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18 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:58
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Sea Watch, sbarcati a Trapani i 57 naufraghi rimasti a bordo: per il governo sarebbero dovuti arrivare mille km più a Nord

La ong tedesca ha disobbedito al decreto Piantedosi. Ora andrà incontro al fermo amministrativo della nave

18 Marzo 2026, 17:06

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Foto di Sea-Watch / Sophie Schueler

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Sono sbarcati a Trapani i 57 migranti rimasti a bordo della Sea Watch 5, la nave della ong tedesca che nei giorni scorsi aveva soccorso 93 persone da due gommoni in difficoltà nel Canale di Sicilia. Molti naufraghi presentano ustioni da benzina, oltre che sintomi da mal di mare a causa delle onde alte che hanno caratterizzato gli ultimi giorni di navigazione. Nessuno è stato al momento condotto in ospedale. I casi più gravi -  cinque donne e quattro bambini, tutti sudanesierano stati evacuati all'alba del 16 marzo da una motovedetta della Guardia costiera. 

Alla ong era arrivato l'ordine da Roma di portare i migranti fino a Marina di Carrara, oltre mille chilometri più a Nord. Un'indicazione figlia del decreto Piantedosi, ma che si scontra con le condizioni meteomarine e lo stato di salute precario di chi è a bordo da giorni, provato da un viaggio che spesso è contrassegnato da violenze e privazioni. Dopo avere chiesto più volte invano di potere sbarcare nel porto siciliano più vicino, Sea Watch ha deciso di disobbedire e ha fatto rotta verso Trapani. Dopo una mattina ferma in rada, nel primo pomeriggio si sono ultimate le operazioni di sbarco. 

Ieri era stato il Tribunale dei minori di Palermo - a cui la ong aveva presentato un ricorso urgente - a ordinare lo sbarco immediato dei minori a bordo: 20 non accompagnati e tre bambini con le relative famiglie. 

Adesso - come successo in quasi tutti i precedenti in cui gli attivisti delle navi di soccorso umanitario hanno scelto di attraccare nel porto sicuro più vicino, non adeguandosi al decreto Piantedosi - rischiano di andare incontro a sanzioni e al fermo amministrativo della nave. Provvedimenti poi spesso annullati da vari Tribunali, in nome del diritto internazionale. 

Stessa scelta e stesse conseguenze aveva preso anche la ong italiana Mediterranea per due volte nel corso del 2025, rifiutandosi di sbarcare a Genova e Livorno e scegliendo di fare rotta su Porto Empedocle e Trapani