Diocesi
Tre anni a Noto: mons. Salvatore Rumeo, la chiesa torna alle origini tra misericordia e speranza
A tre anni dalla nomina, mons. Salvatore Rumeo racconta come la consacrazione episcopale ha segnato il suo ministero: la chiamata a «ritornare» alle origini, il rilancio degli oratori, i nuovi progetti Caritas e la ricostruzione della cattedrale come scrigno di bellezza.
A tre anni dall'ingresso in Diocesi, il vescovo di Noto mons. Salvatore Rumeo prosegue nel lavoro di guida spirituale e non solo. Qual è stato il momento più significativo?
«Nel cuore ne custodisco particolarmente due: la messa del 18 marzo 2023 in occasione della Consacrazione Episcopale e tutti quei momenti di vita feriale in cui incontro le comunità parrocchiali».
Più volte ha chiesto alla Chiesa e alla comunità di tornare a essere fari illuminanti nella vita di tutti i giorni.
«La Chiesa di Cristo vuol essere riconosciuta come la Casa della misericordia che, nel dialogo tra la debolezza degli uomini e la pazienza di Dio, accoglie, accompagna e aiuta a trovare la buona notizia. Offriamo speranza, guarigione e una nuova possibilità di rinascita, specialmente a chi si sente emarginato o ferito. Sogniamo una Chiesa dinamica, inclusiva, profetica e orientata verso gli altri».
«Ritornare» è una parola che ripete spesso.
«Torniamo alle origini. Non ci sono altre vie. La contemplazione della Chiesa delle origini condurrà le nostre comunità cristiane a progettare il cammino pastorale necessario per l'edificazione della Chiesa nel nostro territorio, capace di accogliere il Vangelo, disposta a non smettere di presentare una visione alta della vita dell'uomo e che sappia affascinare con la proposta di una vita umana dignitosa, bella, gioiosa e appassionata».
L'approccio con i giovani come procede?
«Custodiamoli nel cuore i giovani e i ragazzi. Lavoriamo con loro e per loro. Le nuove generazioni sono un “mistero” perché si presentano continuamente sorprendenti nelle loro ricchezze e nei loro limiti; sono un “mistero” perché portano dentro le memorie dei tempi passati accanto alle novità di quello presente. Apriamo nuovamente gli oratori».
Come ha vissuto la morte di Papa Francesco e il passaggio al nuovo Papa?
«Ci siamo lasciati sorprendere dalla sua normalità, dalla ferialità del suo ministero apostolico, dal modo con cui è riuscito ad entrare nel cuore di tutti. Il 27 gennaio 2024 ho avuto la grazia di incontrarlo. Ho avvertito in un attimo il senso della piccolezza perché mi trovavo, senza alcun merito, dinanzi al Successore di Pietro. Ho già incontrato Papa Leone XIV insieme con altri vescovi ma ho grande desiderio di avvicinarlo personalmente».
Capitolo Caritas, tante novità con il suo ingresso in Diocesi.
«Con la nuova Progettazione Diocesana stiamo mettendo al centro tutte le forme di povertà. Desideriamo che in ogni parrocchia continui l'esperienza delle “sentinelle” che segnalino con discrezione i casi da affrontare. Si sta riqualificando l'Osservatorio delle povertà, stiamo intensificando la presenza dei “cantieri educativi” e dei nostri volontari al porto di Pozzallo. Nella Casa dedicata a Papa Francesco già abbiamo accolto diverse persone».
Nei giorni scorsi c'è stato il 30mo anniversario del crollo della Cattedrale.
«Ero a Caltanissetta e appresi del crollo dai TG. Mai avrei pensato che un giorno sarebbe divenuta la mia casa. Lunghi anni di pazienza certosina nella fase della faticosa ricostruzione. Lavoreremo in questi anni, con la grazia del Signore, perché la Cattedrale diventi sempre più “scrigno di bellezza”, spazio di evangelizzazione per tutti i visitatori».
Cosa si concederà per festeggiare?
«Celebrerò la santa messa nel carcere di Noto, poi Pozzallo e visita negli ospedali. Con l'aiuto del Signore, voglio continuare a dare una parola di speranza e di pace a chi incontro ogni giorno».