17 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:28
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il processo a Caltanissetta

La trattativa di Montante per evitare di finire in cella

Appello bis a Caltanissetta: possibile concordato potrebbe tenere Antonello Montante fuori dal carcere, ma i mancati risarcimenti, le offerte simboliche alle parti civili e i tronconi processuali ancora aperti mantengono il caso in bilico

17 Marzo 2026, 06:13

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La trattativa di Montante per evitare di finire in cella

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Un concordato della condanna all’appello bis potrebbe far calare – seppur momentaneamente – il silenzio processuale su Antonello Montante l’ex leader degli industriali siciliani. E se i pronostici di cui si chiacchiera da diversi giorni tra i corridoi di palazzo di giustizia in via Libertà dovessero essere azzeccati c’è un dato incontrovertibile: schiverà il carcere. In parole povere non supererà i tornelli di Opera, la struttura detentiva di Milano a 5 stelle dove si è recato il 9 settembre dello scorso anno per poi uscire due settimane dopo perché la Cassazione aveva accolto il ricorso presentato dal suo già difensore Giuseppe Panepinto. Ma non bisogna cantare vittoria perché se da una parte il difensore fa leva sulle attenuanti generiche per uno sconto di pena congruo, dall’altro c’è l’incognita dei mancati risarcimenti danni che potrebbero diventare un ostacolo all’eventuale affidamento ai servizi sociali.

Montante in appello era stato condannato a 8 anni di reclusione e alla luce della condanna definitiva per corruzione e accesso abusivo al sistema informatico fino al 2014 (lo ricordiamo è caduto il reato di associazione a delinquere) avrebbe dovuto scontare una pena a 5 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Almeno questo era stato il calcolo iniziale della procura generale di Caltanissetta subito dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di Cassazione del 30 ottobre del 2024. Con l’ordine di carcerazione Montante si recò in carcere ma due cavilli – discussi dinnanzi agli ermellini - lo hanno rimesso in libertà. Domani, invece, è il giorno del giudizio che dovrebbe essere definitivo per il primo troncone processuale dopo il blitz «Double face» condotto nel maggio del 2018 perchè è stata fissata l’udienza dell’appello bis dinnanzi alla seconda sezione. Sul banco degli imputati con lui ci saranno anche l’ex capo della security di Confindustria Diego Di Simone Perricone e il sostituto commissario Marco De Angelis (per i quali dopo la Cassazione non c’è mai stato il rischio della detenzione carceraria). Tra le tante mosse del difensore Boris Pastorello c’è quella di concordare la pena. A meno di quattro anni per evitare che il suo assistito ritorni nelle patrie galere. Per preparare il terreno al concordato il legale ha trascorso le festività di Natale a contattare i colleghi che si sono costituiti parte civile al processo nel tentativo di trovare un accordo economico per i risarcimenti. In parte questa mossa è ben riuscita offrendo somme tra 100 e 200 euro mensili, previa la rinuncia al diritto alla solidarietà. In parole povere hanno rinunciato a riscuotere l’intera somma di risarcimento stabilita nei tre gradi di giudizio dalla stessa persona.

Ma questa mossa non è andata a buon fine per tutte le parti civili che sono state ammesse in giudizio. E c’è già chi si è mosso per evidenziare questa discrasia. Rotocalchi giudiziari a parte bisogna aspettare l’udienza di domani, del sigilli che la corte d’appello di Caltanissetta metterà per sapere qual è la condanna definitiva per l’ex leader degli industriali nel primo capitolo giudiziario dopo l’indagine a suo carico e sui componenti del «cerchio magico» che «ruotavano attorno all’ape regina» pur «non avendo collegamenti tra loro», così ha scritto la Cassazione. Non è stato ancora saldato invece il conto relativo alle intercettazioni e alle consulenze che la procura ha effettuato: 2 milioni di euro.

Capitolo chiuso per il primo processo, un altro invece è in itinere sempre a Caltanissetta dinnanzi al collegio con un elenco di imputati che è stato quasi dimezzato: da 30 ora sono 17. Tra loro c’è anche Montante ed è anche accusato di associazione a delinquere. Reato che è stato prescritto per l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta e gli imprenditori di Gela Rosario Amarù e Carmelo Turco. Dopo sette anni dall’avvio del dibattimento e con l’unificazione del secondo troncone investigativo solo di recente la procura nissena ha rinunciato ai propri testi. Un taglio ai testimoni è stato dato anche dai difensori di parti civili e imputati. Per questo processo Montante attraverso il suo difensore ha comunicato che si sottoporrà ad esame. Per la conclusione del processo, però, i tempi sono lunghi e non è escluso che la sentenza di primo grado possa arrivare all’inizio del prossimo anno. Nel frattempo la falce della prescrizione continuerà a tagliare l’elenco degli imputati. Per buona pace di tutti. Parti civili comprese.