16 marzo 2026 - Aggiornato alle 11:00
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Palermo: l’inchiesta che scuote la regione

Iacolino contro il sequestro dei soldi e dei telefoni: le contromosse dei legali del super manager caduto nella polvere

Tra accuse di concorso esterno alla mafia e corruzione, l'ex dg del policlinico di Messina si avvale della facoltà di non rispondere e suoi legali preparano i ricorsi. Interrogatori preventivi degli altri indagati fissati per il 20 marzo

16 Marzo 2026, 08:30

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Iacolino contro il sequestro dei soldi e dei telefoni: le contromosse dei legali del super manager caduto nella polvere

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Sarà una settimana “calda” per l’inchiesta che ha gettato molte ombre sui palazzi della burocrazia della Regione Siciliana. I legali di Salvatore Iacolino, il “vate” della sanità, stanno preparando il ricorso per chiedere la revoca del sequestro dei cellulari e dei soldi in contanti (90.000 euro) trovati durante le perquisizioni ordinate dalla procura di Palermo. «Il ricorso non lo abbiamo ancora depositato - ha detto ieri a La Sicilia, l’avvocato Giuseppe di Peri - ma è questione di ore». I tempi tecnici infatti sono ancora aperti. Dieci giorni in tutto.

Iacolino, ex Dg del Policlinico di Messina, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere venerdì scorso. «Una scelta concordata con i difensori - commenta di Peri - poiché non abbiamo ancora avuto modo di analizzare il fascicolo. Leggiamo stralci di intercettazioni sui giornali ma le assicuro che noi nelle mani non abbiamo nulla. Non sappiamo infatti quali siano gli incontri al centro delle contestazioni. Una volta che avremo consultato gli atti chiederemo di essere sentiti dai pm».

Le accuse fanno riferimento all’epoca in cui Iacolino ricopriva il dirigente generale della Pianificazione Strategica dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana. Poltrona occupata fino a pochi giorni fa. I reati contestati sono pesanti: concorso esterno alla mafia e corruzione. Il burocrate avrebbe “sponsorizzato” le imprese riconducibili al compaesano Carmelo Vetro (condannato per essere esponente della mafia di Favara, nell’Agrigentino) e di averlo introdotto a personaggi di rilievo della amministrazione regionale e della politica come la vicepresidente dell’antimafia regionale Bernadette Grasso, il capo della protezione civile Salvatore Cocina e manager delle Asp siciliane. In cambio l’ex europarlamentare avrebbe avuto finanziamenti per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine.

Iacolino, come ha detto in un’intervista a La Repubblica e lo ha ribadito tramite i propri legali, giura però di aver saputo della condanna per mafia del boss favarese solo quando gli hanno notificato il decreto di perquisizione martedì scorso. A riprova della sua «ignoranza» il fatto di aver incontrato Vetro in un bar nella zona centrale di Favara.

Sullo strapotere di Iacolino alla sanità comunque avevano avuto qualcosa da dire i Fratelli di Italia già durante le interlocuzioni per il rimpasto della Giunta. Fatto ribadito dal commissario meloniano Luca Sbardella, che ha anche voluto fare una netta distinzione: «Iacolino non lo considero un esponente del governo Schifani, lo considero un dirigente della Regione». Quasi un assist di pieno sostegno al governatore siciliano, dopo che le opposizioni ne hanno chiesto le dimissioni.

Ma torniamo al fronte giudiziario. L’avvocato Ninni Reina, difensore del dirigente regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi, sta preparando il ricorso al Riesame per chiedere la scarcerazione. Sono previsti, invece, per il 20 marzo gli interrogatori preventivi davanti al gip di Palermo degli altri indagati, fra cui l’imprenditore barcellonese Giovanni Aveni, su cui pende la richiesta di misura cautelare dei pm guidati dal procuratore Maurizio de Lucia.