il paradosso
Il “giallo” biblioteca: fondi pronti, porte sbarrate
A San Giovanna La Punta resta chiusa da oltre 10 anni nonostante 300mila euro stanziati per la ristrutturazione: silenzio dell'Amministrazione e protesta del comitato civico
Che fine ha fatto la biblioteca comunale di San Giovanni La Punta? È questa la domanda che, come un eco insistente, rimbalza da anni tra le strade del territorio comunale. Una domanda che, nonostante il passare del tempo, continua a restare chiusa in un cassetto, priva di una risposta ufficiale. Un tempo cuore pulsante della cultura locale nei locali di via Aurora, la biblioteca era un punto di riferimento fondamentale per il suo ricco patrimonio librario. Dopo un primo trasferimento in via Zara, il servizio è letteralmente “evaporato” dalla vita quotidiana dei cittadini. Il risultato? Da oltre dieci anni, una comunità di oltre 25mila abitanti è priva di un presidio bibliotecario.
Il paradosso della vicenda risiede in un dato concreto: i soldi c’erano (e ci sono). Nel 2022, il Comune puntese ha ottenuto un finanziamento complessivo di oltre 300mila euro attraverso il Gal Etna Sud. L’obiettivo era chiaro: ristrutturare l’ex plesso scolastico di via Roma per trasformarlo nella nuova casa della cultura. La struttura che si trova proprio dietro al municipio. Nello specifico, i fondi sono stati ripartiti in 220mila euro per la ristrutturazione e 100mila euro per gli impianti tecnologici e il completamento. Nonostante le risorse stanziate e l’individuazione della sede, la porta di via Roma resta sbarrata. Nessun comunicato, nessuna data di inaugurazione, nessun chiarimento sui motivi del ritardo. Un silenzio amministrativo che appare sempre più ingiustificato.
Sulla questione è intervenuto duramente Patrick Battipaglia, portavoce del Comitato civico “San Giovanni La Punta Migliore” e coordinatore regionale del Partito Animalista Italiano. «E’ un fatto gravissimo - spiega Battipaglia - che penalizza i cittadini puntesi. Chiediamo al sindaco notizie certe sull’apertura. La mancanza di una biblioteca non è solo un "disguido logistico", ma una ferita al tessuto sociale. In un’epoca in cui si parla di rigenerazione urbana e investimenti nel futuro, tenere chiuso un luogo simbolo del sapere appare come una scelta che relega la cultura a un ruolo marginale».