Il caso
Paziente morta al Policlinico di Catania per una infezione post-operatoria, il tribunale dispone risarcimento da 1,3 milioni per i familiari
La donna è deceduta, dopo 40 giorni di lucida agonia, per sepsi ed emorragie seguite a un'ureterolitotrissia eseguita nonostante un'infezione urinari
Un risarcimento complessivo di oltre 1,3 milioni di euro è stato riconosciuto dal Tribunale di Catania ai familiari di una paziente deceduta nel 2015 a seguito di gravi complicanze insorte dopo un intervento urologico eseguito presso l’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico “G. Rodolico – San Marco”.
La sentenza, depositata il 9 marzo 2026 dalla Quinta Sezione Civile, ha accertato la responsabilità sanitaria della struttura ospedaliera accogliendo la domanda proposta dagli eredi della donna, assistiti dall’avvocato Manfredi Zammataro, segretario regionale del Centro per i diritti del cittadino di Codici Sicilia.
Secondo quanto emerso nel corso del giudizio e confermato dalla consulenza tecnica d’ufficio, la paziente venne sottoposta a un intervento di ureterolitotrissia nonostante gli esami pre-operatori evidenziassero la presenza di una infezione urinaria in atto. Una condizione che, secondo i consulenti nominati dal Tribunale, avrebbe dovuto indurre i sanitari a rinviare la procedura fino alla completa risoluzione dell’infezione.
Dopo l’intervento la situazione clinica precipitò rapidamente: l’infezione si aggravò fino a provocare un grave quadro settico, complicato da eventi emorragici, che condusse al decesso della paziente alcune settimane dopo l’operazione.
Il Tribunale quindi accogliendo la richiesta del legale degli eredi, ha riconosciuto il risarcimento per la perdita del rapporto parentale in favore dei familiari, oltre al danno terminale per i quaranta giorni di lucida agonia vissuti dalla vittima prima della morte.
«Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento di responsabilità sanitaria – commenta Zammataro – e restituisce giustizia ai familiari della vittima. È fondamentale che le strutture sanitarie rispettino rigorosamente le linee guida e valutino con attenzione le condizioni cliniche dei pazienti prima di procedere con interventi chirurgici».
Il caso si inserisce nell'ampio contenzioso nazionale in materia di responsabilità sanitaria e richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione delle infezioni e del rispetto delle buone pratiche mediche nella gestione dei pazienti.