il report
Nell'isola c'è il rischio di rimanere senza assistenza sanitaria: 820 medici di base in pensione entro il 2028, allarme per le aree interne
La Sicilia rischia vuoti assistenziali nelle aree interne, ma il +79% di candidati alla formazione può colmare il gap se si attivano incentivi e borse mirate
Entro il 2028, la Sicilia potrebbe trovarsi di fronte a una vera emergenza sanitaria: 820 medici di Medicina generale raggiungeranno i 70 anni, l'età del pensionamento obbligatorio. Questo scenario preoccupante emerge dal report della Fondazione Gimbe, che fotografa una situazione attuale ancora sotto controllo ma con segnali di allarme evidenti.
Al 1 gennaio 2025, ogni medico di base in Sicilia ha in carico mediamente 1.177 assistiti, un numero inferiore alla media nazionale di 1.383 e perfettamente in linea con lo standard ottimale di un medico ogni 1.200 pazienti. Negli ultimi anni, però, il calo è stato significativo: tra il 2019 e il 2024, i medici attivi sull'isola si sono ridotti del 14,7%, un dato che rispecchia fedelmente il -14,1% registrato a livello italiano. Nonostante questo, c'è un barlume di speranza nel boom di interesse per la formazione specialistica: nel 2025, i candidati al concorso nazionale per il Corso di Medicina generale in Sicilia sono stati 149 in più rispetto alle borse disponibili, con un +79% che supera di gran lunga la media nazionale del +26%.
Un futuro a rischio senza interventi mirati La stima Gimbe non lascia spazio a ottimismo ingenuo. Con 820 pensionamenti all'orizzonte, la Regione Siciliana deve correre ai ripari per evitare vuoti assistenziali, soprattutto nelle aree interne e rurali come l'entroterra ennese o le Madonie, dove già oggi le liste d'attesa rappresentano un problema cronico. L'Assessorato alla Salute potrebbe puntare su incentivi fiscali per i giovani medici under 40 disposti a servire zone disagiate, potenziando al contempo le convenzioni con le università di Palermo e Catania per aumentare le borse di studio. Solo così si potrà bilanciare il carico e prevenire un deficit che, dal 2027, rischierebbe di mandare in tilt il sistema.
La buona notizia dei tanti candidati al corso di formazione specifica è un'opportunità da cogliere al volo, ma serve una programmazione seria per distribuirli equamente sul territorio. I cittadini siciliani, già alle prese con una sanità sotto pressione, meritano continuità assistenziale: sindaci e associazioni di categoria stanno già chiedendo un piano regionale concreto, con monitoraggio costante per non ripetere gli errori del passato. Resta da vedere se Palermo risponderà con la dovuta urgenza a questo monito della Gimbe.