del "contesto". Scavare senza metodo scientifico, magari guidati dal segnale di un metal detector alla ricerca di monete, significa strappare le pagine di un libro prima ancora di averle lette. Ogni centimetro di terra rimosso abusivamente cancella informazioni preziose rendendo impossibile per gli archeologi ricostruire la verità storica».
«La storia di San Giorgio - afferma il parroco don Salvatore Sinitò - è legata a doppio filo all'identità di Calatabiano. È documentato che nel 1731 la chiesa ospitava contemporaneamente i simulacri dei compatroni San Giorgio e San Filippo». Eppure, nonostante le richieste di consolidamento e di scavi regolari avanzate sin dal 2019, il silenzio delle istituzioni ha lasciato campo libero al degrado e, oggi, ai criminali del patrimonio.
L’invito rivolto alla Soprintendenza di Catania e alle forze dell’ordine è chiaro: non si può più attendere. Occorre un presidio, un intervento di messa in sicurezza e, finalmente, una campagna di scavo che restituisca dignità al sito. Proteggere San Giorgio significa proteggere le radici di una comunità che non vuole restare a guardare mentre il proprio passato viene preso a picconate.