L’inchiesta a Palermo
Appalti e veleni, lo “sconto” sui test ambientali: «Fanne solo due. Te lo giuro, non li contestano»
Nelle carte sull’accordo corruttivo fra il boss Vetro e i burocrati della Regione i trucchetti per scansare le analisi richieste al porto di Balestrate. Il direttore tecnico: «Fanne solo due. Te lo giuro, non li contestano»
«Fai solo due caratterizzazioni semplici, non attenerti a tutto quello che è previsto nel Decreto Ministeriale». Il suggerimento di aggirare le norme ambientali arriva direttamente da un funzionario pubblico. Calcedonio Scianna, direttore tecnico degli appalti per il porto di Scicli-Donnalucata e del porto di Balestrate, suggerisce il “trucco” a Carmelo Vetro, il boss favarese che andando in giro con il suo cellulare - diventato una microspia grazie al trojan inoculato dalla polizia giudiziaria su input della Dda di Palermo - nei palazzi della Regione ha “trascinato” nei guai giudiziari il dirigente alle Infrastrutture Giancarlo Teresi e pure il burocrate della sanità Salvatore Iacolino. Vetro e Teresi condividono attualmente lo stesso destino giudiziario: la misura in carcere firmata dal gip di Palermo che ha accolto la richiesta dei pm guidati dal procuratore Maurizio de Lucia.
Scianna, secondo gli atti investigativi che La Sicilia ha potuto consultare, avrebbe operato come «subalterno» di Teresi. Sarebbe stato un suo uomo di «fiducia e complice». Scianna, non indagato va detto, diventa pure il referente diretto di Giovanni Aveni, l’imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto finito al centro delle indagini, e dello stesso Vetro. Infatti il boss favarese telefona a Scianna quando il geometra della ditta che doveva occuparsi dei lavori di dragaggio nel porto di Balestrate gli spiega che l’Autorità Portuale di Palermo vuole alcuni controlli prima che si proceda a operare. È il 25 marzo 2025 quando Vetro riceve la chiamata di Giovanni Di Vita della Ing Due srl (che è la società che si è aggiudicata l’appalto a Balestrate): prima di palesare il problema il geometra chiarisce che il suo nome gli è stato fornito proprio da Scianna. E così Vetro si mette subito sull’attenti e ascolta la richiesta: l’autorità portuale chiede le analisi di caratterizzazione ambientale consistenti nel prelievo di nove campioni più le analisi eco-tossicologiche del sedimento così come previsto dal Decreto Ministeriale 173. I due si danno appuntamento per l’indomani. E assieme chiamano Scianna «rappresentando la complessità delle analisi da effettuare». Ed è qui che il funzionario pubblico consiglia di violare le norme e suggerisce «di fare solamente un paio di caratterizzazioni semplici e non attenersi a quanto previsto nel Decreto Ministeriale». Non considerando tutti gli effetti “ambientali” del consiglio dato. Vetro però è preoccupato delle possibili conseguenze del trucchetto. Ma Scianna lo tranquillizza: «Te lo giuro che non le contestano». Passano alcune ore e il massone favarese chiama il direttore tecnico dicendo che per ottenere i risultati servono almeno dieci giorni.
Un lasso di tempo che poteva in qualche modo cambiare la regia degli appalti. Vetro infatti chiede a Scianna di valutare di cominciare allora a Scicli, un altro appalto dove c’è la manina del boss agrigentino. Un’inversione di rotta che trova l’adesione del funzionario regionale che però deve prima discuterne con Teresi. Ma davvero un boss scarcerato può permettersi anche solo di suggerire il cronoprogramma di appalti regionali? A quanto pare sì.