l'arresto
Torna in carcere il netturbino che provava le armi per il clan di Agrigento/Villaseta
Calogero Prinzivalli torna in cella: violate le prescrizioni dei domiciliari
Torna in carcere l’operatore ecologico, Calogero Prinzivalli, di 41 anni, coinvolto nella maxi inchiesta dei carabinieri e della Dda che hanno sgominato le famiglie mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle.
L’agrigentino è accusato di avere ripetutamente violato la misura della detenzione domiciliare a cui era sottoposto.
I carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile lo hanno arrestato in esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dal gip di Palermo.
Al termine della formalità di rito è stato tradotto alla Casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo”.
Prinzivalli è sotto processo - con il rito abbreviato - dinnanzi al gup di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, insieme ad altri 25 soggetti ritenuti in organico o a disposizione dei clan agrigentini.
Il pubblico ministero, nelle scorse settimane, a margine della requisitoria ha avanzato richiesta di condanna a tre anni di carcere.
Il 41enne era finito una prima volta in cella all'alba del 14 gennaio dell’anno scorso nell’ambito della seconda “fase” del blitz.
Uno dei filoni d’indagine ha consentito di ricostruire un consistente possesso e traffico di armi che sarebbe stato utilizzato per attentati e intimidazioni.
Fra gli episodi contestati, Prinzivalli, insieme ad altri tre indagati, ritenuti organici o vicini al clan di Villaseta, avrebbe portato una pistola clandestina calibro 7,65 nelle campagne di Fondacazzo per provarla esplodendo numerosi colpi di pistola all’indirizzo di un cartello stradale usato come bersaglio.