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17 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:47
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indagini

Riesame respinge l'appello: per l'ex dg Caltagirone niente domiciliari, per i giudici mancano prove di favoritismi

Il Riesame non rileva prove su nomine pilotate e appalti truccati a carico del già direttore generale dell'Asp di Siracusa

17 Marzo 2026, 16:43

16:50

Siracusa, il dg dell'Asp Alessandro Mario Caltagirone si autosospende (e anticipa Schifani che sta per revocarlo)

L'ex manager di Siracusa Alessandro Maria Caltagirone

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L'ex manager dell'Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, non finirà ai domiciliari: l'appello della Procura è stato respinto, confermando il no del gip all'arresto. Al centro, un'inchiesta su nomine pilotate e appalti truccati che agitava le acque in Sicilia, ma che per i giudici non regge proprio contro questo manager.

Una gara d'appalto che non convince gli inquirenti

Tutto nasce da una gara per i servizi di ausiliariato all'Asp aretusea. I pm di Palermo accusavano Caltagirone di aver fatto pressioni perché vincesse la Dussmann srl, società legata – secondo loro – a intrecci politici con l'ex governatore Totò Cuffaro e il deputato Saverio Romano. La nomina del manager? Sponsorizzata dagli stessi, dicevano gli inquirenti. Eppure, la Dussmann non si aggiudicò l'appalto. E Caltagirone, prima ancora dell'interrogatorio preventivo, si autosospese dall'incarico, un gesto che parla da solo di chi non vuole ombre.

I legali di Caltagirone, gli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, non nascondono la soddisfazione: "Cade il castello di accuse che ipotizzava un asservimento della funzione pubblica agli interessi privati", dicono. Per loro, l'ordinanza del Riesame restituisce un dirigente "lungi dal partecipare a trame corruttive", con un profilo di "rigorosa neutralità e distacco". E i giudici? Concordano in pieno.

Cosa dicono le carte: riottosità, non favoritismi

Scorrendo le motivazioni del collegio, emerge un quadro cristallino. "Non risulta individuabile un intervento posto in essere (o anche solo promesso) dal direttore generale Caltagirone in favore della Dussmann, idoneo a integrare la condotta di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio", scrivono i magistrati. Anzi, il manager avrebbe reagito con "evidente riottosità" a chiunque toccasse il tema della gara: incontri chiusi in fretta, zero impegni, nessuna disponibilità. Niente asservimento agli interessi privati, né influenza sui commissari, né promesse per il futuro. Per i pm, la richiesta di domiciliari per Caltagirone, Cuffaro e Romano era legittima; il Gip l'accolse solo per l'ex presidente della Regione, ma per altre ragioni, non per questa storia siracusana.

La voce dei difensori: "Verità ristabilita, legalità al primo posto"

"Questa ordinanza ristabilisce la verità dei fatti", ribattono Seminara e Canzoneri con enfasi. Il loro assistito, spiegano, ha sempre mantenuto un comportamento "integerrimo": nessuna pressione ceduta, nessun favoritismo mostrato, ogni interferenza respinta al mittente. Ha operato "nell'esclusivo interesse della legalità e dell'amministrazione sanitaria". In un contesto siciliano dove la sanità è spesso crocevia di scandali – nomine opache, appalti sospetti da Palermo a Catania – questa decisione suona come un monito: non tutto è corruzione.

Sanità siciliana: un sistema sotto esame, ma con spiragli di luce

La vicenda illumina le ombre ricorrenti del settore. Siracusa, con la sua Asp al centro, riflette problemi endemici dell'isola: politici che tessono reti, manager sotto pressione, gare che alimentano dubbi. Eppure, il Riesame dipinge Caltagirone come un'eccezione, un dirigente che ha scelto l'indipendenza. Per la comunità aretusea, è un sollievo misto a interrogativi: quanto trasparente è davvero la governance sanitaria? La Procura potrebbe non mollare – magari un appello in Cassazione – ma per ora prevale la presunzione d'innocenza.