Riqualificazione
L'ex Camera agrumaria nell'abbandono: "Si faccia un museo"
Il palazzetto giallo riemerge tra viale Europa e via Don Blasco: testimone dei fasti agrumari messinesi, con archivi 1908-1950 trasferiti a Riposto, ora candidato a polo museale grazie a una proposta civica che coinvolge i residenti
Un palazzetto giallo emerso dall’anonimato all’apertura della bretella di innesto del viale Europa con la nuova via Don Blasco.
Chiusa dal 1950, la ex Camera agrumaria di Messina per molti ormai non è che un vaghissimo e sbiadito ricordo.
Eppure ancora racconta i fasti di una Messina che non c’è più, la storia di una città che, a cavallo del terremoto del 1908, era capace di attrarre gli investimenti di un’alta borghesia, anche straniera, che del commercio degli agrumi e dell’estrazione delle essenze aveva fatto la sua principale fonte di ricchezza.
Oggi però c’è chi, nel solco della progettualità già pensata per l’area della ex Sanderson, quel pezzo di storia punta a recuperarlo e a farne un polo museale, magari riportando alla sua collocazione originaria il vasto patrimonio archivistico che, fino alla chiusura, in quei locali era conservato.
17 buste con estremi cronologici dal 1908 al 1950, attualmente conservati tra i plichi dell’Archivio di Stato, oggi anch’esso trasferito, tra mille rimostranze, a Riposto.
“La Camera agrumaria - spiega Ivan Tornesi del Laboratorio civico Progettiamo Messina, che sta lavorando su una proposta per diversi spazi pubblici presenti su tutto il territorio che va dal centro città fino a Giampilieri - è un tesoro storico sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo valorizza. L’immobile rappresenta il simbolo di un passato produttivo della città che oggi non esiste più, un punto nevralgico in cui confluivano oltre cento industrie ed opifici della lavorazione e della trasformazione degli agrumi. L’idea - prosegue Tornesi - è quella di avviare un percorso di coinvolgimento della cittadinanza, partendo dai residenti della zona, per elaborare una proposta di rigenerazione di quello spazio, che potrebbe divenire anche un museo”.